Il sito
Il sito di Casal de’ Pazzi fu scoperto nel 1981 durante i lavori di urbanizzazione dell’area di Rebibbia, un quartiere a Nord Est della città, oggi densamente popolato. Il ritrovamento di una grande zanna di elefante diede il via ad un’indagine archeologica su un’area di oltre 1200 mq. Sabbie e ghiaie di origine vulcanica colmavano un tratto dell’antico alveo del fiume Aniene, inciso nel “
Tufo litoide lionato”, una roccia prodotta dal vicino Vulcano Laziale circa 366.000 anni fa. Nel giacimento vennero scoperti oltre 2000 reperti faunistici: elefante antico, bue primigenio o uro, ippopotamo, orso, rinoceronte, cavallo, cinghiale, iena, lupo, daino, cervo elafo, uccelli acquatici; ed inoltre resti fossili di foglie di una ulmacea. La presenza umana è testimoniata da un frammento di cranio attribuibile ad una forma arcaica di Homo, da oltre 1500 manufatti in selce e da pochi oggetti in osso. Il giacimento, datato a circa 200.000 anni fa, è eccezionalmente ben conservato e costituisce l’ultima testimonianza di una straordinaria serie di depositi pleistocenici che costellavano la bassa valle dell'Aniene, distrutti dall'avanzare della città. Nel pieno della città moderna, ci permette di immaginare un paesaggio preistorico scomparso, con grandi faune, vulcani e gruppi di uomini cacciatori-raccoglitori. Il Museo
I ritrovamenti suscitarono subito un forte interesse tra gli studiosi e la gente comune, tanto da stimolare un percorso di conservazione e valorizzazione del sito. La collaborazione tra molti istituzioni ha reso possibile la realizzazione di questo singolare museo. di deposito vennero protetti temporaneamente, mentre si progettava un edificio di copertura, poi realizzato tra il 1990 ed il 2000. Le opere di tutela sono poi proseguite nel 2001 con il restauro del giacimento. Molte azioni sono poi seguite per realizzare una piena valorizzazione del sito. Per l’allestimento sono state utilizzate varie tecniche comunicative: dalla tradizionale comunicazione testuale fino all’uso di moderne tecnologie. Sono stati privilegiati linguaggi diretti di tipo visivo / interattivo, che coinvolgono in maniera più immediata il pubblico. L’itinerario di visita prevede la vista del giacimento dall’alto di una passerella. L’illuminazione naturale evidenzia grandi massi rosati e resti fossili: zanne lunghe fino a 4 metri, denti, vertebre. E’ il paesaggio “archeologico”, ciò che resta dopo lo scavo. Poi, un impianto di oscuramento “sgancia” il visitatore dalla lettura oggettiva dei resti. Una voce fuori campo e luci correlate danno semplici risposte alle domande suscitate da questo paesaggio fossile, inaspettato nella f***a trama urbana che lo circonda, racchiuso da mura. Da questo momento il visitatore viene portato ad immaginare ciò che non c’è più. Con il sussidio di tecnologie informatiche l’alveo si riempie di acque “virtuali” facendo comprendere, quasi fisicamente, di essere dentro il fiume. Sulla grande parete collocata di fronte alla passerella appare una ricostruzione del paesaggio pleistocenico: è un breve filmato, che contiene sia sequenze in animazione che frammenti di riprese attuali. Compaiono il fiume, le piante, gli animali, tra cui l’elemento forte è la ricostruzione 3D dell’elefante antico. Di sottofondo la voce di un uomo che, duecentomila anni fa, viveva in quei luoghi e racconta il suo mondo. Il video “sfonda” la parete alternando la visione del passato (la Roma del Pleistocene con la ricostruzione dei paesaggi e dell’elefante antico) con le immagini del presente (sequenze di animali ancor oggi esistenti, pur se in habitat diversi da quelli della Roma attuale). Dopo questa full immersion, sono previsti vari livelli di approfondimento. In uno spazio esterno coperto, alcuni pannelli “raccontano” l’evoluzione dei paesaggi e della vita nella campagna romana, a partire da quando a Roma c’era il mare (circa 3 milioni di anni fa) fino a giungere all’attualità. Nella sala espositiva, che si affaccia con due grandi vetrate sul giacimento, sono presentati alcuni dei reperti rinvenuti. L’itinerario parte dalle tematiche ambientali per concludersi con le attività dell’uomo. Le vetrine sono corredate da disegni ricostruttivi. In questo spazio vi è anche un touch screen, dove è possibile confrontarsi con i temi offerti dall’esposizione in maniera ludica o interattiva. In questa “Pleistostation” è possibile utilizzare questionari, videogiochi, ipertesti e filmati. L’area esterna al Museo ripropone una ricostruzione dell'insieme floristico che poteva caratterizzare le sponde dell’Aniene circa 200.000 anni fa, da rivivere percorrendo un sentiero azzurro che richiama un percorso fluviale. Vi sono tre aree di sosta, dedicate alla realizzazione di laboratori didattici, dove si potranno anche tenere eventi di vario tipo, utili a promuovere il Museo ed a creare stretti legami con i cittadini ed il territorio. The site
The site of Casal de' Pazzi was discovered in 1981 during the urbanization works at Rebibbia, a district north-east of of Rome, now densely inhabited. The finding of a fossil tusk of elephant gave the start to the archaeological investigation in an area of 1200 sq.m. Sands and gravels had filled a stretch of an ancient riverbed dug in the "Tufo Lionato", a volcanic rock dated about 366,000 years ago. In the deposit were discovered more than 2.000 Pleistocene faunal remains. The human presence is testified by a fragment of skull and by over 1.500 lithics. The site, dating to about 200,000 years ago, is the last witness of a series of Pleistocene deposits that punctuated the lower Aniene valley, now destroyed by the spread of the city. The Museum
The significance of findings goaded the protection and the promotion of the site, and the partnership among many institutions has made possible the realization of the current museum. Many actions are followed to carry out a full protection of the site. A structure, specially designed, was built round about the preserved area and the deposit was restored. Museological and museographic actions followed, based on textual, verbal, symbolic and technological communication. Thus, in addition to the traditional forms of exhibition, more direct communication tools were preferred, like those of visual and/or interactive type. The aim was to make the visitor interact with information and also to keep his/her attention alive. The outside visibility of museum is provided by two large panels with artistic reconstructions of the Pleistocene environment. Then the visitors come into a large outdoor space with a thematic garden exemplifying part of the Pleistocene flora. Here spaces equipped for hands-on labs was also created. The itinerary includes a view of the deposit, naturally lit, from a footbridge. Then the exhibit hall is transformed in a dark room to project multimedia products that “tell” us the Pleistocene life. After this emotional “full immersion”, in a covered outdoor space, some panels "tell" the evolution of the landscape and life in the Roman countryside during the last 3.000.000 years. In the exhibition hall two large windows overlooks the site, and a few showcases show some of the finds, explained also by reconstruction drawings. There is also a "Pleistostation", by which the visitors can use questionnaires, video games, movies and hypertext.