20/05/2026
✨ 𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗠𝗶𝗻𝗴𝘂𝗰𝗰𝗶.
📜 𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 Società di studi storici per il Montefeltro 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗶𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲.
Per chi non ha potuto partecipare, ecco un dei principali temi affrontati nel corso della serata.
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𝗟𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗹𝗹𝗼𝗹𝗲
📖 La serata dedicata a Francesco e ai 𝗖𝗼𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗕𝗮𝗿𝗯𝗲𝗿𝗶𝗻𝗶 è stata un’occasione di storico, artistico e territoriale. Al centro dell’incontro non c’erano soltanto gli acquerelli del 1626, ma anche il 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗳𝗲𝗹𝘁𝗿𝗼, 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗼, 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗼.
📷 Le immagini del Seicento sono state messe a confronto con storiche e più recenti. Da questo confronto è emerso un dato centrale: 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲. È il risultato di adattamenti, crisi, ricostruzioni, lavoro umano e modificazioni ambientali.
🗺️ Fin dall’introduzione è stato chiarito che l’obiettivo non era una semplice operazione celebrativa o di erudizione, ma un sul territorio “nel senso fisico del termine”: 𝗰𝗶𝘁𝘁à, 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗶, 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗲, 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗲, 𝗳𝗿𝗮𝗻𝗲, 𝗱𝗶𝘀𝘀𝗲𝘀𝘁𝗶, 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼.
🎨 Mingucci è stato presentato come un attentissimo, ma non come un “fotografo” nel senso moderno. Le sue vedute derivano da una conoscenza diretta dei luoghi, ma sono costruite attraverso 𝗮𝗽𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶, 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮, 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗮.
🏰 Nelle sue immagini ricorrono gli 𝗲𝗹𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗶 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶: rocche, rupi, mura, torri, campanili, ponti, fortificazioni e sistemi difensivi. Le vedute non restituiscono sempre una precisione topografica assoluta, ma colgono con forza il dei centri rappresentati.
🖼️ Proprio per questo, durante la serata è emerso più volte il tema della 𝗳𝗲𝗱𝗲𝗹𝘁à 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲. Le vedute non vanno lette come perfettamente oggettive del territorio: alcuni luoghi risultano semplificati, spostati o ricostruiti secondo una 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗮 𝗲 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮.
🔍 Questo aspetto è stato richiamato anche nella discussione sulle 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗮 𝗲 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮, come quella di Sant’Agata Feltria, e nella posizione approssimativa di alcuni borghi minori. Il valore di queste immagini resta comunque fondamentale, proprio perché mostrano il modo in cui il territorio veniva , ordinato e raccontato.
📸 Le fotografie ottocentesche, d esempio quelle di Cassarini, servono come strumenti di . Permettono di osservare monumenti, strade, fiumi, rocche e abitati di restauri, demolizioni o trasformazioni novecentesche.
⛰️ Uno dei temi più ricorrenti è stato quello della del territorio montefeltrano. Frane, , terremoti e smottamenti non sono stati presentati come episodi marginali, ma come elementi che hanno inciso profondamente sulla 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶.
🌲 La discussione ha toccato anche il rapporto tra bosco, e 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼. È stato citato il caso del monte Loggio, che secondo la tradizione sarebbe franato dopo il taglio degli alberi effettuato nel Cinquecento.
🏞️ Le immagini storiche hanno mostrato un diverso da quello attuale: fiumi più puliti perché utilizzati direttamente dalle comunità, versanti coltivati più in alto, sistemi diffusi anche in e una presenza più estesa nel 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗿𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲.
💧 Un altro tema importante è stato il ruolo dell’ . 𝗙𝗶𝘂𝗺𝗶, 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗶, 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗶, 𝗺𝘂𝗹𝗶𝗻𝗶, 𝗮𝗿𝗲𝗲 𝘂𝗺𝗶𝗱𝗲, 𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮𝗴𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝗼𝗿𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗹𝗶 compaiono spesso nelle vedute e nelle descrizioni del territorio.
🌊 L’acqua è stata considerata sia come economica, legata ai mulini, alle coltivazioni e alla lavorazione del guado, sia come elemento di , connesso a frane, ristagni e trasformazioni ambientali. Nel caso di Pennabilli è stata ricordata anche la presenza di zone umide e di flussi sotterranei.
❄️ Nel corso dell’incontro si è parlato anche delle climatiche tra Cinquecento e Seicento: anni senza estate, inverni rigidi, nevicate abbondanti e difficoltà agricole.
🌨️ A queste condizioni si aggiunse la 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗴𝘂𝗮𝗱𝗼, coltura importante per il Montefeltro. Le conseguenze furono economiche, spostamenti stagionali e verso la Maremma.
🏘️ In questo quadro, Pennabilli è stata indicata come un caso in . Mentre molte aree montane attraversavano una fase di crisi demografica tra Seicento e Settecento, Pennabilli crebbe grazie alla presenza della sede e del , che portarono 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲, 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲.
📜 Le trasformazioni sono state quindi collegate non solo alle condizioni ambientali, ma anche alle 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗿𝗲𝗹𝗶𝗴𝗶𝗼𝘀𝗲 𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 presenti nei diversi centri.
🏛️ Diversi interventi hanno evidenziato quanto il Montefeltro sia stato 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 dalle sue . Pievi, castelli, borghi fortificati, strade di crinale, mulini, coltivazioni e sistemi agricoli hanno contribuito a costruire l’identità storica del territorio.
🛤️ Particolare attenzione è stata dedicata allo sviluppo dei e delle forme . Nel caso di Macerata Feltria, è stato illustrato il passaggio da un impianto medievale concentrato attorno al castello a un borgo rinascimentale sviluppato lungo l’asse viario principale.
🏰 Anche è stata descritta come il 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗮𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗲, con borghi sviluppati nel tempo attorno ai nuclei più antichi della Penna e dei Billi.
🧭 Molti esempi hanno mostrato come il territorio 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 delle proprie storiche: antiche strade di crinale, porte urbiche, pievi, sistemi difensivi, inglobate nelle abitazioni e torri trasformate in campanili.
🏚️ Il 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝘃𝗲𝗱𝘂𝘁𝗲 𝘀𝗲𝗶𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝘀𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲 ha permesso di riconoscere permanenze, e modificazioni del territorio nel corso del tempo: edifici scomparsi, fortificazioni trasformate, strade modificate, aree urbane cambiate nel Novecento.
🗺️ Nel dibattito è emersa anche la questione dell’ storica del Montefeltro. È stato ricordato che 𝗶𝗹 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗳𝗲𝗹𝘁𝗿𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 non coincide pienamente con le attuali divisioni amministrative, ma comprende territori oggi distribuiti fra regioni, province e confini diversi.
⛪ , diocesi, castelli, strade e relazioni politiche hanno costruito nel tempo un territoriale comune. Le carte, le vedute e le fotografie presentate durante la serata hanno aiutato a rileggere questa 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶𝘁à 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮.
🔎 L’utilizzo congiunto delle tavole di Mingucci e delle immagini del primo Novecento ha permesso di osservare concretamente come i luoghi siano .
🏔️ In alcuni casi sono ancora gli stessi profili di rupi e fortezze; in altri risultano evidenti , modificazioni della vegetazione, perdita di edifici storici o trasformazioni urbane profonde.
📷 Questo 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗼 è stato uno degli aspetti più significativi della serata: ha permesso di leggere il paesaggio non come una realtà immobile, ma come un insieme di , permanenze e cambiamenti maturati nel corso dei secoli.
𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗨𝗦𝗦𝗦
🌿 La serata si è inserita nel percorso che il MUSSS porta avanti sulla del del come 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗲𝗰𝗰𝗶𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮, 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮. Attraverso incontri, escursioni, laboratori e attività divulgative, il MUSSS propone 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼, mettendo in dialogo , ambienti naturali, memoria storica, insediamenti e trasformazioni del paesaggio, superando l’idea del museo come semplice spazio espositivo e sviluppando un lavoro diffuso di 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁à.
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𝗜𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼, 𝗶𝗹 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼
𝗨𝗡 𝗙𝗢𝗧𝗢𝗚𝗥𝗔𝗙𝗢 𝗡𝗘𝗟 𝗦𝗘𝗜𝗖𝗘𝗡𝗧𝗢
𝙋𝙖𝙚𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙪𝙧𝙗𝙖𝙣𝙤 𝙚 𝙧𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙈𝙤𝙣𝙩𝙚𝙛𝙚𝙡𝙩𝙧𝙤 𝙣𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙘𝙦𝙪𝙚𝙧𝙚𝙡𝙡𝙞 𝙙𝙞 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙚𝙨𝙘𝙤 𝙈𝙞𝙣𝙜𝙪𝙘𝙘𝙞 (1626)
📍 MUSSS – Museo Naturalistico di Pennabilli
🗓️ Martedì 19 maggio 2026
Un evento della Società di studi storici per il Montefeltro con MUSSS e Parco Sasso Simone e Simoncello