20/08/2025
Nel 1985, nell’estate di quell’anno, fu necessario un dispositivo speciale per trasferire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme alle loro famiglie, sull’isola dell’Asinara. È difficile immaginare quel momento se pensiamo a quanto fossero già blindati, tra gli uomini più protetti d’Europa in quegli anni. Su quell’isola, scrissero l’architettura del maxiprocesso, utilizzando penna, inchiostro e carta. Fu poi necessario ordinare quel pensiero e quegli atti.
Al centro della sala dedicata al maxiprocesso nel Museo del Presente, è esposta la gigantesca macchina fotocopiatrice originale che riprodusse tutti gli atti: 967.000 pagine più 8.000 di istruttoria. Questa macchina testimonia il valore del lavoro e l’importanza di un percorso che trasformò i mafiosi da esseri invincibili in uomini del disonore, rinchiusi dietro le sbarre della giustizia costituzionale italiana.
All’interno della sala immersiva poi un’intstallazione rappresenta le dimensioni reali del maxiprocesso, intutti i suoi fogli, raccontando il dolore delle stragi e la battaglia civile di Palermo che ha detto no a Cosa Nostra.
Sala Immersiva di Art Media Studio - Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi / Firenze