08/11/2025
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𝐂'𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐀𝐠𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢...
Andrea Vessicchio lo si riconosceva dal passo lento, dallo sguardo pieno di sole e di sale, dalle mani segnate da una vita intera passata sul mare. Uno degli ultimi veri pescatori agropolesi, figlio di una famiglia che per generazioni ha vissuto di reti, di barche e di albe in porto. Andrea nacque quando Agropoli era un paese semplice, un luogo dove il mare non era un panorama turistico, ma pane quotidiano. Da bambino correva sul molo dietro a suo padre e ai suoi zii, uomini duri, silenziosi e pieni di saggezza. Si svegliava prima dell’alba, quando il porto era ancora avvolto nella notte e l’unico suono era lo sciabordio dell’acqua contro i gozzi. Aveva imparato presto che il mare non si comandava: si ascoltava. Sapeva leggere il colore dell’acqua, prevedere il vento “annusando” l’aria, capire quando era il momento giusto per calare le reti osservando il volo dei gabbiani.
Un sapere antico, tramandato nella sua famiglia come un tesoro prezioso. La sua storia era fatta di fatiche che oggi sembrano lontane:
- notti intere in mare aperto;
- mani dure e spaccate dal sale;
- reti che il mare strappava e che lui ricuciva la sera, seduto con la moglie fuori casa;
- albe spettacolari che solo chi aveva vissuto il mare poteva comprendere davvero.
Andrea arrivava sempre per primo al porto. Nei giorni fortunati rientrava con la barca carica di cassette colme di pesce; nei giorni duri tornava con gli occhi stanchi, ma con la stessa filosofia di sempre: “Il mare dà, il mare leva. Ma chi lo rispetta, non torna mai con le reti vuote”.
Seduto su una cassetta di legno, raccontava storie che sembravano romanzi:
– la tempesta del ’72 che aveva fatto tremare tutto il porto;
– il pesce spada che gli aveva quasi sfasciato la barca;
– la notte in cui un fulmine aveva illuminato lo Scoglio di Trentova come fosse pieno giorno;
– il cormorano che era diventato suo amico.
Andrea era molto più di un pescatore: era memoria, tradizione, identità. Un uomo che aveva vissuto il mare non come un mestiere, ma come una promessa eterna. Con la sua voce e il suo sguardo raccontava un’Agropoli che oggi sembra lontana, ma che viveva ancora nei suoi ricordi. Il mondo cambiava, ma lui restava lì, custode silenzioso di un tempo che non tornava più. E ogni volta che parlava, Agropoli sembrava riavvicinarsi alle sue radici, alla forza del suo mare, all’anima della sua gente. La storia di Agropoli deve molto a uomini come Andrea Vessicchio. Uomini che avevano il mare nel sangue e che hanno lasciato pagine indimenticabili nella memoria della nostra comunità.
(Ernesto Apicella)