Associazione Nazionale Combattenti e Reduci - Prato

Chiama Indicazioni Sito Web

Associazione Nazionale Combattenti e Reduci - Prato Ci occupiamo di "memoria" attraverso ricerche di testimonianze e racconti degli orrori delle guerre; in particolare abbiamo progetti per le scuole.

22/10/2026

🇮🇹 1935 - “GLORIA A VOI, SOLDATI DEL GRAPPA”: IL SACRARIO CHE CUSTODISCE LA MEMORIA DELLA GRANDE GUERRA

📍 Monte Grappa, Veneto - 22 settembre 1935

Ci sono montagne che conservano ancora le tracce della guerra. Sul Monte Grappa, tra le province di Treviso, Vicenza e Belluno, la pietra è diventata memoria di una delle pagine più drammatiche della storia italiana.

Durante la Prima guerra mondiale, questo massiccio fu un punto strategico fondamentale per la difesa del fronte italiano. Dopo la ritirata di Caporetto, nell’autunno del 1917, le forze italiane si attestarono lungo una nuova linea difensiva sul Piave e sul Grappa. La montagna divenne teatro di combattimenti durissimi, segnati dal freddo, dalle difficoltà del terreno, dall’artiglieria e da perdite gravissime.

Nel novembre e dicembre 1917, il Grappa resistette agli attacchi austro-ungarici.

Nel giugno 1918, durante la cosiddetta Battaglia del Solstizio, le truppe austro-ungariche tentarono nuovamente di sfondare le linee italiane. I combattimenti investirono il massiccio e le zone circostanti. Nell’autunno dello stesso anno, durante l’offensiva finale italiana, il fronte si avviò verso il crollo dell’Impero austro-ungarico e l’armistizio del 4 novembre 1918.

Ma la fine della guerra non cancellò il dolore. Sui pendii del Grappa erano rimasti numerosi cimiteri militari, tombe e resti di soldati appartenenti a eserciti diversi. Molti uomini non avevano potuto essere identificati; altri riposavano lontano dalle loro famiglie.

Nacque così l’esigenza di raccogliere i caduti in un luogo comune di memoria.

Il 22 settembre 1935 fu inaugurato il Sacrario Militare di Cima Grappa, nella sua forma monumentale attuale. Il progetto fu affidato all’architetto Giovanni Greppi, con la collaborazione dello scultore Giannino Castiglioni, già coinvolti nella realizzazione di altri importanti sacrari militari italiani.

A 1.776 metri di quota, l’architettura segue il profilo della montagna attraverso cinque grandi gironi semicircolari, sovrapposti e progressivamente più stretti verso la sommità. La pietra locale, le linee severe e la disposizione delle tombe trasformano il complesso in un luogo di raccoglimento, dove ogni livello richiama la presenza di uomini che non tornarono dalla guerra.

Nel settore italiano sono custoditi i resti di oltre 12.600 caduti. Sul versante opposto si trova il sacrario austro-ungarico, con i resti di oltre 10.200 soldati. Anche gli uomini che combatterono da parti opposte del fronte riposano così nello stesso paesaggio, separati nelle rispettive strutture funerarie ma uniti dalla memoria della guerra.

Al centro del complesso si trova anche la tomba del maresciallo d’Italia Gaetano Giardino, comandante dell’Armata del Grappa, morto nel novembre 1935. Più in alto, il Sacello della Madonna del Grappa richiama la tradizione religiosa legata alla montagna.

Tra i simboli più riconoscibili c’è la Via Eroica, il percorso monumentale che conduce verso il Portale di Roma. Lungo il cammino, i nomi delle località legate ai combattimenti ricordano quanto fosse esteso il fronte e quanto profondamente la guerra avesse segnato il territorio.

Sulla pietra del sacrario è incisa una frase che riassume il senso della commemorazione: «Gloria a voi soldati del Grappa».

Non è soltanto un omaggio ai combattenti. È un invito a ricordare anche i caduti sconosciuti, quelli di cui non rimase un nome leggibile, una fotografia o una lettera da restituire ai familiari.

Oggi il Monte Grappa non parla soltanto di battaglie e strategie militari. Parla di vite interrotte, di famiglie che attesero invano e del dovere di conservare la memoria senza dimenticare il prezzo umano della guerra.

Il 22 settembre 1935, la montagna divenne anche un luogo di memoria.

E ogni nome inciso nella pietra, ogni tomba e ogni gradino continuano a ricordare ciò che la guerra lascia dietro di sé: uomini, storie e un silenzio che le generazioni successive hanno il compito di non ignorare.

🇮🇹 Gloria ai caduti del Grappa. Che la loro memoria resti viva, e che la storia continui a insegnarci il valore della pace.

18/10/2026

🇮🇹 1942-1984 - LO SCIRÈ: QUARANTADUE CADUTI TORNANO A CASA DAL FONDO DEL MARE

📍 Baia di Haifa, Mediterraneo - Bari, 15 ottobre 1984

Per quarantadue anni, il mare custodì il segreto di uomini che non erano mai tornati dalla loro ultima missione.

Il loro sommergibile si chiamava Regio Sommergibile Scirè. Il 10 agosto 1942 era affondato al largo di Haifa, durante una missione di guerra della Marina italiana. A bordo rimasero intrappolati marinai e incursori. Nel 1984, una complessa operazione subacquea avrebbe riportato in patria parte dei loro resti.

Non era soltanto un recupero navale. Era il tentativo di restituire una sepoltura ai caduti rimasti per decenni negli abissi.

1941 - IL SOMMERGIBILE DELLE MISSIONI IMPOSSIBILI

Lo Scirè apparteneva alla classe 600, serie Adua. Era stato adattato per trasportare speciali contenitori cilindrici destinati ai siluri a lenta corsa, conosciuti come «maiali», utilizzati dagli operatori subacquei d’assalto.

La sua missione più celebre si svolse il 19 dicembre 1941, quando raggiunse le acque del porto britannico di Alessandria d’Egitto. Da lì furono lanciati gli operatori italiani che riuscirono a collocare cariche esplosive sotto le corazzate britanniche Queen Elizabeth e Valiant, danneggiandole gravemente.

Quell’impresa consacrò lo Scirè nella storia delle operazioni speciali della Regia Marina.

Ma il sommergibile avrebbe affrontato una missione dalla quale non sarebbe tornato.

10 AGOSTO 1942 - L’ULTIMA MISSIONE

Partito da La Spezia il 27 luglio 1942, lo Scirè si diresse verso Haifa, dove avrebbe dovuto trasportare operatori d’assalto incaricati di attaccare il porto.

Il battello fu intercettato dalla vedetta britannica Islay. Le bombe di profondità provocarono danni gravissimi; il sommergibile emerse, fu nuovamente colpito e affondò.

A bordo si trovavano i membri dell’equipaggio e gli incursori imbarcati per la missione. Non ci fu un ritorno in porto.

Due uomini, Egil Chersi ed Eugenio Dal Ben, furono ritrovati sulla costa alcuni giorni dopo e sepolti dagli inglesi con gli onori militari. I loro resti sarebbero stati rimpatriati nel 1965.

Gli altri caduti rimasero legati al relitto, adagiato sul fondale al largo di Haifa.

SETTEMBRE 1984 - LA MISSIONE PER RIPORTARLI A CASA

Quarantadue anni dopo, la Marina Militare italiana organizzò una delicata operazione di recupero. La nave appoggio Anteo raggiunse il luogo dell’affondamento con gli specialisti del COMSUBIN, il Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori.

Le immersioni richiedevano preparazione, precisione e grande cautela. Il relitto era rimasto sul fondo per decenni, esposto alla corrosione e danneggiato dalle esplosioni e dall’affondamento. Gli accessi interni erano difficili e alcune parti dello scafo risultavano deformate.

Dal 2 al 28 settembre 1984, i palombari lavorarono per recuperare i resti umani e mettere in sicurezza il relitto, in un’operazione che richiese settimane di impegno subacqueo.

Furono recuperati i resti di 42 caduti. Non fu possibile attribuire con certezza un’identità a tutti i resti: molti furono quindi registrati come ignoti. Il recupero non poteva cancellare la tragedia, ma poteva restituire a quegli uomini una sepoltura in patria.

15 OTTOBRE 1984 - IL RIENTRO A BARI

Quel giorno, i resti recuperati giunsero nel porto di Bari.

Dopo oltre quattro decenni trascorsi sul fondo del Mediterraneo, quei marinai tornavano in Italia. Non tornavano da una missione compiuta, né da una navigazione difficile: tornavano per ricevere l’onore dovuto ai morti.

Il loro destino era legato al Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari, luogo della memoria dedicato ai militari italiani caduti fuori dai confini nazionali.

Il rientro del 15 ottobre e la successiva tumulazione solenne del 18 dicembre furono momenti distinti. Insieme completarono il lungo percorso che riportò in patria i resti recuperati.

Nel Sacrario, gli uomini dello Scirè avrebbero riposato insieme, senza che la mancanza di un nome cancellasse il loro sacrificio.

UNA MEMORIA CHE NON SI È FERMATA

Il recupero del 1984 non poté riportare alla luce ogni caduto. Sedici marinai risultano ancora intrappolati nelle parti inaccessibili del relitto, deformate e collassate.

Nel maggio 2025, lo Scirè è stato riconosciuto come Sacrario Militare subacqueo, rafforzando la tutela del relitto e la memoria degli uomini che vi persero la vita.

Nel 2026, nuove iniziative scientifiche hanno inoltre aperto la possibilità di studiare i resti per tentare di restituire un nome ad alcuni dei caduti rimasti senza identificazione.

«A Te, o grande eterno Iddio, Signore del cielo e dell’abisso, cui obbediscono i venti e le onde…»

Sono parole della Preghiera del Marinaio, una preghiera legata alla tradizione della Marina italiana. Di fronte alla storia dello Scirè, richiamano il legame profondo tra chi vive sul mare e chi vi ha lasciato la vita.

Perché il mare può custodire i corpi per decenni, ma il dovere della memoria è riportarli, almeno nel ricordo, a casa.

18/10/2026
16/08/2026

I "Martiri di Fiesole" rimangono testimonianza di uno dei momenti più toccanti della guerra di liberazione e della storia dell'Arma dei Carabinieri. Il 12 agosto 1944 tre militari poco più che ventenni, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola scelsero di sacrificare la propria vita per salvare dieci ostaggi civili dalla rappresaglia nazista. Pur avendo la possibilità di porsi in salvo nella Firenze già liberata, rifecero i propri passi per consegnarsi alle forze tedesche, cadendo sotto i colpi del fuoco nemico dopo aver gridato con orgoglio «Viva l’Italia».

Da non perdere
23/04/2026

Da non perdere

Vi aspettiamo numerosi....

Vi aspettiamo numerosi....
23/04/2026

Vi aspettiamo numerosi....

Indirizzo

Piazza San Marco 29
Prato
59100

Orario di apertura

Martedì 09:30 - 12:00
Giovedì 09:30 - 12:00

Telefono

+39057421352

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Associazione Nazionale Combattenti e Reduci - Prato pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Categoria