29/05/2026
Fra Dolcino
predicatore italiano, famoso eretico millenarista e pauperista
Dolcino da Novara, o fra Dolcino come venne chiamato soprattutto dalla storiografia ottocentesca (Prato Sesia, 1250 circa – Vercelli, 1º giugno 1307), è stato un predicatore millenarista italiano, capo e fondatore del movimento dei dolciniani. Accusato di eresia dall'Inquisizione, fu catturato e giustiziato sul rogo nel 1307.
Le notizie storicamente accertate sulla figura e l'opera di Dolcino sono poche e incerte: le fonti principali (Bernardo Gui e il cosiddetto Anonimo sincrono) sono entrambe di parte avversa ai dolciniani.
Secondo alcune di esse il suo vero nome era Davide Tornielli. Il suo effettivo luogo di nascita è sconosciuto, anche se viene convenzionalmente indicato in Prato Sesia; così come la data di nascita. Si suppone tuttavia che sia nato nell'alto Novarese (è stato affermato, infatti, che il cognome Tornielli sia originario di Romagnano Sesia, una torre nel territorio di Trontano, in Ossola - oggi di proprietà privata e adibita a struttura ricettiva - porta quel nome). Il domenicano Bernardo Gui afferma che Dolcino fosse figlio illegittimo di un prete,[1] forse il parroco di Prato Sesia.
Nel 1291 Dolcino entrò a far parte del movimento degli Apostoli (il termine Apostolici, spesso in uso, non è invece attestato nelle fonti coeve e nei processi inquisitoriali) guidato da Gherardo Segarelli. È dubbio in tal senso come la definizione di "frate", con cui spesso anche Dolcino viene definito, debba essere intesa, perché non si è affatto sicuri che egli abbia mai pronunciato voti religiosi: si limitò forse ad autodefinirsi "fratello" nell'ambito del movimento ereticale. Gli Apostoli, in sospetto di eresia e già condannati da papa Onorio IV nel 1286, furono repressi dalla Chiesa cattolica e Segarelli fu arso sul rogo il 18 luglio 1300.
La predicazione di Dolcino si svolse anzitutto nella zona del lago di Garda, con un soggiorno accertato presso Arco di Trento. Nel 1303, predicando nei dintorni di Trento, Dolcino conobbe la giovane Margherita Boninsegna nativa di Cimego, donna che i cronisti posteriori definirono bellissima.[2] Margherita divenne la sua compagna e lo affiancò nella predicazione.
Dolcino si rivelò dotato di grande fascino e comunicativa e, sotto la sua guida, il numero degli Apostoli riprese a crescere. Si attirò le ire della Chiesa per i contenuti della predicazione, apertamente ostile a Roma e a papa Bonifacio VIII, di cui profetizzava la prossima scomparsa.
Durante gli spostamenti effettuati in Italia settentrionale per diffondere le proprie convinzioni e accrescere il numero dei seguaci, Dolcino e i suoi furono ospitati tra il Vercellese e la Valsesia. Qui, a causa delle severe condizioni di vita dei valligiani, le promesse di riscatto dei dolciniani furono accolte positivamente. Per questo, dopo un breve ritorno nel Bresciano, nelle valli delle Giudicarie ove conobbe la moglie Margherita e a Bagolino, approfittando del sostegno armato offerto da Matteo Visconti, nel 1304 Dolcino decise di occupare militarmente la Valsesia e di farne una sorta di territorio franco dove realizzare concretamente il tipo di comunità teorizzato nella propria predicazione. La cima delle Balme, presso Campertogno, è ricordata come temporaneo luogo di rifugio per Dolcino e i suoi seguaci[3], che poi si stanziarono nella località denominata Parete Calva situata presso Rassa,[4] più facilmente difendibile.
Di qui, il 10 marzo 1306, tutti i seguaci, denominati anche gazzari (ovvero catari[5]), abbandonati da Visconti, dopo una lunga marcia nella neve si concentrarono sul Monte Rubello sopra Trivero (poco distante dal Bocchetto di Sessera, nel Biellese), nell'attesa che le profezie millenaristiche proclamate da Dolcino si realizzassero.
Contro di loro fu bandita una vera e propria crociata, proclamata da Raniero degli Avogadro vescovo di Vercelli e che coinvolse anche milizie del Novarese
Fra Dolcino - Wikipedia https://share.google/2ke2ExJ9p7HYWwKtz