12/06/2026
Nella navata destra di San Paolo fuori le Mura, la luce ha cambiato padrone. 🕯️
Camminando sotto gli archi della basilica ostiense, lo sguardo corre inevitabile lungo la teoria dei clipei: 267 volti in mosaico che raccontano duemila anni di storia, da Pietro fino a qui. È una galleria senza cornice, fatta di tessere d’oro e di pietra, dove ogni papa guarda l’eternità con gli occhi del proprio tempo.
Fino al 21 aprile 2025, l’unico volto illuminato era quello di Francesco. Quella sera, nel silenzio della basilica, la sua luce si è spenta per rispetto. Perché a San Paolo la tradizione è chiara: la luce segue il successore di Pietro, non il ricordo.
Poi, il 14 gennaio 2026, il nuovo tondo è arrivato. Lo Studio del Mosaico Vaticano ci ha lavorato mesi: quindicimila tessere, alcune recuperate dall’Ottocento, come a cucire un filo invisibile tra i mosaicisti di ieri e quelli di oggi. Il 267° ritratto. Leone XIV.
Undici giorni dopo, la vigilia della Conversione dell’Apostolo, la basilica si riempie per i Secondi Vespri. Il cardinale Harvey, l’abate Ogliari, il coro che intona il Magnificat. E lui, Leone XIV, avanza verso la navata destra. Non c’è clamore, solo il fruscio delle vesti e il profumo d’incenso che sale. Con un gesto lento, quasi liturgico, accende la lampada sopra il proprio volto.
In quell’istante capisci tutto: la Chiesa è una staffetta di luce. Ogni papa riceve il testimone, lo porta per il suo tratto di strada, poi lo passa. La luce non si spegne mai cambia solo le mani che la reggono.
Se alzi gli occhi stasera, lassù in alto a destra, vedi un volto nuovo brillare nell’oro. È il volto di chi cammina adesso. E dietro di lui, nell’ombra rispettosa, 266 padri vegliano ancora.
📸 Hai mai visto i clipei da vicino? La prossima volta che sei a San Paolo, fermati sotto l’ultimo tondo acceso. C’è qualcosa di vertiginoso nel pensare che quella luce, tra cento anni, illuminerà un volto che oggi non esiste ancora.