01/08/2026
🌿 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐞𝐫𝐚, 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢, 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞!
In questo giorno si celebrava, già dall’epoca repubblicana, la ricorrenza dei templi della Vittoria sul Palatino e di quello della Speranza. La battaglia di Filippi, con cui si compì la vendetta per l’uccisione di Cesare, e la conquista di Alessandria, che segnò la conclusione della guerra civile a favore di Ottaviano, si ricordavano il primo giorno di agosto. La giornata, dichiarata festiva da Augusto, fu scelta anche per dedicare il tempio di 𝑴𝒂𝒓𝒔 𝑼𝒍𝒕𝒐𝒓 (Marte vendicatore).
Vogliamo, quindi, dedicare questo post a 𝑺𝒑𝒆𝒔, la personificazione della Speranza, condividendo idealmente con i Romani la speranza che alle devastazioni causate da tutte le guerre segua un periodo di lunga pace.
Alle calende di agosto si celebrava l'anniversario della 𝒅𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒊𝒐 del tempio di Spes, l'aedes Spei, nel Foro Olitorio: un tempio antichissimo, votato dal console Aulo Atilio Calatino durante la prima guerra punica e restaurato in età augustea per essere riconsacrato da Germanico.
Spes fu una delle personificazioni più rappresentate sulle monete. La sua prima comparsa è sui sesterzi di 𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 (41-54 d.C.) e da allora accompagnerà imperatori, donne della famiglia imperiale e Cesari designati alla successione, come nume tutelare della dinastia e della continuità del potere.
La 𝐦𝐨𝐧𝐞𝐭𝐚 che vi mostriamo — un sesterzio di Adriano, coniato nel 122 d.C. — reca sul rovescio la dea secondo l'iconografia classica, probabilmente ispirata alla statua di culto, rimasta quasi immutata per circa tre secoli.
Spes avanza a passo veloce, avvolta in una lunga veste (un chitone sormontato da un himation) il cui lembo viene sollevato dalla mano sinistra. Nella mano destra protesa tiene il suo attributo specifico, un 𝐟𝐢𝐨𝐫𝐞, simbolo di vita che sboccia e che si rinnova, di un tempo fecondo che si apre. Lo stile, arcaicizzante, richiama la statuaria greca arcaica e conferisce alla dea un'austera sacralità.
La Speranza rappresentata sulla moneta era una 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 — di prosperità, di continuità dinastica, di futuro felice per l'impero.
Anche lo sfondo della nostra immagine – verde, come sempre è la 𝐒𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 – non è scelto a caso!
𝐌𝐀𝐍𝐔, 𝐈𝐧𝐯. 𝐧. 𝟐𝟎𝟐𝟏-𝟏𝟑. 𝐅𝐨𝐭𝐨: 𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐀𝐍𝐔.
Testo e elaborazione grafica: 𝑺𝒂𝒎𝒖𝒆𝒍𝒆 𝑹𝒂𝒏𝒖𝒄𝒄𝒊
Per approfondire:
Claudia Perassi, 𝑆𝑝𝑒𝑠. 𝐼𝑐𝑜𝑛𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎, 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎, 𝑖𝑑𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑒𝑡𝑎 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑎 (𝐼-𝐼𝐼𝐼 𝑠𝑒𝑐.), Vita e Pensiero, Milano 1991.