Associazione Pescatori di Castellabate

Associazione Pescatori di  Castellabate Associazione Pescatori di Castellabate. Museo del mare.

07/09/2026
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07/09/2026

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Semplicemente....immagini dal mare🌊❤️
07/09/2026

Semplicemente....immagini dal mare🌊❤️

07/09/2026

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Un profilo vissuto sul mare, con la salsedine tra le mani e l'ingegno tipico delle genti del Cilento: ecco il racconto d...
06/09/2026

Un profilo vissuto sul mare, con la salsedine tra le mani e l'ingegno tipico delle genti del Cilento: ecco il racconto della vita di Vincenzo.

Vincenzo Federico: "Cincino ’re Castagnieddo", una vita scolpita dal mare.

A Castellabate, il 18 ottobre del 1927, il mare non era soltanto un’orizzonte da guardare, ma un destino a cui appartenere. In quel giorno nasce Vincenzo Federico, primogenito di una famiglia numerosa che avrebbee contato ben nove figli. Suo padre, Gabriele, era un ex carabiniere congedato per una pleurite contratta durante il servizio; sua madre, Angelina Di Matteo, apparteneva alla storica stirpe dei Rumiti di Punta dell'Inferno. Fu nel borgo marinaro, porte delle gatte, Vincenzo divenne presto per tutti "Cincino ’re Castagnieddo".

La sua vita fu un'avventura sul mare, fin da giovanissimo. Erano gli anni complessi del dopoguerra quando, ancora ragazzo insieme al padre, venne sorpreso con le classiche "botte", gli esplosivi utilizzati all'epoca per la pesca. A salvarli fu la prontezza di spirito e una scusa candidamente inventata: sostennero di averle appena trovate e di essere in cammino verso la caserma per consegnarle. La vicenda finì davanti al tribunale di Castellabate, ma grazie al provvidenziale interessamento di Don Valentino Izzo, padre e figlio vennero prosciolti.

Il vero talento di Cincino si rivelò nella pesca come lampista sui gozzi delle cianciole per la cattura delle alici fra il golfo di Salerno e Policastro. Aveva un'energia inesauribile: dopo aver buttato l'ancora, illuminato il mare, guardato la provenienza della corrente marina, tolti i remi, dato il primo sguardo in superfice se si vedeva correre qulche alice" sfuriata" (nuotare allimpazzata) , c'era da aspettare che "assummavano" (venissero a galla), Vincenzo passava il tempo, con la fiocina in pugno, arpionando i pesci spada anch'essi attratti dalla lampara. Ma mentre gli altri marinai, al rientro in porto, cercavano il meritato riposo, Vincenzo saliva sul suo gozzo per andare a calare le reti, a fare la mattinata per le triglie, iseguendo un'entrata in più per sostenere la famiglia. Il suo gozzo portava un nome preciso e pieno d'affetto: Angelina il primo, e Nuova Angelina il secondo, un omaggio costante e devoto alla madre.

La pesca lo portò lontano dalle acque di casa: oltre alla costa cilentana, Cincino navigò e calò le reti ad Anzio, a La Spezia e persino lungo le coste francesi, accumulando un patrimonio di esperienza eccezionale.

Col passere degli anni quando la salute iniziò a presentargli il conto, il mare rimase la sua vera cura e la sua sola ragione di vita. Non smise di uscire in barca, accompagnato dal cognato Mingucceda (Domenico Cannalonga)continuando a respirare quell'aria salmastra di cui non poteva fare a meno. E quando il fisico gli impose di passare più tempo a terra, inventò una seconda vita lavorativa nel suo sottano in via Duca degli Abruzzi.
Lì, tra il profumo di canapa e nylon, avviò da solo un'attività artigianale per la costruzione di reti da pesca partendo da zero. La sua maestria divenne presto nota ben oltre i confini del paese: le commissioni per le sue reti arrivavano non solo dai pescatori locali, ma dal Napoletano e dalla Calabria, a testimonianza di un'arte e di una dedizione che hanno reso la storia di "Cincino ’re Castagnieddo" una memoria viva e indimenticabile di Castellabate.

"Una nota simpatica:
Un armatore di Agropoli, Vituccio Ruocco, per ingaggiarlo come lampista gli regalò una delle prime TV MIVAR, per convincerlo ad imbarcarsi."

❤️Anche quando le gambe non reggevano più il rollio del gozzo e le mani, segnate dalla salsedine se pur si muovevano più lente nel mazzeno, a Cincino i suoi occhi restavano là, fuori. Fra gli archi...guardavano le onde infrangersi sugli scogli del Travierso.....
La ricchezza che ha lasciato? Quella che conta davvero: l'esempio di un uomo che non si è mai risparmiato per la famiglia .
perchè nell' ambiente marinaro i pescatori non muoiono. Si fanno "mare" anche loro. E continuano a illuminare la rotta per chi resta a terra.❤️

• Le preziose informazioni mi sono state raccontate direttamente da suo figlio Gabriele (Lello).con gli occhi lucidi ...
• (Nella foto piccolo sulla poppa del lanzino fra le sue braccia)

Gianluca di luccia.❤️🌊

06/09/2026
Buona notte    Con il vento in poppa Padre e figlio Skipper per caso....Infante Domenico e Luigi
05/09/2026

Buona notte
Con il vento in poppa

Padre e figlio
Skipper per caso....
Infante Domenico e Luigi

05/09/2026
Buongiorno
05/09/2026

Buongiorno

Per introdurre questo pescatore, mi piace farlo raccontando un aneddoto che fa capire la sua personalità unica.Anni '80,...
04/09/2026

Per introdurre questo pescatore, mi piace farlo raccontando un aneddoto che fa capire la sua personalità unica.

Anni '80, sullo scivolo dello scario. Tutti i gozzi rientravano uno dopo l'altro, come ogni mattina. Si tirava a secco e si procedeva alla vendita del pescato ai villeggianti estivi. Attorno ad ogni gozzo, una folla di gente che si accalcava per accaparrarsi il pesce di prima qualità, e spesso nascevano litigi molto accesi.

Mentre sta per entrare il gozzo ROSA, a bordo c'è "Francisco" intento a spegnere il motore. Tolse lo jagio (la barra del timone), poi il timone, scese dal gozzo, prese il sivo per ingrassare i legni (le falanghe)... insomma, i soliti rituali. Nel frattempo, tutti i villeggianti gli chiedevano cosa avesse pescato. "Don Francè di qua, Don Francè di là..."

Rispondeva a tutti: "Non ho preso niente stamattina, è andata male!". Ma comunque continuavano a chiedere. Vedendo che non se ne andavano, Francisco rispondeva farfugliando parole insensate, battute, frasi incomprensibili.

Un signore a voce alta gli disse: "Ca avit ritt?" (Che avete detto?)

“'Na crapa! aggia pigliato sulo na crapa!” - Nel gergo marinaro si usava dire anche "un ciuccio", "un capretto", per dire che di pescato non c'era niente.

A quel punto tutti se ne andarono verso l'altro gozzo che stava rientrando.

Rimase solo un signore, quello che gli aveva chiesto.

Dopo aver sistemato la barca, tolto il tappo di aleggio, ricoperto il motore e sistemato i remi, Francisco iniziò a sbrogliare i grovigli nelle reti creati da murene, gronchi e pescetti. Stava lì con calma, quando gli si avvicinò quel signore e a voce bassissima gli disse: "Don Francè, ma vulite rà a me chella crapa?"

Francisco scoppiò a ridere: "Quale capra?"

"Ma scusate, voi avete detto solo una capra!"

"Sì, ma per dire niente!" rispose Francisco.

"Ahhh!" disse quel signore, "io credevo fosse un granchio, una granseola grande!"

Per fortuna, alla fine se ne fece una bella risata anche il villeggiante.

Ecco, questo era Francesco Martuscelli, detto Francisco 're zi Tore. In questo rione ha lasciato non solo il ricordo di belle pescate, ma più di tutto il suo umorismo instancabile. Se si fermava a parlare con gli amici o se gli andavano incontro per qualche consiglio di pesca, la prima cosa era sempre una battuta confusa, una risposta farfugliata o qualche notizia fantasiosa. Era il suo carattere.

Ovviamente veva anche l'altro lato della medaglia: Severo in famiglia, determinato nella pesca, combattivo, intraprendente per i suoi tempi nel realizzare le reti a tramaglio per aragoste e per triglie - la sua passione - come il rezzaglio da lancio. Era stato armatore, con i suoi fratelli, di una grande cianciola, il SAN PIETRO.

Poi si dedicò sia alla pesca delle triglie con il suo gozzo, sia come marinaio di lampara. Nel pomeriggio si recava al porto di San Marco con la sua barca, l'ancorava lì e si imbarcava per la pesca delle alici. Dopo una nottata di mare, al mattino riprendeva il gozzo e si dedicava al pesce coloratissimo, la nostra triglia rossa di Licosa. E così tutti i giorni.

Francisco sapeva realizzare una rete partendo dal solo gomitolo di nylon (sarcire), instancabile con l' acucella.

Spesso il mare agitato faceva impigliare cumuli di piante di posidonia nelle reti e occorreva l'aiuto di tutti; anche sua moglie Bettina e i figli gli erano di grande aiuto.

Insomma, un grande pescatore, un grande lavoratore... che alla fine, di "capre,"...non ne ha mai presa una..... venduta nemmeno!❤️🌊

Gianluca di luccia

Indirizzo

Lungomare De Simone
Santa Maria Di Castellabate
84048

Sito Web

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