08/01/2026
Caro Michele, la notizia della tua morte ha lasciato senza parole e una profonda e sincera tristezza. Questa fotografia sembra quasi testimoniare la tua grandezza, la tua immensità umana e morale dinanzi alla normalità e anche alle piccolezze del mondo. Racconta il tuo essere speciale, unico e con tanti pregi che è difficile elencare. Eri cordiale, disponibile, sincero, altruista, educato, rispettoso, simpatico, sereno, ottimista, autoironico, arguto e instancabile. Eri talmente tanto buono che quando ti mettevamo in guardia per certe tue generose e spontanee ingenuità tu sorridevi facendoci capire che certi cattivi pensieri, certe allusioni, erano nulla dinanzi alla tua soddisfazione per aver fatto, comunque, del bene. Come non ricordarti al Modern intere giornate al nostro fianco ad accogliere i visitatori con la tua trascinante spontaneità, sempre col sorriso, mettendo chiunque a proprio agio, e spesso restando seduto, da solo, al freddo, senza neppure tornare a casa per mangiare. Cone non ricordarti quando per scherzare ti proponemmo di vestirti - l'anno seguente- da babbo natale e tu invece quell'abito lo pretendesti subito? Amavi donare allegria a chiunque.
Quando scrissi il libro per i miei cinquant'anni volli inserire, tra i ricordi, anche un aneddoto che ti riguardava. Un aneddoto che ti faceva tanto ridere e che ti piacque altrettanto leggere. Ne eri orgogliiso ed è proprio con questo aneddoto, caro Michele, che ti voglio ricordare:
"Al Museo è legato un singolare episodio del quale fui involontariamente protagonista per "colpa" di Michele Marino , un simpaticissimo e corpulento agricoltore sammarchese sempre allegro, entusiasta, disponibile a dare una mano specialmente nei giorni di maggior affluenza di turisti, come ad esempio durante la Festa del Torrone, manifestazione frequentatissima che si svolge a San Marco ogni anno a dicembre.
Prima di raccontare l'accaduto va detto anzitutto che Michele, per scherzare, è solito da sempre rivolgersi a me e Luisa Taiani i, curatrice del Modern, con curiosi appellativi, ma mentre a lei tocca unicamente quello di "principessa", i miei variano invece da "sua eccellenza" a dotore e cavaliere fino addirittura all'improbabile "sua altezza".
Ciò premesso successe che proprio durante i giorni della Festa del Torrone, una mattina verso le otto - ritenendo che a quell'ora l'accesso pubblico al Museo dal piano terra fosse chiuso e avendo necessità di prendere o fare non ricordo cosa - salii attraverso la scala privata interna ma, essendo comunque sicuro di non trovare nessuno, non mi preoccupai affatto di essere ancora in pigiama, spettinato e con un plaid sulle spalle per proteggermi dal freddo siccome mi ero appena svegliato.
Appena però aprii la porta che collega casa mia alla prima sala del Museo trovai proprio davanti a me Michele che accompagnava in visita tre distinti signori - due uomini e una donna di mezza età - ai quali, nonostante il mio aspetto, senza alcun indugio mi presentò solennemen-te dicendo: «Lui è Sua Altezza Illustrissima il dottor cavalier Andrea Jelardi!!!».
A quel punto i tre - visibilmente imbarazzati ma nel contempo sentendosi in dovere di adempiere a un preciso cerimoniale quasi suggeritogli proprio da Michele che intanto con la sua mole imponente li sorvegliava a vista - non sapendo come regolarsi si inchinarono contemporaneamente, restando fermi ad angolo retto e mano nella mano al mio cospetto, appunto come si conviene davanti a un'Altezza Reale.
Solo dopo qualche secondo trovai la forza di dire loro «No, no, per ca**tà, alzatevi... Michele scherza», pur senza riuscire a trattenere le risate davanti a quella scena assolutamente surreale che sembrava un remake di Miseria e nobiltà" .
Michele, ogni volta che ricordavo questo episodio rideva di gusto ma poi ci tenevva a precisare: 'sua alte' ...ma perché? Io nunn aggio capito. Secondo te come ti dovevo chiamare??". Michele era così. Un uomo che ha agito sempre e solo col suo grande cuore e mai con la testa...Se lo avesse fatto sarebbe stato uno come tanti, e invece era una persona straordinariamenre vera e che resterà nel cuore di chiunque lo abbia conosciuto.