09/07/2023
L' DEL GIORNO
Il 30 Giugno del 1409, l'esercito aragonese del Regno di Sardegna affrontava a Sanluri l'esercito del Giudicato di Arborea.
I. IL REGNUM SARDINIAE ER CORSICAE
L'idea di assegnare alla Casa di Barcellona titolare della Corona d'Aragona il titolo di Rex Sardiniae et Corsicae, due isole ancora tutte da conquistare, era sorta nell'ambito delle trattative per porre fine alla Guerra del Vespro (1282-1302).
II. LA GUERRA DEL VESPRO
Si trattava del conflitto esploso dopo i Vespri Siciliani (1282) e il conferimento della Corona di Sicilia, da parte della nobiltà insulare, al Re d'Aragona Pietro III il Grande (1239-1385). Re Carlo d'Angiò (1226-1285) aveva conservato solo la parte continentale del Regno di Sicilia, con capitale Napoli, e aveva coinvolto del conflitto sia il nipote e Re di Francia Filippo III l'Ardito (1245-1285), che aveva attaccato il Regno d'Aragona sul fronte dei Pirenei, sia papa Martino IV, al secolo Simon de Brion (1210-1285), che aveva scomunicato il sovrano aragonese. Nel 1285, erano morti tutti i protagonisti del conflitto, i tre re e il pontefice, ma la guerra era proseguita sotto i loro successori.
II. IL TRATTATO DI ANAGNI
Dopo altri dieci anni, nel 1295, il Trattato di Anagni — mediato dal Re di Francia Filippo IV il Bello (1268-1314) e da papa Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani (1230-1303) — aveva convinto il Re d'Aragona Giacomo II il Giusto (1267-1327) a rinunciare alla Sicilia in favore di re Carlo II lo Zoppo (1254-1309), in cambio ottenendo, oltre alla revoca della scomunica, il diritto di conquistare Sardegna e Corsica, oltre al titolo regale sulle due isole e alla mano di una figlia di Carlo II, Bianca di Napoli (1280-1310).
L'accordo era poi stato fatto saltare dalla nobiltà siciliana, che non voleva tornare sotto il dominio angioino e che aveva eletto quale nuovo Re di Sicilia il fratello più giovane di Giacomo il Giusto, Federico III d'Aragona (1272-1337). Questi aveva proseguito la Guerra del Vespro associando a sé al trono il giglio Pietro II (1305-1342), ma Giacomo II, per poter conservare il diritto di conquista su Corsica e Sardegna, aveva dovuto addirittura far cambiare fronte alle forze aragonesi, combattendo il fratello.
III. LA PACE DI CALTABELLOTTA
Infine, dopo altri sette anni, era stata stipulata la Pace di Caltabellotta (1302), in base alla quale Federico III aveva riconosciuto la titolarità del Regno di Sicilia in capo a Carlo II lo Zoppo, che però aveva lasciato l'isola in mano a Federico III col titolo di Re di Trinacria, non trasmissibile agli eredi. Inoltre, Federico aveva sposato un'altra figlia di Carlo II, Eleonora d'Angiò (1289-1341/1343).
L'accordo, alla lunga, non era stato rispettato, ma intanto Giacomo II d'Aragona aveva conservato i propri diritti su Sardegna e Corsica.
IV. LA CONQUISTA DELLE ISOLE
Per varie ragioni, la campagna di conquista delle isole non aveva potuto avere inizio prima del 1323. All'epoca, la Corsica si trovava in uno stato di anarchia, mentre il territorio della Sardegna era frammentato tra il Giudicato di Arborea, i territori d'oltremare della Repubblica di Pisa, il Comune di Sassari e tre stati signorili appartenenti ai della Gherardesca, ai Malaspina e ai Doria.
Una prima alleanza tra Aragonesi e Arborea aveva consentito alle forze di Giacomo II, sotto il comando del principe Alfonso il Benigno (1299-1336) di occupare Cagliari e i territori pisani sin dal 1324. Da quel momento, la presenza aragonese sull'isola si era fatta sempre più pressante. Il principe Alfonso era divenuto re Alfonso IV e, il 1329 e il 1336, aveva aperto un durissimo conflitto contro la Repubblica di Genova, nel corso del quale aveva ottenuto Sassari, ma subìto un blocco navale dei porti catalani, da cui era derivata una terribile carestia.
Il suo successore Pietro IV il Cerimonioso (1319-1387) aveva ripreso il conflitto con Genova, alleandosi però con Venezia nell'ambito della Guerra degli Stretti (1550-1553) e in questo modo consolidando la posizione aragonese di Alghero. In tale contesto, aveva iniziato il conflitto con il Giudicato d'Arborea di Mariano IV (1319-1375).
A Pietro IV era succeduto prima il figlio Giovanni I il Cacciatore (1350-1396), poi — morendo questi senza eredi maschi ancora in vita — il di lui fratello Martino I l'Umano (1356-1410).
V. MARTINO I D'ARAGONA
Martino l'Umano, detto anche Martino il Vecchio, era riuscito a riunire la Sicilia alla Corona d'Aragona, mediante il matrimonio tra il proprio figlio Martino il Giovane (1374-1409) e l'ultima discendente di Federico III di Sicilia, Maria di Sicilia (1363-1401), unica figlia legittima di Federico IV (1341-1377), a sua volta figlio di Pietro II.
In Sardegna, Eleonora d'Arborea (1347-1403) aveva dato del filo da torcere alle forze aragonesi ma, dopo la morte sua e del figlio Mariano V Doria-Bas (1378/1379-1407), Martino I d'Aragona aveva chiesto al figlio, Martino I di Sicilia, di porre fine al Giudicato d'Arborea, caduto in crisi di successione.
VI. LA BATTAGLIA DI SANLURI
Sotto la guida di Martino I il Giovane e di Pietro Torrelles, luogotenente del Re d'Aragona Martino l'Umano, l'esercito aragonese sconfisse le forze di Arborea, guidate dal suo ultimo Giudice, Guglielmo II di Narbona de Serra Bas (1370-1424), altresì Visconte di Narbona come Guglielmo III.
VII. CONSEGUENZE
A seguito di questa sconfitta, in capo a un anno il Giudicato d'Arborea si sarebbe arreso, ponendo fine — dopo cent'anni di guerre — all'indipendenza sarda.
Al contrario, la Corsica, ripresa da Genova, non sarebbe stata conquistata dalla Corona d'Aragona.
VIII. IL DESTINO DI MARTINO IL GIOVANE
Il completamento della conquista dell'isola non sarebbe stato vissuto tuttavia da Martino il Giovane, poiché meno di un mese dopo la vittoria di Sanluri sarebbe morto di malaria. La leggenda vuole che la morte sia sopraggiunta in quanto, appena contratta la malaria, un'avvenente fanciulla di Sanluri, che — essendo note le passioni del giovane condottiero — lo avrebbe appositamente sedotto, ne avrebbe fiaccata la forza fisica inducendolo a continui incontri amorosi, infine lasciandolo stremato, facile preda della morte.
IX. MARTINO IL VECCHIO
A Martino I il Giovane sarebbe succeduto il padre, Martino I d'Aragona e II di Sicilia. Egli aveva favorito l'acquisizione del trono di Sicilia da parte del figlio, che aveva inizialmente guidato come reggente. Tuttavia, morendo senza discendenza ancora in vita, egli sarebbe stato l'ultimo sovrano aragonese della stirpe di Barcellona.
X. LE FONTI
Per la redazione di questo articolo sono state consultate varie fonti, tra cui si menzionano "Il Mezzogiorno medievale, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi nei Secoli XI-XV", di Salvatore Tramontana (1926-2015), il Volume 2 (1929), Volume 9 (1931), il Volume 14 (1932), il Volume 22 (1934), il Volume 27 (1935) e il Volume 35 (1937) della "Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti" edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alle voci "Alfonso IV d'Aragona, III di Catalogna, detto il Benigno", di Ramon d'Alos-Moner (1885-1939), "Carlo I d'Angiò, re di Sicilia" e "Carlo II d'Angiò, detto lo Zoppo, re di Sicilia", di Romolo Caggese (1881-1938), "Eleonora d'Arborea", di Enrico Besta (1874-1952), "Federico II d'Aragona, re di Sicilia" e "Martino il Giovane, re di Sicilia", di Giuseppe La Mantia, "Martino I il Vecchio, conte-re di Catalogna-Aragona, II re di Sicilia", "Pietro III re di Aragona, II di Catalogna, I di Sicilia, detto il Grande" e "Pietro IV re di Aragona, III di Catalogna, detto il Cerimonioso", del predetto Ramon d'Alos-Moner, e "Vespro siciliano", di Ernesto Pontieri (1896-1980), e — dello stesso editore — il Volume 20 (1977), il Volume 42 (1993), il Volume 45 (1995), il Volume 71 (2008) e il Volume 83 (2015) del "Dizionario Biografico degli Italiani", alle voci "Carlo I d'Angiò, re di Sicilia", di Peter Herde (n. 1933), "Carlo I d'Angiò, re di Sicilia", di August Nitschke (1926-2019), "Eleonora d'Arborea", di di Antonello Mattone (n. 1947), "Federico III d'Aragona, re di Sicilia", di Salvatore Fodale (n. 1943), "Martino I d’Aragona, re di Sicilia" e "Martino I d’Aragona, re di Sicilia", del predetto Salvatore Tramontana, e "Pietro I di Sicilia, III d'Aragona", di Pietro Corrao, e il "Diccionario biográfico español" edito dalla Real Academia de la Historia diretta da Gonzalo Anes Álvarez de Castrillón (1931-2014), alle voci "Alfonso IV de Aragón", "Fadrique III de Sicilia", "Jaime II", "Juan I de Aragón", "Martín I", "Pedro III de Aragón" e "Pedro IV de Aragón".
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[Nell'immagine: la battaglia di Sanluri vista dal pittore italiano Giovanni Marghinotti (1798-1865)]
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