03/09/2026
Seguo il lavoro di Tranchino da più di vent'anni: da quando, non so più su qual giornale e per qual mostra, ho visto la riproduzione di un suo quadro e, capitando a Siracusa, in compagnia di Dominique Fernandez che allora passava le estati in una casetta sul mare di Pachino, sono andato nel suo studio. Lavoro, dico, per improprio – in questo caso – modo di dire: Tranchino, stendhalianamente e savinianamente, non lavora (e ricordo una memorabile pagina di Savinio, di introduzione a una cartella di litografie di Fabrizio Clerici), si diletta: dipinge, cioè, con diletto, con piacere, come in una prolungata vacanza - tanto prolungata -, continua ed intensa da assorbire interamente la sua vita. E forse appunto da ciò nasce l'attenzione, il sodalizio, l'amicizia che ci lega: dal reciproco riconoscerci dilettanti, proprio nel senso di cui discorreva Savinio per Clerici. E non che il dilettarsi escluda i "latinucci", la ricerca, l'inquietudine, il travaglio, il guardarsi dentro a volte con sgomento e il guardar fuori con prensile attenzione e a volte avidamente: ma in una sfera, sempre, di "divertimento", di gioco esistenziale. Un gioco in cui ha gran parte la memoria, il suo trasmutarsi o mutarsi in mito, favola; ad avvertimento del presente; del destino, anche: e così trascorrendo le immagini, le metafore, gli emblemi da Omero a Conrad, con alquante postille borgesiane.
Nato a Siracusa nel 1938, Tranchino non se ne è mai allontanato se non per periodi brevissimi, a presenziare a mostre proprie o per vedere quelle di altri pittori a lui congeniali, in Italia e fuori. Il suo più lungo soggiorno credo sia stato a Parigi, per apprendervi la tecnica dell'acquaforte, mezzo di espressione che sempre più l'attrae (ed è pure da notare, in questi ultimi anni, un suo più intenso disegnare, una più forte carica di disegno nella sua pittura).
Otto Weininger diceva che a Siracusa si può nascere o morire, non vivere. Pensava, forse, a Platen che è andato a morirvi. Ma Tranchino non solo serenamente vi vive, ma ne rivive i miti lontani (che a volte appaiono come "citazioni" di De Chirico, di Savinio) e quelli dell'infanzia: tra il mare e la campagna, nei dissepolti splendori di una civiltà impareggiabile.
Leonardo Sciascia nel 1986
Gaetano Tranchino è morto oggi, 3 settembre.
Nella fotografia di Giuseppe Leone, Leonardo Sciascia e Gaetano Tranchino
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