Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte

Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte, fondata nel 2008 dall'artista Elena La Verde è un'istituzione dedicata all'arte e alla cultura.

            Mancano circa due settimane all’evento di chiusura (13 giugno - ore 18 - Ingresso libero) della mostra “Del ...
31/05/2026





Mancano circa due settimane all’evento di chiusura (13 giugno - ore 18 - Ingresso libero) della mostra “Del Vedere e del Sentire” di Franco Marrocco, mostra che, curata dallo storico e critico d’arte Giorgio Agnisola ed ideata dallo stesso Agnisola e da Alfredo La Malfa e Dario Cunsolo, in questi mesi ci ha dato la possibilità di ammirare, presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, diciotto dipinti dell’artista che, nato nel 1956 a Rocca d’Evandro, è protagonista di una ricerca pittorica che trova la sua ragion d’essere in un personalissimo linguaggio astratto che fonde insieme materia, luce e colore.
Vi ricordiamo che il finissage sarà impreziosito dalla presenza di Franco Marrocco e di Giorgio Agnisola. Quest’ultimo dialogherà con il pittore e proporrà le sue considerazioni finali su “Del Vedere e del Sentire”.
Come sempre accade in queste occasioni, sarà possibile visitare tutti gli spazi espositivi della Fondazione, a cominciare dal Parco dell’Arte, vero e proprio “museo all’aperto” che fa parte del network Grandi Giardini Italiani ed ospita una serie di sculture e installazioni d’arte contemporanea.
In attesa di giorno 13 giugno, con questo post ci proponiamo di farvi conoscere meglio proprio Giorgio Agnisola.
Buona lettura!

Notissimo critico d’arte e scrittore, Giorgio Agnisola, nato a Maddaloni (CE) nel 1947, si è laureato nel 1974 in Ingegneria Meccanica dedicandosi parallelamente alla critica d’arte e alla letteratura.
È professore emerito di Arte Sacra alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (ITS - Istituto Teologico Salernitano), presso cui ha diretto per quindici anni la Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, da lui fortemente voluta insieme a Padre Giuseppe Manca SJ e di cui è oggi coordinatore della ricerca.
Tra i suoi libri ricordiamo almeno “Jurij e Lara. Lettura de ‘Il Dottor Zivago’” (Italibri, 1991), “L’addio. Lettura del distacco amoroso” (Guida, 1997), “Viaggio nell’opera. Vedere e sentire l’arte” (Moretti & Vitali, 2005), “La pietra e l’angelo, paesaggio sacro in Campania” (Guida, 2006), “L’oltranza dello sguardo in Friedrich, Monet, Cézanne” (Il Pozzo di Giacobbe, 2010), “L’avvertimento dell’oltre in Morandi, Rothko e Manzù” (Il Pozzo di Giacobbe, 2015), “Itinerari dell’anima. Campania e dintorni” (Guida, 2017), “Lo sguardo e l’oltre. Da Friedrich a Rothko” (Moretti & Vitali, 2018), “La misericordia nell’arte” (scritto con Andrea Dall’Asta) (Il Pozzo di Giacobbe, 2018), “Arte e dialogo nel Mediterraneo. Analisi, contributi, testimonianza, sguardi” (Il Pozzo di Giacobbe, 2020), “Artisti dell’Ottocento” (Caramanica Editore, 2021), “La materia trasparente. Testi critici 2010-2020” (Libria, 2021), “Henri Matisse, Gioia di vivere. Lettere e scritti sull’arte” (Donzelli Editore, 2022), “L’amore spezzato. Dei distacchi e degli addii” (Moretti & Vitali, 2023), “Quale arte sacra oggi?” (volume curato insieme ad Andrea Dall’Asta - Àncora, 2023).
Sempre restando ai libri di Giorgio Agnisola, ci fa piacere riportare quanto scritto nel sito dell’editore su “Viaggio nell’arte delle stelle. Dalle Grotte di Lascaux alla Space Art”, saggio pubblicato nel novembre del 2024 da Donzelli: «Il cielo notturno è uno spazio fisico e un luogo metafisico, e gli artisti lo sanno bene. Anche se oggi sembra affievolita quella trepidante percezione di infinito che in una notte di stelle il cielo restituisce alla nostra sensibilità e alla nostra coscienza, lo sguardo al cielo è ciò che dagli albori ci ha caratterizzato come esseri umani, e rimane un tratto distintivo della nostra specie. In questo prezioso volume Giorgio Agnisola racconta il rapporto tra l’uomo e le stelle attraverso opere e luoghi d’arte, dalla preistoria ai nostri giorni: dai dipinti parietali delle grotte di Lascaux alle immagini della dea egizia Nut, dalle volte celesti nelle cupole delle chiese ai grandi zodiaci dipinti dell’età rinascimentale, dai quadri romantici del primo Ottocento ai cieli stellati di Vincent van Gogh, dai paesaggi cosmici di Anselm Kiefer alle installazioni “stellari” dell’arte elettronica e all’Art Space degli ultimi decenni. Le tappe di questo viaggio nell’arte delle stelle sono scandite da un ricco apparato iconografico che mostra come, nel corso dei secoli, per l’uomo sia mutata l’immagine delle stelle, riflettendo i cambiamenti nelle credenze, nelle conoscenze scientifiche e nella sensibilità artistica. Il ricorso all’arte come spazio di questo viaggio tra visibile e invisibile traccia così un cammino nella bellezza e nell’interiorità, un’affascinante avventura dell’anima tra astronomia e astrologia, filosofia e teologia. Questo libro è un invito a guardare il cielo stellato e a rileggerlo nelle testimonianze dell’arte: se, come la scienza ci ha rivelato, siamo della stessa natura di quei punti luminosi che da millenni sono un imprescindibile riferimento per la nostra vita, allora forse proprio lassù, nei mondi stellari, si trova la risposta ai nostri più profondi desideri».
Dal 1990 Giorgio Agnisola collabora alle pagine culturali del quotidiano “Avvenire” ed in particolare alla pagina “Arte”. È membro dell’Associazione Internazionale dei Critici d’Arte. Attualmente dirige anche l’interessante quadrimestrale “AT - Arti e Teologie”.
Nell’aprile del 2024 ha ricevuto il prestigioso “Premio Montale Fuori di Casa 2024” per la sezione Montal/Arte con la seguente motivazione: «Perché ha saputo intessere il dialogo tra arte e sacro sia attraverso l’approfondimento scientifico sia attraverso l’insegnamento universitario. Il suo approccio al mondo delle arti nel segno della bellezza come espressione dello spirito ha aperto nuovi orizzonti di conoscenza e di speranza».
Giorgio Agnisola ha curato prestigiose esposizioni dedicate ad artisti come, solo per citarne alcuni, Emilio Greco, Paul Jenkins, Aligi Sassu. Inoltre, sempre per la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte di San Giovanni La Punta (CT), ha curato la mostra “Rosso Guttuso. Opere 1934 - 1984” (2017), la personale di Ettore Frani “Nel lucido buio” (2020-2021), la mostra fotografica di Begoña Zubero “NEEEV. Non è esotico, è vitale” (2022), la mostra antologica “Giusto Sucato: dal segno alla profezia” (2023) ed, infine, la mostra fotografica di Alfredo La Malfa “Il Silenzio e la Luce” (2025).

Per saperne di più
www.fondazionelaverdelamalfa.com
www.giorgioagnisola.it
www.donzelli.it

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         Sabato 13 giugno 2026 (ore 18 - ingresso gratuito) presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte di ...
25/05/2026






Sabato 13 giugno 2026 (ore 18 - ingresso gratuito) presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte di San Giovanni La Punta (CT) si celebrerà la chiusura della personale “Del Vedere e del Sentire” di Franco Marrocco.
La serata vedrà la presenza dell’artista nato nel 1956 a Rocca d’Evandro (CE) e del critico d’arte Giorgio Agnisola che dialogherà con il pittore e proporrà le sue considerazioni finali sulla mostra.
In attesa dell’evento, vi proponiamo il comunicato stampa dedicato al finissage di “Del Vedere e del Sentire”.
Buona lettura!

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Alla Fondazione La Verde La Malfa si conclude “Del Vedere e del Sentire”

Il prossimo 13 giugno 2026 (ore 18 - ingresso gratuito), presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte di San Giovanni La Punta (CT), chiuderà “Del Vedere e del Sentire”, personale di Franco Marrocco, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, istituzione per cui è anche docente di Pittura.
Curata dallo storico e critico d’arte Giorgio Agnisola e ideata da Alfredo La Malfa, Dario Cunsolo e dallo stesso Agnisola, la mostra ha permesso in questi mesi di ammirare una serie di dipinti dell’artista che, nato nel 1956 a Rocca d’Evandro (CE), è protagonista di una ricerca pittorica che trova la sua ragion d’essere in un personalissimo linguaggio astratto che fonde insieme materia, luce e colore.
Ultima occasione per osservare da vicino i quadri esposti, l’evento vedrà la presenza di Franco Marrocco e di Giorgio Agnisola che converserà con il pittore e proporrà le sue considerazioni finali su “Del Vedere e del Sentire”.
La mostra ha riscosso un sentito successo. In questi mesi, difatti, le opere di Franco Marrocco hanno costantemente dialogato con lo spettatore seducendone lo sguardo e spingendolo a compiere quel “viaggio dell’anima” che coinvolge la dimensione più intima e spirituale dell’essere umano, esortandolo a provare a comprendere la sua essenza più profonda.
«Il desiderio dell'artista è quello di avere comunque uno spazio di visibilità, affinché la propria opera diventi un luogo condiviso. Luogo nel senso di uno spazio ideale o, tra virgolette, di un racconto, anche se alla fine l’opera non è un racconto, ma è qualcos’altro che appartiene all’intimità. Nel momento in cui viene esposta, l’opera viene messa, diciamo, sotto lo sguardo e l’osservazione del pubblico, acquista un altro valore, acquista senso; il senso anche della verifica del lavoro stesso», sottolinea Franco Marrocco.
Giorgio Agnisola ci ricorda, poi, che “Del Vedere e del Sentire” è stata la mostra «di un artista di rilievo la cui opera è interpretata come un cammino, un viaggio. Un viaggio spirituale letto in una pittura che ha, sì, un segno astratto, informale, a tratti simbolico, ma che in realtà è soprattutto un luogo dialettico tra il Vedere e il Sentire. Un’espressione che riprende una ricerca interiore, elaborata con finezza, sensibilità, ma anche con grande e lucida attenzione intellettuale, e che diventa in questo lavoro sensibile e attenta dimensione dello spirito».
Alfredo La Malfa, infine, sottolinea che «è stato un piacere ospitare Franco Marrocco. “Del Vedere e del Sentire” ha rappresentato la continuazione di un percorso, già iniziato negli anni precedenti dalla nostra Fondazione, di ricerca di senso e di viaggio interiore. È stata una scelta importante e significativa, quella di Marocco, perché il suo lavoro è veramente una geografia dell'anima, una scoperta di ciò che è fondamentale per la condizione umana. Una scelta importante e significativa anche perché la Fondazione da tempo si adopera per proporre, offrire delle soluzioni artistiche alla ricerca del senso della vita».
Prosegue, dunque, l’ispirato “cammino” intrapreso dalla Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte e, in attesa di scoprirne gli snodi futuri, l’atto conclusivo di “Del Vedere e del Sentire” induce, oggi più che mai, a riflettere su quanto sia importante l’arte, e gli eventi che ne valorizzano gli esiti più felici, per avviare un percorso che ci renda più umani.

    Venerdì 8 maggio 2026 ricorre il quattordicesimo anniversario (2012 - 2026) della scomparsa di Elena La Verde, artis...
08/05/2026



Venerdì 8 maggio 2026 ricorre il quattordicesimo anniversario (2012 - 2026) della scomparsa di Elena La Verde, artista poliedrica e fondatrice della Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte.
La ricordiamo con alcuni versi datati marzo 1998 e tratti dal volume “Abbracciare il tempo. 1951 - 2012” (Guida editori, 2016), una raccolta di poesie che Elena La Verde ha composto nell’arco di oltre sessant’anni e che rappresenta «una sorta di “diario dell’anima” che esplora i sentimenti umani e la natura, con toni intensi e privi di retorica».

Prima che sia troppo tardi
vestirò di sole
la mia casa di tenebre
e aprirò alla luce i miei occhi
e gli altri mi vedranno
ammantata di luce,
e udranno la mia voce.
Celata,
m’avvolgo nel tiepido oblio.
Non sono mai nata
e mai esistita.
Prima che sia troppo tardi
mi vestirò di luce.

   La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, nella speranza che queste giornate di festa portino pace e serenit...
05/04/2026


La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, nella speranza che queste giornate di festa portino pace e serenità, augura a tutti BUONA PASQUA!

Immagine: Resurrezione (1457 - 1459 / tempera su tavola) di Andrea Mantegna (1431 - 1506)

   La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte augura a tutti un BUON 2026!Immagine: Katsushika Hokusai (1760 - 18...
31/12/2025


La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte augura a tutti un BUON 2026!

Immagine: Katsushika Hokusai (1760 - 1849), Vento leggero, mattino sereno (Fuji rosso), 1830-1832

     Un artista visionario che ha avuto la forza di dare sostanza ai suoi sogni, un uomo la cui intera opera è segnata d...
28/12/2025




Un artista visionario che ha avuto la forza di dare sostanza ai suoi sogni, un uomo la cui intera opera è segnata dal desiderio di voler cogliere il segreto, luminoso, ma profondo e non facilmente accessibile, della vita.
Con questo post vogliamo ricordare un grande amico della nostra Fondazione, un amico che ci ha lasciato troppo presto: Lorenzo Reina.
Buona lettura!

Nato nel 1960 a Santo Stefano Quisquina (in provincia di Agrigento), Lorenzo Reina ha incarnato appieno la figura dell’artista pastore, avendo saputo coniugare l’amore per la natura con quello per l’arte. Questo connubio si è realizzato attraverso la creazione, nel suo luogo natio, in circa trent’anni, della “Fattoria dell’Arte Rocca Reina”, realtà in cui la land art si è combinata sintonicamente con l’arte concettuale, in una relazione di commistione virtuosa tra l’umano e l’infinito. Assecondando, suo malgrado, i voleri del padre, che voleva continuasse la sua professione di pastore, Reina, nel suo approccio rispettoso, curioso, visionario e anche creativo verso la natura, ha imparato a lavorare la creta, la pietra calcarea e il legno.

«Mio padre mi voleva pastore, così ho passato la mia infanzia tra pecore e cani e un solo libro. Di notte scolpivo alabastri in una stalla dove riposavano altri pastori, che mi urlavano, tra le bestemmie, di andare a dormire. Scolpivo al lume di un pezzo di stoffa immersa nella nafta e quando le mie narici si riempivano di polvere e di fumo uscivo fuori a respirare sotto le stelle. Una notte chiesi al cielo di non farmi mai sazio della mia arte e sono stato ascoltato».

Grazie alle sue propensioni e competenze artistiche Lorenzo ha costruito, pezzo per pezzo, un ensemble emozionale unico, a 1.000 metri sul livello del mare. La “Fattoria” del resto si contraddistingue per una vera perla d’arte, ossia un teatro in pietra all’aperto, dalle atmosfere magiche e contemplative, dedicato, in primis, alle donne, essendo rivolto alla Costellazione di Andromeda, da cui trae il nome, e all’umanità tutta.

«In tanti mi chiedete come è nata l’idea del teatro. È scritto che “lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole” e alla fine del 1970 ha soffiato qui, su questa collina dove portavo le pecore a ruminare in pace. Mi parlavano, dicevano che in questo luogo dimorano spiriti buoni e decisi perciò di costruire qui un teatro di pietra».

L’opera di Lorenzo Reina, considerata il teatro in pietra più alto del mondo, trovandosi come detto ad un'altezza di circa 1.000 metri, è costituita da un palco di forma ellittica composto da 365 tasselli (365 come i giorni dell'anno) e da 108 cubi di pietra. I cubi, non altro che posti a sedere, sembrano disposti in modo casuale, ma, in realtà, riproducono in numero e disposizione le stelle della Costellazione di Andromeda.
Per accedere al teatro bisogna prima aprire e poi attraversare una porta che, vero e proprio passaggio tra due mondi distinti, richiudendosi separa nettamente l'area del teatro in cui domina la luce del sole dall'area esterna immersa nella penombra.
Il teatro è delimitato da una cinta di pietra che si chiude con una sorta di porta aperta che si affaccia sul vuoto ed in cui si trova un disco che, in corrispondenza del solstizio d'estate, proietta la sua ombra su un cerchio nero situato al centro del palco. La cavea è aperta verso l'orizzonte e lo spettatore, oltre a godere di una vista particolarmente suggestiva, è come immerso nel paesaggio: ciò amplifica la sensazione di ritrovarsi in una dimensione altra, in un luogo mistico e metafisico, un luogo che non appartiene più al nostro tempo.

«Quando le pecore arrivavano su questa collina succedeva qualcosa di particolare. Le pecore smettevano di correre e restavano come ammaliate dal paesaggio, allora ho capito che questo posto aveva un’energia particolare. L’energia è bastata racchiuderla dentro queste pietre per riuscire poi a ricreare quello che ora viene considerato un teatro a tutti gli effetti. Mi sono ispirato alla disposizione che le pecore hanno di solito quando pascolano, non in forma regolare. [...] I posti a sedere sono speculari alla Costellazione di Andromeda, ad ogni posto a sedere corrisponde una stella della Costellazione. All’inizio erano pecore, poi si sono trasformate in stelle, questa è una cosa che solo la poesia incontrando la scienza può fare».

La “Fattoria”, inoltre, al contempo annovera un laboratorio d’arte e un museo a pianta ottagonale, che mutua la struttura federiciana di Castel del Monte, affermandosi anche come luogo in cui la pastorizia e l’agricoltura divengono attività didattiche, sempre con una prospettiva di armonia a governare il rapporto tra paesaggio e cultura. Il tutto con un sentimento, anche ieratico, verso il cielo e l’infinito che l’artista ha miscelato con elementi che trasudano stille di storia umana, anche ancestrale, che riecheggiano l’intimo rapporto dell’uomo con il cosmo, con legami antichi con il magico e l’eterno. Con queste premesse il genio creativo di Reina ha dato vita alle sue opere.

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Dal 23 giugno 2024 al 12 gennaio 2025 la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte ha avuto il piacere di ospitare “Scolpire gli Elementi”, mostra di Lorenzo Reina che, curata dallo storico e critico d’arte Daniela Fileccia e promossa e ideata da Alfredo La Malfa e Dario Cunsolo, ha dato ai visitatori la possibilità di ammirare otto sculture dell’artista e una serie di fotografie di grande formato che, scattate dal figlio Christian Reina, restituivano tutto il fascino del Teatro Andromeda.

Queste la parole di Lorenzo Reina dette poco prima dell’inaugurazione della sua personale: «Le otto opere della mostra “Scolpire gli Elementi” sono state selezionate dalla curatrice e storica dell'arte Daniela Fileccia, che ne ha individuato le tematiche e il filo conduttore nella disamina critica. I lavori scelti fanno parte della collezione privata custodita nel mio museo personale, una torre ottagonale di ascendenza federiciana, dove contenuto e contenitore si fondono in un percorso indivisibile. Le opere trattano il processo alchemico della trasmutazione degli elementi attraverso il loro accostamento e opposizione, spesso conflittuale, ma che risolve o coagula in unità e catarsi la materia scolpita. L'arte per me deve necessariamente coincidere con il lavoro su sé stessi, che equivale a dire, alla propria vita, e le opere esposte ne sono una quintessenza».

Queste, invece, le dichiarazioni della curatrice di “Scolpire gli Elementi”, Daniela Fileccia: «La natura contemplativa di Lorenzo Reina e il quotidiano contatto con la natura gli hanno permesso di affinare i sensi e amplificare le sue percezioni. Lo studio, la poesia, gli incontri, la disciplina hanno risvegliato il mago dentro il pastore. Questa mostra vuole andare alla sorgente che ha alimentato l’energia creativa di un archiscultore in grado di accordare gli elementi nell’unico suono dell’origine. Il Teatro Andromeda è un tempio solare in cui si manifesta la quintessenza eterica di terra, acqua, fuoco e aria. Le sculture sono scrigni energetici che nutrono il Teatro, sono immagini cosmiche che dischiudono l’immaginazione creativa, sono strumenti accordati alla musica delle sfere».

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Alla luce della recente scomparsa di Reina, non dimenticheremo facilmente il finissage di “Scolpire gli Elementi”. Per l’occasione ospitammo il critico d’arte Giorgio Agnisola che, già autore di uno dei saggi critici inseriti nel catalogo della mostra, propose, alla presenza del celebre “archi-scultore”, le sue considerazioni finali sull’esposizione e parlò del suo libro “Viaggio nell’arte delle stelle. Dalle Grotte di Lascaux alla Space Art” (Donzelli Editore).
Quella di presentare il volume nel corso del finissage di “Scolpire gli Elementi” fu una scelta non casuale, dettata dal fatto che il saggio dello studioso campano dedica ampio spazio all’opera di Lorenzo Reina e rappresenta, come ricordato dallo stesso Agnisola, «un viaggio nell'arte e nel tempo, inseguendo il dialogo tra l'uomo e il cielo, dalla preistoria ai nostri giorni. Un viaggio dello sguardo e dell'anima, tra immagine e poesia, alla ricerca del senso della vita. In una notte di stelle».
«La presentazione di un libro come “Viaggio nell’arte delle stelle” è un evento felice per il finissage della mostra di Lorenzo. Una serata dedicata all’arte e alla scrittura consacrate alla ricerca dell’infinito», ebbe modo di sottolineare Daniela Fileccia.
Chiudiamo, infine, con le parole del presidente della Fondazione, Alfredo La Malfa: «“Scolpire gli elementi” si è inserita in un percorso che la Fondazione La Verde La Malfa sta compiendo da alcuni anni con varie personali. È un cammino nato in me dalla volontà di fare una ricerca del senso della vita attraverso l’arte. La personale di Reina è stata perfettamente conforme a questo mio desiderio».

Ciao Lorenzo, la Fondazione è sconvolta dal dolore. Il ricordo della mostra a te dedicata, 'Scolpire gli Elementi', è an...
27/12/2025

Ciao Lorenzo, la Fondazione è sconvolta dal dolore. Il ricordo della mostra a te dedicata, 'Scolpire gli Elementi', è ancora vivo in tutti noi.

   La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, nella speranza che queste giornate di festa portino pace e serenit...
23/12/2025


La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, nella speranza che queste giornate di festa portino pace e serenità, augura a tutti BUON NATALE!

Immagine: Marianne von Werefkin (1860 - 1938), Albero di Natale, 1911

        Avete già visitato la mostra “Del Vedere e del Sentire” di Franco Marrocco che, ospitata presso la Fondazione La...
27/11/2025





Avete già visitato la mostra “Del Vedere e del Sentire” di Franco Marrocco che, ospitata presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte di San Giovanni La Punta (CT) e curata da Giorgio Agnisola, presenta una ricca selezione di dipinti dell’artista nato nel 1956 a Rocca d’Evandro (CE)?
Se la risposta è no, vi ricordiamo che l'esposizione, inaugurata lo scorso 28 settembre, sarà visitabile su prenotazione e a pagamento fino al prossimo 30 dicembre 2025.
Franco Marrocco insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, istituzione di cui è anche Direttore, ed è protagonista di una ricerca pittorica che trova la sua ragion d’essere in un personalissimo linguaggio astratto che fonde insieme materia, luce e colore.
Ricordiamo, infine, che il biglietto d’ingresso per la mostra (10 euro) consentirà l’accesso a tutti gli spazi espositivi della Fondazione, a cominciare dall’immenso e suggestivo Parco dell’Arte, vero e proprio “museo all’aperto” che fa parte del network Grandi Giardini Italiani ed ospita, tra la rigogliosa vegetazione, una serie di sculture e installazioni d’arte contemporanea.
Vi aspettiamo!

Per saperne di più
www.fondazionelaverdelamalfa.com
www.francomarrocco.it

   #2025       Ritorna il Festival Le Vie dei Tesori!Quest’anno la città di Catania sarà protagonista per cinque weekend...
08/10/2025

#2025



Ritorna il Festival Le Vie dei Tesori!
Quest’anno la città di Catania sarà protagonista per cinque weekend dal 10 ottobre al prossimo 9 novembre e, come avrete già capito, non manca nel ricco programma della manifestazione una “esperienza” da vivere presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte (le visite, previste per domenica 19 ottobre, domenica 26 ottobre, domenica 2 novembre e domenica 9 novembre alle ore 10, possono essere prenotate sul sito del Festival Le Vie dei Tesori: dopo essere entrati nella sezione dedicata a Catania, cliccate su “Esperienze” e poi cercate “Natura e Installazioni nel Parco delle Meraviglie”).

Varcare i cancelli della Fondazione fortemente voluta dall’artista Elena La Verde significa ritrovarsi in un luogo magico dove arte e natura in perfetta simbiosi coniugano una bellezza che non può che travolgere chi l’ammira.
Dunque, un’esperienza unica che, nell’arco di quasi due ore, vede in un primo momento il visitatore godere di un ettaro di parco che dal 2015 fa parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani ed in cui si trovano ben quindici installazioni di grandi dimensioni realizzate da Elena La Verde con carcasse di automobili e materiale di riciclo. Poi, l’attenzione si sposta all’interno di una villa che su più piani rivela una serie di tesori inestimabili: una pinacoteca di arte contemporanea con opere di artisti come, solo per citarne alcuni, Modigliani, Guttuso, Pirandello, Accardi, Sanfilippo, Schifano; la Stanza della Memoria, ex atelier di Elena La Verde con opere di Lawrence Carroll, Lo**ta Timofeeva e Fabio Mauri; la Stanza della Pace progettata e realizzata dall’artista Angelo Casciello; il Museo del Costume, allestito in collaborazione con il Museo di Scicli, dove sono esposti abiti d’epoca che vanno da metà ‘700 ai primi del ‘900; il Museo del Libro che contiene vari testi e manoscritti dai primi del ‘500 fino a metà ‘800.

Infine, ad arricchire l’offerta della Fondazione, la mostra “Del Vedere e del Sentire” di Franco Marrocco, esposizione che, curata da Giorgio Agnisola ed ideata dallo stesso Agnisola insieme ad Alfredo La Malfa e Dario Cunsolo, presenta una selezione di dipinti dell’artista nato nel 1956 a Rocca d’Evandro (CE).
Franco Marrocco insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, istituzione di cui è anche Direttore, ed è protagonista di una ricerca pittorica che trova la sua ragion d’essere in un personalissimo linguaggio astratto che fonde insieme materia, luce e colore.
“Del Vedere e del Sentire” è stata inaugurata lo scorso 28 settembre e resterà in permanenza fino al 30 dicembre 2025.
Vi aspettiamo!

Per saperne di più
www.fondazionelaverdelamalfa.com
https://leviedeitesori.com/catania/
www.francomarrocco.it

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Indirizzo

Via Sottotenente Pietro Nicolosi, 29
San Giovanni La Punta
95037

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