28/05/2026
28 MAGGIO 1944: PRENDE IL VIA "HAMBURG", VASTA OPERAZIONE DI RASTRELLAMENTO DEL BIELLESE OCCIDENTALE
Il 18 aprile 1944 il governo della Rsi emana il cosiddetto bando “del perdono”, che concede a disertori e renitenti delle classi già richiamate la possibilità di presentarsi volontariamente ai distretti militari entro il 25 maggio - senza subire ripercussioni - minacciando altresì, dopo tale data, «un’azione inflessibile e di estremo rigore»: si tratta dell’estremo tentativo da parte fascista di debellare il fenomeno del “ribellismo”, rafforzando nel contempo il proprio potenziale militare.
Anche le autorità repubblicane della provincia di Vercelli predispongono un massiccio intervento propagandistico, che aumenta di intensità all’approssimarsi della data di scadenza del bando: oltre ai consueti manifesti murali e agli appelli sui giornali e alla radio, sono mobilitati podestà e commissari prefettizi e anche il clero è sollecitato a contribuire all’opera di persuasione nei confronti dei “ribelli”; tramite il Dopolavoro di Vercelli, viene allestito un carro-cinema-sonoro alla scopo di effettuare un giro propagandistico nelle valli «per portare a conoscenza degli sbandati il recente decreto del Duce»; si predispone inoltre la diffusione tramite aerei di decine di migliaia di manifestini.
Parallelamente all’atteggiamento conciliatorio, il capo della provincia Michele Morsero suggerisce ai comandanti dei reparti dell’esercito e della Gnr presenti sul territorio il prosieguo e l’intensificazione – «quale monito nei confronti dei ribelli che non avessero intenzione di presentarsi» - delle operazioni di perlustrazione e rastrellamento.
Lo sforzo messo in atto dai fascisti non ottiene però i risultati sperati.
A presentarsi agli uffici comunali, ai comandi della Gnr, al distretto militare di Vercelli, sono per lo più ex militari sbandati, ritornati da tempo alle proprie occupazioni civili senza aver provveduto a regolarizzare la propria posizione.
Decisamente più contenuto è il numero dei renitenti e dei disertori, i quali continuano a preferire la via della montagna: in alta Valle Elvo e sulla Serra, zona di operazioni del distaccamento “Bixio” e del neo-costituito distaccamento “Caralli”, tra l’aprile e il maggio del 1944 arrivano a concentrarsi circa 400 uomini, gran parte dei quali è però disarmata.
Il 22 maggio, tre giorni prima della scadenza del bando, Morsero chiede al comando del SS-Polizei Regiment 15 di «esaminare l’opportunità e la possibilità di disporre una energica immediata azione contro eventuali residui di ribelli», suggerendo il coinvolgimento della legione “Tagliamento”, del battaglione “Montebello” e delle unità territoriali della Gnr; contemporaneamente invita il comandante della “Tagliamento” Merico Zuccari a sottoporre la medesima richiesta al SS-Brigadeführer W***y Tensfeld, comandante delle SS e della polizia germanica per l’Italia nord-occidentale, specificando la necessità di un intervento «nella zona che oggi lascia ancora maggior preoccupazione e cioè quella a Ovest e a Sud-Ovest di Biella».
L'SS-Brigadeführer W***y Tensfeld (1893-1982) giunge in Italia dall’Ucraina nel gennaio 1944 per assumere il comando del settore Oberitalien West, che comprende Lombardia Occidentale, Piemonte e Liguria; il suo Stato maggiore – denominato Bandenbekämpfung Stab Oberitalien-West (BB-Stab-West), Comando regionale per la lotta alle bande – si insedia a Monza, prima a villa Tornaghi, in seguito a Villa Reale.
L’organizzazione di tutte le operazioni di rastrellamento (che saranno 45 in sedici mesi) è affidata al capitano della Gendarmeria Nikolaus Holm, e dal 1 novembre 1944 al capitano Gustav Täger.
Nella primavera del 1944 le forze a disposizione del BB-Stab-West comprendono: I e II Battaglione del SS-Polizei Regiment 15, Gendarmerie Zug (motorizzato) 1, Ost Bataillon (Volontari russi) e Georg.Btl. II/198 (Volontari georgiani), Gnr Comando Provinciale, Gnr Milizia confinaria “Monviso”, Gnr “Leonessa” con armati leggeri Fiat, una compagnia del Battaglione d’assalto “Pontida”.
L’inizio dell’operazione di rastrellamento contro le formazioni partigiane del Biellese occidentale – denominata “Hamburg” – viene fissato per domenica 28 maggio 1944.
L’operazione, programmata dal BB-Stab-West e la cui direzione è affidata al tenente colonnello Ludwig Buch, comandante del SS-Polizei Regiment 15, interessa una vasta area compresa tra Biellese, Canavese e Valle d’Aosta, suddivisa in quattro settori: Gressoney, Biella, Caluso e Ronco Canavese; la sede operativa è fissata a Ivrea.
Le forze impiegate ammontano a 3.150 uomini appartenenti a reparti italo-tedeschi: Gruppo di Combattimento del SS-Polizei Regiment 15 (II Battaglione); 1ª e 2ª Compagnia del I Battaglione del SS-Polizei Regiment 20; 100 doganieri della Zollgrenzschutz (Polizia di frontiera); una Compagnia del Gruppo corazzato “Leonessa” con due carri armati e due autoblindo; 200 elementi della Legione Autonoma Mobile “Muti” di Milano; una Compagnia della Gnr Milizia Confinaria; la 3ª Compagnia della Legione “Tagliamento” e due Compagnie del 115° Battaglione “Montebello”.
L’attacco ha inizio la mattina di domenica 28 maggio e si sviluppa su più direttrici – dalla Valle dell’Elvo, dal versante canavesano del Mombarone, dalla Valle di Gressoney – al fine di costringere i partigiani a ritirarsi verso la sommità delle montagne, chiudendo loro ogni via di fuga, per poi annientarli.
I garibaldini dei distaccamenti “Bixio” e “Caralli”, sorpresi dall’azione nemica e sottoposti ad un intenso bombardamento di mortai, si ritirano verso la cima del Mombarone, dove intorno a mezzogiorno vengono raggiunti da circa 200 giovani, tra renitenti e partigiani, provenienti dalla Valle di Gressoney.
I comandanti delle due formazioni, valutata la gravità della situazione, decidono intelligentemente – considerata la sproporzione di forze – di non accettare lo scontro su posizioni statiche ed elaborano una strategia di sganciamento: al calare del buio, i circa 150 uomini in possesso di armi e munizioni dovranno scendere nella Valle dell’Elvo e impegnare il nemico in brevi conflitti a fuoco, dando così la possibilità a coloro che sono disarmati di sgusciare, sfruttando la conoscenza dei luoghi, tra le maglie del rastrellamento.
Nel complesso la manovra ha successo, permettendo alla maggior parte dei “ribelli” di sottrarsi alla morsa avversaria: quattro sono però i partigiani che rimangono uccisi nella notte tra il 28 e il 29 maggio durante lo sganciamento.
Nei giorni successivi (29 maggio-2 giugno) il territorio della Valle Elvo viene setacciato dai reparti nazi-fascisti: sono in particolare i militi del SS-Polizei Regiment 20 a condurre le operazioni sul Mombarone, all’Alpe La Tura, sul monte Mucrone che portano alla cattura di quattordici giovani – partigiani del “Bixio” e del “Caralli”, renitenti e sbandati – i quali sono poi condotti al carcere del Piazzo di Biella.
Sabato 3 giugno sulla Serra sono fatti prigionieri dai militi del SS-Polizei Regiment 20 e da elementi della “Muti” altri otto partigiani, che vengono poi concentrati a Zubiena e quindi trasferiti a Biella, presso la scuola “Pietro Micca”, sede del 115° Battaglione “Montebello”.
Per i nazisti il bilancio di “Hamburg” non è tuttavia positivo: è lo stesso Tensfeld ad ammetterlo nel corso della riunione con alti esponenti della Rsi – tra cui Graziani, Ricci e Borghese - che ha luogo il 5 luglio 1944 presso il Ministero delle Forze Armate: «Si è appalesata l’impossibilità di chiudere la zona, dato che piccoli reparti approfittando della notte e della nebbia riescono a fuggire. L’azione non ha portato, per la prima volta, ai risultati desiderati, anche perché i ribelli non hanno accettato il combattimento e sono riusciti a sfuggire in gran parte».
Il disappunto nazista per il mancato annientamento delle formazioni partigiane del Biellese occidentale si traduce così nella decisione di dare un severo avvertimento ai “ribelli” irriducibili e alla popolazione che li sostiene: dall’Albergo Nazionale di Torino, sede del comando tedesco della polizia di sicurezza, giunge così a Biella l’ordine, indirizzato al comando del 115° Battaglione “Montebello”, di fucilare i ventidue partigiani prigionieri in una piazza del centro cittadino.