17/01/2024
Questa pagina del civico Museo delle arti e delle tradizioni popolari “Roberto Fanelli” nasce con l’intento di promuovere un’istituzione attiva da ventisei anni ma, soprattutto, per farne comprendere il valore sociale e il ruolo di centro di cultura della comunità, attraverso la conservazione della sua memoria. Ogni Museo rappresenta la proiezione esterna del sistema economico, di valori e di tradizioni di un determinato territorio, elementi materiali ed immateriali che si offrono alla curiosità e alle riflessioni dei visitatori, tanto autoctoni, tanto di fuori. Le funzioni di conservazione e di attrazione sono state fin dall’inizio a fondamento della sua ideazione e della sua crescita. La quantità di materiale sistematicamente raccolto, perlopiù grazie a donazioni, e i numeri delle visite lo dimostrano ampiamente.
A proposito delle visite, possiamo rilevarne l’andamento negli ultimi cinque anni grazie ai registri delle firme, nei quali viene annotato anche il luogo di provenienza; dati che, per intuibili ragioni, vanno presi con beneficio d’inventario, ma che, in linea generale, danno una buona rappresentazione del flusso di presenze. Per il 2019 i visitatori che hanno apposto la loro firma sono stati 763; pochissimi quelli registrati nel 2020 e nel 2021, gli anni della pandemia di Covid-19, nei mesi di apertura sono stati rispettivamente 56 e 94, comunque la pausa forzata è servita a riorganizzare e sistemare gli ambienti del Museo; consistente la ripresa nel 2022, con 1.271 visitatori a cui sono seguiti i 924 del 2023, una flessione nel numero delle presenze, rispetto all’anno precedente, di circa il 25% che secondo la maggioranza degli operatori turistici molisani si è registrata in tutta la regione, ad eccezione forse della sola zona costiera. Vi è anche da dire che la parte rilevante dei visitatori si concentra nei mesi primaverili ed estivi, mentre per quanto riguarda la loro provenienza, tolto quel 40% di molisani (comprensivo dei riccesi), la fanno da padroni le regioni limitrofe, Puglia e Campania in testa, tallonate da Abruzzo e Lazio e poi dalle altre, con un 5/7% di turisti provenienti dall’estero.
Le cifre fornite danno riscontro di una istituzione ormai consolidata sul territorio grazie anche alla ricca ed articolata collezione di oggetti relativa ai diversi ambiti della cultura materiale e tradizionale locale per un arco di tempo che va dal XIX secolo al XX. Una istituzione che guarda al futuro, con la consapevolezza che le nuove forme di socialità e del digitale contribuiranno ad una maggiore conoscenza e percezione del patrimonio conservato e ad implementare il rapporto con il pubblico, pur mantenendo uno stretto legame con la comunità di riferimento.