ORATORIO SAN MERCURIO
In origine vi erano tre Oratori ubicati nello stesso cortile e la loro edificazione è strettamente legata ad una leggenda. Si narra che il viceré Giovanni de’ Vega, dalle finestre del Palazzo Reale, assistette per tre notti consecutive ad uno strano fenomeno: una strana luce si originava nella zona deserta, ovvero non abitata, antistante il Palazzo. Dopo alcune ricerche venn
e trovata l’immagine della Vergine dipinta su una roccia. Fu così che il viceré decise nel 1557 di far erigere al di sopra dell’antico antro di San Mercurio, i due Oratori e la Cappella dedicata appunto alla Madonna del Deserto, dove custodire la sacra immagine. Sarà soltanto nel 1572 che il Senato di Palermo concederà l’edificio religioso alla Compagnia della Madonna della Consolazione in San Mercurio. Membri di tale congrega erano alcuni nobili che perseguivano lo scopo di concedere il “bel morire”, ossia una morte dignitosa, ai malati del vicino Ospedale di palazzo Sclafani. Questa missione era correlata ad una sorgente, ubicata nella Cappella, dal quale sgorgava dell’acque ritenuta miracolosa, acqua che in realtà provenivano dal fiume Kemonia. L’Oratorio di San Mercurio verrà ampiamente decorato nel 1678 da un giovane, ma ben formato, Giacomo Serpotta, che interviene per la decorazione a stucco delle sei finestre. Questa può essere considerata la prima opera importante palermitana di questo famoso artista Barocco. Tuttavia il repertorio serpottiano non manca di stupirci con putti che seguono il consueto andamento zig-zagante, che giocano arrampicandosi sulle paraste e che reggono elmi con le piume come mosse dal vento. La zona della controfacciata e del cantoria verranno decorate nel secondo decennio del settecento da Procopio Serpotta, figlio di Giacomo. Gli stucchi dell'arco e del presbiterio di scuola serpottiana, sono, invece databili alla metà del 700. Interamente in maiolica con decoro a disegno unico, realizzato da maestri palermitani.