Lo Storico Giardino Garzoni con la sua Casa delle Farfalle fanno parte del Parco Policentrico Collodi Pinocchio, ovvero dei luoghi legati allo scrittore Carlo Lorenzini, in arte "Collodi" proprio dal nome del paese, autore de Le Avventure di Pinocchio. Qui ha lavorato da ragazza la madre di Carlo Lorenzini/Collodi Angiolina Orzali, e vi ha conosciuto il futuro marito, Domenico Lorenzini. A due pas
si dall'ingresso del Giardino, una targa commemorativa è posta sulla casa dei nonni Orzali, dai quali il bambino Carlo andava in visita e durante le vacanze estive. Dall'agosto 2021 è accessibile anche il cortile della Villa e della Palazzina d'estate. Il complesso di Villa e Giardino Garzoni è riconosciuto Monumento Nazionale (L. 364/20 giugno 1909, L. 688/3 giugno 1912, art. 7). Lo Storico Giardino Garzoni è un incantesimo del ‘700, giunto pressoché intatto fino a noi. E’ il risultato di un lavoro durato due secoli iniziato nel Cinquecento, che ha trasformato un orto e un boschetto da caccia affiancati alla residenza di campagna dei Conti Garzoni in un monumento al gusto artistico e al ben vivere, alla sapienza nell'uso dell’acqua e nella scelta delle piante. Un’architettura del paesaggio capace di sfruttare gli apparenti svantaggi del terreno ripido per trasformarli in elementi di meraviglia e unicità. E’ un trionfo dello spirito illuminista e settecentesco, che attraverso i sensi e il piacere tendeva alla conoscenza, ad una consapevolezza superiore. Di tutto questo, oggi ci rimane un monumento verde unico in Europa, nato nella splendida stagione che ha dato vita ai giardini delle Ville Lucchesi, nel quale si trovano echi ed ispirazioni comuni con giardini come quello della Reggia di Caserta o quello di Wihlelmshohe a Kassel. Perdersi tra le meraviglie di questo luogo fantastico – fresche e suggestive grotte artificiali, teatri ricavati da siepi di bosso, statue raffiguranti satiri, dei e dee, animali, personaggi biblici o storici o folkloristici, fitti boschetti di bambù – sarà un’esperienza magica. Tutto il giardino, con i suoi simboli e le bianche figure che spiccano tra il verde oppure vi si nascondono (provate a scovare il Turco!…), appare come una narrazione, talvolta enigmatica, rivolta al visitatore. Scoprite alcuni personaggi notevoli, Ottaviano Diodati, Francesco Juvarra, Francesco Sbarra, il conte Mazzarosa, Carlo Lorenzini/Collodi, che si sono occupati della Villa e Giardino Garzoni! Il Giardino Garzoni è tutt’uno con la Villa (in restauro, non visitabile) che lo affianca e in parte lo sovrasta. Anticamente era una fortezza a guardia del borgo di Castello, poi diventò casa di campagna dei nobili Garzoni, infine lussuoso complesso di villa e giardino monumentale che voleva essere il biglietto da visita della loro potenza economico-politica e superiorità culturale. La collina scoscesa, che sembrava impedire la creazione di un giardino grande e prestigioso, diventò una scenografia di verde e d’acqua stupefacente, mentre anche la grande casa si stava trasformando in una villa imponente e lussuosa, che nasconde alle sue spalle la fresca Palazzina d’Estate e una ca****la. Il luogo ha avuto ospiti illustri: Napoleone Bonaparte, la cui sorella Elisa Baciocchi governava Lucca all’inizio dell’Ottocento; il re Vittorio Emanuele III attorno al 1910; l’Ambasciatore degli Stati Uniti negli anni ’20. Scoprirete alcuni visitatori famosi nel Centro di Documentazione Storica, Artistica e Ambientale. Il giardino ha un estensione di 4 ettari e un dislivello di oltre 60 m, e ricade nella fascia climatica mediterranea fredda: questa condizione originaria ne ha configurato un ruolo storico di giardino di acclimatazione, particolarmente indicato per l'introduzione di specie botaniche che oggi si ritrovano nei giardini della Valdinievole e in produzione nella filiera florovivaistica locale. Attendono alla manutenzione del giardino la brigata composta da 4 giardinieri di comprovata esperienza, mentre la responsabile è la professoressa Maria Adriana Giusti, docente al Politecnico di Torino, e membro del Direttivo della Fondazione Nazionale Carlo Collodi.