04/09/2026
Per introdurre questo pescatore, mi piace farlo raccontando un aneddoto che fa capire la sua personalità unica.
Anni '80, sullo scivolo dello scario. Tutti i gozzi rientravano uno dopo l'altro, come ogni mattina. Si tirava a secco e si procedeva alla vendita del pescato ai villeggianti estivi. Attorno ad ogni gozzo, una folla di gente che si accalcava per accaparrarsi il pesce di prima qualità, e spesso nascevano litigi molto accesi.
Mentre sta per entrare il gozzo ROSA, a bordo c'è "Francisco" intento a spegnere il motore. Tolse lo jagio (la barra del timone), poi il timone, scese dal gozzo, prese il sivo per ingrassare i legni (le falanghe)... insomma, i soliti rituali. Nel frattempo, tutti i villeggianti gli chiedevano cosa avesse pescato. "Don Francè di qua, Don Francè di là..."
Rispondeva a tutti: "Non ho preso niente stamattina, è andata male!". Ma comunque continuavano a chiedere. Vedendo che non se ne andavano, Francisco rispondeva farfugliando parole insensate, battute, frasi incomprensibili.
Un signore a voce alta gli disse: "Ca avit ritt?" (Che avete detto?)
“'Na crapa! aggia pigliato sulo na crapa!” - Nel gergo marinaro si usava dire anche "un ciuccio", "un capretto", per dire che di pescato non c'era niente.
A quel punto tutti se ne andarono verso l'altro gozzo che stava rientrando.
Rimase solo un signore, quello che gli aveva chiesto.
Dopo aver sistemato la barca, tolto il tappo di aleggio, ricoperto il motore e sistemato i remi, Francisco iniziò a sbrogliare i grovigli nelle reti creati da murene, gronchi e pescetti. Stava lì con calma, quando gli si avvicinò quel signore e a voce bassissima gli disse: "Don Francè, ma vulite rà a me chella crapa?"
Francisco scoppiò a ridere: "Quale capra?"
"Ma scusate, voi avete detto solo una capra!"
"Sì, ma per dire niente!" rispose Francisco.
"Ahhh!" disse quel signore, "io credevo fosse un granchio, una granseola grande!"
Per fortuna, alla fine se ne fece una bella risata anche il villeggiante.
Ecco, questo era Francesco Martuscelli, detto Francisco 're zi Tore. In questo rione ha lasciato non solo il ricordo di belle pescate, ma più di tutto il suo umorismo instancabile. Se si fermava a parlare con gli amici o se gli andavano incontro per qualche consiglio di pesca, la prima cosa era sempre una battuta confusa, una risposta farfugliata o qualche notizia fantasiosa. Era il suo carattere.
Ovviamente veva anche l'altro lato della medaglia: Severo in famiglia, determinato nella pesca, combattivo, intraprendente per i suoi tempi nel realizzare le reti a tramaglio per aragoste e per triglie - la sua passione - come il rezzaglio da lancio. Era stato armatore, con i suoi fratelli, di una grande cianciola, il SAN PIETRO.
Poi si dedicò sia alla pesca delle triglie con il suo gozzo, sia come marinaio di lampara. Nel pomeriggio si recava al porto di San Marco con la sua barca, l'ancorava lì e si imbarcava per la pesca delle alici. Dopo una nottata di mare, al mattino riprendeva il gozzo e si dedicava al pesce coloratissimo, la nostra triglia rossa di Licosa. E così tutti i giorni.
Francisco sapeva realizzare una rete partendo dal solo gomitolo di nylon (sarcire), instancabile con l' acucella.
Spesso il mare agitato faceva impigliare cumuli di piante di posidonia nelle reti e occorreva l'aiuto di tutti; anche sua moglie Bettina e i figli gli erano di grande aiuto.
Insomma, un grande pescatore, un grande lavoratore... che alla fine, di "capre,"...non ne ha mai presa una..... venduta nemmeno!❤️🌊
Gianluca di luccia