Museo Antica Civiltà Contadina Piedelpoggio

Museo Antica Civiltà Contadina Piedelpoggio Il museo dell'antica civiltà contadina è stato fondato per raccogliere e tramandare le tradizioni popolari per la loro importanza storica e affettiva.

I REPERTI DI VALLE FANA (rinvenuti  nei primi anni del 2000 grazie all'interessamento di Mario Polia antropologo e arche...
06/09/2026

I REPERTI DI VALLE FANA (rinvenuti nei primi anni del 2000 grazie all'interessamento di Mario Polia antropologo e archeologo)
E' appurato che prima ancora che nascesse Leonessa medievale il territorio leonessano era gia' abitato. Qui vivevano comunita' che avevano i propri usi, i propri rituali e un modo preciso di accompagnare i loro morti. Importante , a conferma di cio', il rinvenimento di tombe a camera databili
I sec a. c. a valla Fana, nei pressi di villa Gizzi. All'interno lo scheletro di una donna , di un cavaliere, di un cavallo e suppellettili vari. Oltre a testimoniare l'antichita' dell'insediamento urbano nell'area di Leonessa , le tombe a camera dimostrano di essere strutture funerarie importanti che richiedevano un'organizzazione e una certa disponibilita' di risorse. I corredi e i resti ritrovati permettono di ricostruire usi funerari , alimentazione e aspetti della vita quotidiana delle antiche comunita'. Non una semplice scoperta di reperti quindi ma un evento che ha permesso di aggiungere un nuovo capitolo alla storia del territorio. La ricerca non dovrebbe finire con cio' che e' stato trovato. Altre testimonianze del nostro passato potrebbero ancora trovarsi sotto il nostro territorio e nello specifico sotto il terreno di Valle Fana e forse, la vera storia di questa scoperta deve ancora essere scritta.

QUANDO LEONESSA PARLAVA LA LINGUA DEL COMMERCIO.Nel medioevo e nel rinascimento Leonessa non era soltanto una splendida ...
04/09/2026

QUANDO LEONESSA PARLAVA LA LINGUA DEL COMMERCIO.
Nel medioevo e nel rinascimento Leonessa non era soltanto una splendida citta' di montagna. Era un centro vivace, produttivo, aperto ai grandi commerci. La sua ricchezza nasceva soprattutto dalle greggi , dalla pastorizia e dalla preziosa lavorazione della lana ( descritta egregiamente nel libro di Andrea di Nicola: " I Lanaioli"). "I Panni" ( cosi' erano chiamati) prodotti a Leonessa e lavati con l'acqua delle sorgenti del Riofuggio e per integrare quella " delle Pisciarelle" ( situata dietro la Prateria tuttora esistente ) non restavano entro i confini di Leonessa ma gia' prima del 400 venivano commercializzati a Rieti, Roma, L'Aquila, importanti centri degli scambi commerciali dell'Italia centrale. Nel 1466 venne addirittura riformata l'arte della lana a Leonessa, segno dell'importanza raggiunta da questa attivita'. I documenti doganali romani testimoniano numerose partite (123) di panni leonessani arrivati nella capitale nella seconda meta' del 1400. La prosperita' di Leonessa era legata a una vera e propria rete di allevatori , artigiani , tessitori e mercanti . La lana diventava merce che viaggiava lungo le strade commerciali portando oltre confine il cuore di Leonessa, piccola citta' ma con relazioni commerciali da grande centro. I mercanti leonessani frequentavano assiduamente soprattutto L'Aquila, uno dei maggiori centri dell'Italia centrale ma gia' nel 1300 risultano rapporti commerciali tra Leonessa e importanti mercati fiorentini. Il paese era cosi' attivo ecomicamente da avere una propria unita' di conto utilizzata nel commercio. Dietro ogni gregge c'era lavoro. Dietro quel lavoro c'era la ricchezza di Leonessa.

Un sincero e sentito GRAZIE a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione del nostro mercatino e hanno scelto ...
01/09/2026

Un sincero e sentito GRAZIE a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione del nostro mercatino e hanno scelto di sostenerci con la loro presenza. Grazie a chi ha collaborato, a chi ha donato, a chi ha acquistato, a chi e' passato semplicemente lasciando un sorriso, a chi , con un gesto di piena gentilezza ,ci ha allietato con caffe' e deliziosi pasticcini. Ogni piccolo gesto e'stato apprezzato e prezioso . Il ricavato ci permettera' di incrementare il presepe diffuso e il museo. GRAZIE!!!

" LA"VIANDANZA " NEL  TERRITORIO LEONESSANO  ha molto da raccontare .Da qui passano antichi cammini, pellegrini e cammin...
31/08/2026

" LA"VIANDANZA " NEL TERRITORIO LEONESSANO ha molto da raccontare .Da qui passano antichi cammini, pellegrini e camminatori moderni . Il cammino di S. Giuseppe e il cammino di S. Benedetto raccontano un territorio che non si limita a essere guardato ma chiede di essere attraversato lentamente perche' camminando si scoprono i paesaggi ma anche le storie , le persone, la memoria dei luoghi . Significa ripercorrere le strade di chi e' venuto prima di noi: pellegrini, pastori, contadini, viaggiatori e abitanti di queste montagne vivendo un'esperienza unica , seguendo luoghi legati alla fede e alla storia , scoprendo piccoli borghi e comunita, ' incontrando tradizioni , racconti e sapori del territorio. Camminare richiede tempo , silenzio e attenzione e forse e' proprio questo il senso piu' profondo della viandanza : mentre percorriamo una strada in qualche modo percorriamo noi stessi. Ho usato la parola "VIANDANZA" dopo aver letto il bellissimo libro di Luigi Nacci. Non e' un libro sul camminare. Parla soprattutto di quello che succede dentro di noi quando ci mettiamo in cammino . Nacci vede il cammino come una sorta di educazione sentimentale , un'esperienza capace di cambiare il nostro modo di guardare il mondo. Un territorio, secondo Nacci , non e' fatto solo di monumenti , e' fatto di strade percorse, memorie, incontri. Il viandante non e' solo un turista che arriva in un posto, lo fotografa e riparte. E' qualcuno che osserva lentamente, ascolta e lascia che il viaggio si imprima nel suo essere.

I PICCOLI BORGHI DELL'APPENNINO CENTRALE  non sono  cosi'  lontani dai grandi avvenimenti della storia.  La b**a di Mont...
28/08/2026

I PICCOLI BORGHI DELL'APPENNINO CENTRALE non sono cosi' lontani dai grandi avvenimenti della storia. La b**a di Monteleone , un capolavoro di circa 2600 anni fa trovata per caso nei primi anni del 1900 ne e' un esempio . Certamente un simbolo identitario enorme per Monteleone ma anche per tutto l'Appennino centrale perche' dimostra che a territori, apparentemente periferici , erano invece collegate grandi civilta' con importanti scambi culturali gia' nell'antichita'. Monteleone occupava una posizione strategica lungo percorsi che collegavano Norcia, Cascia, Leonessa, il Reatino... una terra attraversata da uomini, popoli, commerci e grandi storie. Oggi la b**a di Monteleone(originale), per motivi ormai noti, e' conservata al Metropolitan Museum Of Art di New York ma la sua storia appartiene profondamente al nostro territorio. Forse e' proprio questo il fascino dei nostri paesi: sotto ogni montagna , dietro ogni borgo, lungo le antiche strade si nascondono storie che aspettano ancora di essere raccontate.

LA STORIA SOTTO I NOSTRI OCCHI: 6000 anni fa qualcuno che  attraversava i territori che oggi percorriamo  noi ha costrui...
25/08/2026

LA STORIA SOTTO I NOSTRI OCCHI:
6000 anni fa qualcuno che attraversava i territori che oggi percorriamo noi ha costruito queste punte di freccia . Tracce di vita lontanissima arrivata fino a noi...

I nostri nonni conoscevano bene il valore delle cose perche' dietro ognuna c'era tempo e lavoro. Le stoffe ad esempio er...
24/08/2026

I nostri nonni conoscevano bene il valore delle cose perche' dietro ognuna c'era tempo e lavoro. Le stoffe ad esempio erano esclusivamente in fibra naturale: lino , cotone , canapa.. coltivate e lavorate con pazienza. Materiali semplici, resistenti , fatti per durare ed essere riutilizzati . Oggi viviamo in un mondo capovolto: montagne di vestiti prodotti a basso costo acquistati velocemente ed altrettanto velocemente sostituiti. Viene spontaneo pensare al fenomeno "Shein: e alla cosiddetta" fast fashion (moda veloce). Ma quel costo basso racconta solo una piccola parte della storia perche' cio' che non paghiamo alla cassa lo paga qualcun altro: la terra, le acque, chi lavora sfruttato nel settore, la comunita' che le produce e alla fine l'intero pianeta. Infatti , questi capi di abbigliamento a bassissimo costo costituiti per la maggior parte da poliestere, evidenziano la presenza di residui chimici oltre i limiti e lo sfruttamento di grandi quantita' di petrolio ed energia. Il ricambio rapido delle collezioni spingono ad un consumo eccessivo e a un ciclo di vita breve dei capi che finiscono frequentemente nelle discariche producendo , anche nei lavaggi, inquinamento da micro plastiche che finiscono nei mari e negli oceani. Uno sguardo al passato e' doveroso perche' troppi marchi oggi non sono piu' sostenibili. Forse il futuro non sara' avere sempre piu' cose ma ri-dare valore alle cose che possediamo.

EMIDIO: " LI CAPISTIRI SE FAU DE FAGGIU". TRA GLI INIZI DEL 1900 e 1950   la famiglia " Battisti" di Leonessa si recava ...
22/08/2026

EMIDIO: " LI CAPISTIRI SE FAU DE FAGGIU". TRA GLI INIZI DEL 1900 e 1950 la famiglia " Battisti" di Leonessa si recava nei boschi durante l'estate , si costruiva una piccola capanna per ripararsi dalle intemperie e con il legno di faggio lavorava gli scifi ( lu capistiru ) o le scifelle (piu' piccole) . Per questa lavorazione il faggio era particolarmente adatto, un legno resistente ma anche elastico , tenero da lavorare e soprattutto poco resinoso , quindi adatto alle lavorazione degli oggetti destinati agli alimenti , per non alterarne il sapore. Per ottenere il pezzo necessario si lavorava direttamente sul tronco, scegliendo con attenzione la parte piu' adatta. Con pochi strumenti e tanta abilita' il legno veniva tagliato, modellato e poi rifinito fino ad assumere la forma desiderata. Erano oggetti semplici ma indispensabili nella vita quotidiana della civilta' contadina . Erano indispensabili per la pasta fatta in casa, per la lavorazione e la selezione dei grani e per tante altre attivita' domestiche . Anche altre lavorazioni , raccontate dagli anziani, appartenevano all'interno dello stesso mondo: "I crivelli" , le "cascine" di legno che servivano come cerchi intorno alle forme di formaggio..
E' una memoria che intendiamo conservare, non soli oggetti ma anche le tecniche e le conoscenze
che le rendevano possibili.

I FESTAROLI E LE FESTE DEI SANTI PATRONI. A Piedelpoggio , come in tanti paesi dell'altopiano la festa del Santo Patrono...
20/08/2026

I FESTAROLI E LE FESTE DEI SANTI PATRONI. A Piedelpoggio , come in tanti paesi dell'altopiano la festa del Santo Patrono non era soltanto un appuntamento religioso ma un momento atteso da tutta la comunita' , fatto di devozione, tradizione, allegria. A organizzare la festa erano i festaroli che diventavano custodi di quella festa, scelti ogni anno attraverso l'estrazione. A loro spettava il compito di animare le celebrazioni affinche' quel giorno fosse davvero una festa per tutti. Dopo i momenti religiosi arrivava la parte piu' gioiosamente popolare. Gli spazi intorno al paese si animavano con le corse campestri, il tiro alla bottiglia (precedentemente al gallo, giustamente abolito) , la corsa dei sacchi, il tiro alla fune, il palo della cuccagna, la pentolaccia ( o pignatta) la corsa con le uova...Erano giochi semplici ma capaci di coinvolgere tutti . I concorrenti si sfidavano, il pubblico incitava e faceva il tifo. Poi c'era "Il palio della sorte" . Attraverso l'estrazione (abbinata a delle frasi inventate da chi acquistava il biglietto, vinceva chi veniva estratto dopo il Santo Patrono)Si potevano vincere uno o piu' stacchi di stoffa , un premio semplice ma prezioso che allora aveva un valore concreto. Quella stoffa poteva diventare un vestito, una camicia o qualcosa di utile per la famiglia.

Dall'antica Roma ai paesi di montagna ferragosto racconta una tradizione fatta di fede, riposo e comunita'. Per i contad...
15/08/2026

Dall'antica Roma ai paesi di montagna ferragosto racconta una tradizione fatta di fede, riposo e comunita'. Per i contadini in particolare ferragosto rappresentava una pausa importante nel duro lavoro della terra. Dopo mesi trascorsi tra semine, fienagione, raccolti e fatiche quotidiane arrivava finalmente il giorno da dedicare alla famiglia, alla comunita' , alla festa. Ci si ritrovava, si indossava il vestito della festa, si partecipava alle celebrazioni religiose per poi concedersi qualche ora di spensieratezza.

Indirizzo

Piazza Del Museo
Piè Del Poggio
02016

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