Spazio di lettura LiberAmente

Spazio di lettura LiberAmente Luogo di incontro,di lettura e riflessione per tutte le età che offre un'ampia scelta di testi.

14/02/2020

"E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco,
fate l’amore e non vergognatevi,
perché l’amore è arte,
e voi i capolavori".

E poi fate l'amore
Alda Merini

A San Valentino, dedichiamo l'amore a tutti. In ogni sua forma. Sempre.

12/02/2020

A tutti voi, buon Darwin Day. Oggi infatti si ricorda la nascita del grande scienziato inglese. Questa festività è stata introdotta per difendere l’impresa scientifica in generale. Buona scienza a tutti

Da oggi, in modo piuttosto aspettato, ci occuperemo di una nuova rubrica. Sperando che possa far nascere in Voi la vogli...
10/02/2020

Da oggi, in modo piuttosto aspettato, ci occuperemo di una nuova rubrica. Sperando che possa far nascere in Voi la voglia di parlare di letteratura sulla nostra pagina: parlateci delle vostre letture. Cominciamo con la nostra. Il libro di cui vogliamo discutere oggi è sicuramente uno tra i grandi romanzi del XX secolo. Stiamo parlando di “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline. Tralasciando le scelte ideologiche dell’autore, il romanzo edito nel 1932 è un affresco davvero potente della cupezza, del nichilismo, del cinismo e della misantropia tipici dell’impianto culturale del medico francese. Il Voyage segue le vicende, in modo semi-autobiografico, di Ferdinand Bardamu. Dapprima giovane soldato nella Prima Guerra Mondiale, poi viaggiatore, infine medico. I suoi viaggi lo porteranno anzitutto nell’Africa coloniale, dove ha modo di saggiare lo sfruttamento perpetrato dai colonizzatori francesi, e successivamente negli Stati Uniti, dove sperimenterà i prodromi del fordismo e delle incoerenze della nascente società di messa. Tornato in Francia diverrà medico in un sobborgo piuttosto degradato di Parigi, per poi terminare il romanzo presso un istituto di igiene mentale. Tutte le esperienze del racconto saranno collegate ai e dai ricorrenti incontri con Léon Robinson, sfortunato e ambiguo personaggio, parallelo a quello di Bardamu. Vi invitiamo a leggerlo, benché né lo stile né la trattazione siano per persone deboli di cuore. Si pone sicuramente come un romanzo innovativo, moderno ancora al giorno d’oggi. È un’opera cruda, forte anche nel linguaggio (che Céline mutua dalla parlata volgare di ogni giorni, con la propria sintassi sgrammaticata, le proprie imprecazioni, il proprio ritmo incessante, colorito, irrazionale) che lascia senza parole sotto tutti i punti di vista. Il "Viaggio al termine della notte" è divisivo, come lo può essere la biografia dell’autore, e come lo sono tutte le grandi conquiste della Storia; ebbene sì, anche il Voyage è una conquista: è l'uomo che racconta sé stesso e gli altri senza nessuna contraddizione, senza usare il mantello dorato della letteratura, senza la rielaborazione stilistica e linguistica a fare da scudo. Ve lo diciamo subito: ci troverete immagini sconce, bestemmie, meschinità di ogni tipo. Le bassezze tipiche di ognuno di noi. Perché Céline non racconta solo la storia della società francese degli anni successivi alla Grande Guerra, ma anche la nostra storia. È un romanzo scomodo, perché ci mostra quanta pochezza ci contraddistingue. Però va scoperto, va letto, va assaporato, va contestualizzato e va capito. Siamo sicuri che non vi lascerà indifferenti. E questa è una certezza. Venite a trovarlo e a provarlo in Biblioteca.

24/01/2020

Un grazie a Davide Rossi per averci raccontato come nasce un romanzo, e soprattutto come è nato il suo "E alla fine c'è la vita". Chiunque voglia ordinarne una copia, può chiedere informazioni presso la nostra Biblioteca. Rinnoviamo già da ora l'invito a ve**re a trovarci appena avrà terminato la sua attuale fatica. Ringraziamo tutti i partecipanti, un grazie davvero di cuore: sempre presenti e partecipi! Vi aspettiamo giovedì 30 per l'ultimo incontro! Keep calm and soul Vermouth

Questa sera, ore 20.45, Davide Rossi presenterà in biblioteca il suo libro “E alla fine c’è la vita”. Partecipate numero...
23/01/2020

Questa sera, ore 20.45, Davide Rossi presenterà in biblioteca il suo libro “E alla fine c’è la vita”. Partecipate numerosi!!! Davide ci racconterà anche come nasce e come si scrive un romanzo!

UNA PAROLA DA SALVAREPUGNACE: dal latino pugnax -acis, derivato di pugnare “combattere, lottare”; ha assunto quindi il s...
22/01/2020

UNA PAROLA DA SALVARE
PUGNACE: dal latino pugnax -acis, derivato di pugnare “combattere, lottare”; ha assunto quindi il significato di combattivo, battagliero, bellicoso. Questa parola appartiene alla categoria dei latinismi simpatici, di un registro elevato ma molto a buon mercato: anche coloro i quali non abbiano dimestichezza con l’natica lingua di Cicerone, hanno udito facilmente discorsi che per ischerzo medievaleggiante invitavano alla pugna e a pugnare, e quindi il fatto che il verbo pugnare significhi “lottare, combattere” non stupisce, come non stupisce che in origine sia letteralmente il combattere a suon di sberloni. La parola giunge in italiano come recupero dotto nel primo Cinquecento, un momento in cui la vitalità del Rinascimento faceva assorbire all'italiano nugoli di parole latine, al modo in cui i viziosi si gettano sulla torta al cioccolato. È propriamente chi o ciò che è pronto e disposto a battersi, e capace di farlo. Individua uno spirito battagliero, che nella sua frenesia, nel suo entusiasmo incita perfino allo scontro. Non è detto che il pugnace sia fisicamente violento, anzi volentieri si parla di spiriti pugnaci nelle discussioni, a parole; né il pugnace è sempre bellicoso: il combattivo non è solo attaccabrighe, e una disposizione tosta ad aggredire il problema non è necessariamente rissosa. Così è pugnace l'amica che perora la bellezza di un film sopra un altro, accesa di vera passione; pugnace il collega quando sostiene la sua idea luminosa senza dare quartiere, senza lasciare spiragli di indifferenza; e può darsi che il discorso che doveva calmare ci esca un po' troppo pugnace. Certo in passato il pugnace ha avuto dei risvolti marcatamente marziali; oggi, piacevolmente, vediamo la sua carica aggressiva più vicina al grintoso e all'appassionato — un pronto-coi-pugni in senso un po' più figurato.

Guernica
Pablo Picasso
1937
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid

15/01/2020

” La sua veste bianca si tinge di sangue scarlatto.
Gridano disperate le ancelle; i gemiti si levano fino alle stelle.
Anna, sconvolta, accorre e s’inginocchia in lacrime accanto a
Didone, dicendo: «Perché, perché non mi hai detto niente? Con le
mie mani ti ho preparato il rogo di morte: perché ingannare anche
me?». La regina con gli occhi ormai velati cercava invano la luce
del sole.
E la sua vita si p***e nel vento.”

PAROLE DA SALVARESMAGATO: participio passato di smagare, dalla voce mutuata dal latino volgare exmagare, a sua volta dal...
15/01/2020

PAROLE DA SALVARE
SMAGATO: participio passato di smagare, dalla voce mutuata dal latino volgare exmagare, a sua volta dall’ipotetico germanico magan “avere forza”, dal gotico magan “potere”. Ha il significato di turbato, avvilito, perso d’animo. È una parola di alto livello, sintomo di una padronanza della lingua profonda. Per comprenderne la valenza, sono molte le ricerche da intraprendere poiché il ginepraio di significati a questa parola riconducibili, non sono semplici da ricondurre a un sistema coerente. Il latino ha indubbiamente preso prestiti dalle lingue germaniche, e questo ne è un esempio: infatti lo smagare ci arriva attraverso il verbo ricostruito exmagare, con il significato di “togliere le forze”, dalla voce germanica magan, della famiglia del gotico magan “potere”. Lo smagare è quindi in sintesi un perdere la forza. Ma questo perdere forza è stato declinato in modi molteplici: attestato nel turbarsi, colto nello sgomentarsi, visto nell’avvilirsi. Dunque anche nel perdersi d’animo, ma colto anche nello smarrirsi, fotografato in un arrovellarsi inconcludente. E questo calo è osservabile anche nel disinteressarsi, nel venir meno a una virtù. C’è un mancamento di energia, nello smagato, che ci introverte, ci distrae. In questo modo la sconfitta ci lascia smagati, dopo un lungo viaggio ci aggiriamo smagati per la meta in cui siamo arrivati, e l’iniziativa più attraente riesce a coinvolgere anche le persone più smagate. Un uso tornito; ma non è l’unico. Difatti lo smagare è anche un disilludere, uno sfatare, in un accostamento paraetimologico alla magia, in una sorta di “levare la magia”, specie nel senso di incanto ingannevole, con un significato simile allo scafare. Se mi dico esperto e smagato, non mi faccio abbindolare. Andrebbero quindi, in virtù delle loro differenze etimologiche, considerate come due parole differenti. Nonostante gli usi, il termine si fa notare per la ricercatezza, e dà alla frase in cui è usato il carisma che ha la precisione di pensiero.

Sorrow
Vincent van Gogh
1882
New Art Gallery Walsall

PAROLE DA SALVAREPERITOSO: derivato dal tardo latino pigritàri, intensivo di pigràri, derivato a sua volta da piger “pig...
13/01/2020

PAROLE DA SALVARE
PERITOSO: derivato dal tardo latino pigritàri, intensivo di pigràri, derivato a sua volta da piger “pigro”, con il significato di esitante, titubante. Questa parola ci porta su un crinale formidabile, quello su cui si incontrano paura e pigrizia. Ma prima di arrivarci dobbiamo allontanare due parole che vorrebbero essere considerate e invece non c'entrano: il perito-morto e il perito-esperto. Il perito nel senso di esperto prende il suo nome da un antico verbo latino, periri cioè 'fare esperienza', che pare sia tramontato prima di essere attestato, e che però ha spinto avanti il suo participio passato peritus, da cui viene il nostro perito, insieme a derivati come experiri, da cui l'esperire e l'esperienza. Invece l'altro perito (quello che di spada ha ferito e di spada, insomma, ci siamo intesi) è il participio passato di un perire che pigliamo pari pari dal latino, ed è effettivamente uno scomparire, un rovinare, un morire, significato però con l'eleganza assoluta del verbo ire cioè 'andare', con sopra montato un prefisso per che indica una deviazione. Andare storto; andare via. Il nostro peritoso, invece, figlio del peritarsi, viene da tutt'altra via, che peraltro è squisitamente popolare e ha una verve magnetica. Alla sua origine c'è il piger latino, ossia il pigro, che fatto verbo (pigrari) ci racconta un indugiare pigramente, e che si intensifica nel latino tardo in un voluttuoso pigritari, un 'essere molto pigro', un 'indugiare molto'. Nel suo suono sa quasi di stiracchiamento, di pandiculazione. Ora, noi il 'peritarsi' lo immaginiamo come figlio dello scrupolo, del dubbio, della timidezza; lo vediamo come un tergiversare meticoloso e denso di premura, fronde tranquille del gran tronco della paura. Ma non è una prudenza priva di ombre: la sua saggezza appoggia su natiche pesanti. Così il peritoso mostra, nella sua tendenza all'esitazione e alla titubanza, una certa inerzia, se non proprio uno stato di comodità. Le ragioni del timore esitante, che vuole attendere per comprendere e scampare l'ingaggio di un pericolo, si sposano nel peritoso con quelle dell'agio indolente, che vuole attendere per comprendere o scampare il pericolo di un ingaggio. Meraviglie dell'irresolutezza. Così si anticipano con soluzioni vigorose le obiezioni dei consiglieri peritosi, non avendo fatto ricerche più approfondite si presentano i dati in maniera peritosa, e ci mostriamo estremamente peritosi nella scelta del locale per l'aperitivo, specie se in realtà vogliamo restare a casa a mangiare la zucca e a bere il vino guardando un film.

Il pensatore
Auguste Rodin
1880-1902
Museo Rodin Parigi

10/01/2020

Durante la serata di ieri Valerio Ruggiero ci diceva come sia più semplice scrivere che leggere. Vi lasciamo dunque con una poesia di Vicente Huidobro sull'arte poetica.

ARTE POETICA



Che il verso sia come una chiave

che apre mille porte.

Una foglia cade; qualcosa passa volando;

quanto vedono gli occhi, creato sia,

e l’anima di chi ascolta rimanga tremante.



Inventa mondi nuovi e cura la tua parola;

l’aggettivo, quando non dà vita, uccide.



Siamo nel ciclo dei nervi.

Il muscolo penzola,

come ricordo, nei musei;

ma non per questo abbiamo meno forza;

il vigore vero

risiede nella testa.



Perché cantate la rosa, oh poeti?

Fatela fiorire nel poema!



Solo per voi

vivono tutte le cose sotto il sole.



Il poeta è un piccolo Dio.

Indirizzo

Via Massari 21
Pieve Vergonte
28886

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 11:30
14:30 - 16:30
Martedì 08:30 - 11:30
14:30 - 16:30
Mercoledì 08:30 - 11:30
15:00 - 16:00
Giovedì 08:30 - 11:30
15:30 - 17:30
Venerdì 08:30 - 11:30
14:30 - 16:30

Telefono

+390324869933

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