24/04/2026
𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟒 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟒𝟏 - 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.
Nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1841, Anna Schiaffino Giustiniani, detta Nina, tenta per una terza fatale volta il suicidio, si getta dalla finestra della sua camera di Palazzo Lercari, in via Garibaldi, in coincidenza dell'anniversario del primo incontro con Cavour, a Genova nel 1830. Il salto di undici metri non basta a stroncare all'istante la vita di Anna che deve aspettare alcuni giorni prima di spirare, morirà poi il 30 aprile.
Il 24 aprile 1841, a palazzo Lercari, in quella che si chiamava strada Nuova, oggi via Garibaldi, si sta tenendo una serata di gala ma Nina è triste. Nonostante il matrimonio con Stefano Giustiniani, nobile e filomonarchico, da qualche tempo la giovane ha una relazione con Camillo Cavour, ufficiale dell’esercito e patriota. Una relazione fatta di una f***a corrispondenza, di alti e bassi e di incontri clandestini tra Genova, Torino e Vinadio, che si interrompe bruscamente proprio per decisione di Camillo.
Una decisione che devasta Nina. Al culmine della disperazione, la 33enne incurante della festa che si sta svolgendo, scrive le ultime righe all’amato e si lancia dalla finestra della sua stanza ponendo fine alla sua sofferenza d’amore.
Una cronaca di quanto accaduto che si intreccia alle vicende storiche dei movimenti patriottici e che, inevitabilmente, riporta a una delle numerose leggende di Genova.
Nina era il diminutivo con cui veniva chiamata Anna Schiaffino Giustiniani, la giovane suicida all’età di 33 anni, il cui corpo riposa nella chiesa della Santissima Concezione Padre Santo a Genova, in piazza dei Cappuccini.
Nina, nata a Parigi il 9 agosto del 1807, trascorse la sua infanzia sulle rive della Senna.
Arrivata a Genova a seguito del padre, nominato console generale di Francia a Genova. A 19 anni Anna venne data in sposa al marchese Stefano Giustiniani, rampollo di una delle più influenti famiglie genovesi e di posizioni filomonarchiche. Posizioni che Nina non condivise mai e che anzi contrastò, essendo lei filo repubblicana.
Dal matrimonio nacquero due figli ma in Nina montava la frustrazione per aver sposato un uomo che non amava né stimava.
Il suo fervente attivismo fece nascere uno dei salotti tra i più frequentati, proponendo raccolte fondi per la Giovine Italia Mazziniana e diventando, di fatto, un punto di riferimento del panorama politico genovese dell’Ottocento.
Proprio il suo attivismo, nel 1830, la portò a conoscere Camillo Cavour, attore tra i principali dell’Unità d’Italia, allora giovane ufficiale dell’esercito. Camillo, allora ventenne, vantava un fascino che per le donne dell’epoca era irresistibile; Nina, dal canto suo, vantava un carattere volitivo e una vasta cultura che la rendevano attraente.
Tra i due nacque subito un intenso rapporto epistolare, un’amicizia che ben presto si tramutò in qualcosa di più.
I due si incontrarono clandestinamente nella Villa Belvedere di Voltri, a Torino e in altre circostanze. Una relazione che, seppur clandestina per Anna, sposata, sembrava essere forte.
A troncare bruscamente questo rapporto fu proprio Cavour, una scelta che per Nina si rivelò devastante. La donna cadde in uno sconforto che la portò a compiere il terribile gesto, gettandosi dalla finestra di Palazzo Lercari dove si era trasferita a vivere con il marito.
Prima di gettarsi di sotto, Nina scrisse le ultime righe indirizzate a Camillo: “La donna che ti ha amato è morta. Non era bella. Aveva sofferto troppo. Quello che le mancava lo sapeva meglio di te. È morta, dico, e in questo dominio della morte ha incontrato antiche rivali. Se essa ha ceduto loro la palma delle bellezze del mondo ove i sensi vogliono essere sedotti, qui ella le supera tutte: nessuna ti ha amato come lei. Nessuna!”.
Nina si gettò da undici metri ma non trovò subito la morte, che la colse dopo sei giorni di atroci sofferenze.
La leggenda vuole che ogni anno, il 24 di aprile, giorno del suicidio di Nina, sotto la finestra dalla quale si lasciò cadere, sul selciato di via Garibaldi compaia ancora oggi la macchia del suo corpo, a ricordo della fine di un amore clandestino e travolgente.
Non si sa se il conte di Cavour abbia mai ricevuto quest’ultima lettera di Nina, vergata in dialetto genovese, suicida per amor suo:
“Camillo caro,
Camillo bello te veuggio tanto ben, ma quando te ou pourrò dì. Son tanta fiacca a me exi- stensa a le così precaria che non ho coragio de pensà à l’avvegnì. Però, quello che posso assegurà, le che ou me coeu ou sarà sempre to, viva o morta son a to - e tanto che questa machinetta a m’apparten a sarà a to - vorreivo ese bella per piaxeite, vorreivo ese forte e ben stante e libera e avei molti dinai per seguite de lungo apreuvo. Questi son seunni: beseugna che m’adatte ae triste circostanze ne’ quali me treuvo, e che seggie ben contenta che ti te ricordi de mi. Te daggo tanti baxi.
Tutta to Nina”.
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘩𝘵𝘵𝘱://𝘸𝘸𝘸.𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘯𝘪𝘢𝘯𝘪.𝘪𝘯𝘧𝘰/𝘴𝘤𝘩𝘪𝘢𝘧𝘧𝘪𝘯𝘰.𝘩𝘵𝘮𝘭; 𝘞𝘪𝘬𝘪𝘱𝘦𝘥𝘪𝘢; 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳; 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳.
𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘈𝘯𝘯𝘢 𝘎𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘯𝘪𝘢𝘯𝘪 𝘚𝘤𝘩𝘪𝘢𝘧𝘧𝘪𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘊𝘢𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘥𝘪 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘦𝘯𝘢.