Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour

Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour L'Associazione "Amici della Fondazione Cavour" di Santena (To) è nata con il fine di far conoscere

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟔𝟏 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐳ò 𝐩𝐢ù.Prima che il destino si abbattess...
29/05/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟔𝟏 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐳ò 𝐩𝐢ù.

Prima che il destino si abbattesse sul Conte, ci fu tempo per ulteriore gloria, come nel discorso solenne del 25 marzo in cui tracciava la via ai suoi successori, proclamando Roma capitale. Ma venne anche il tempo dell’amarezza, per l’attacco durissimo sferrato da Garibaldi alla Camera, il 18 aprile, che incolpava il ministro di aver mosso l’esercito l’anno precedente allo scopo di provocare una guerra civile, e dei dubbi, per i mille problemi che attanagliavano il Paese: dal brigantaggio alle finanze esauste; dai rapporti tra Stato e Chiesa alle questioni territoriali irrisolte del Lazio e del Veneto. Cavour rimase profondamente scosso dalla mole di lavoro. Cadde malato la sera del 29 maggio e non si alzò più. Luigi Carlo Farini (figura di spicco del Risorgimento italiano e stretto collaboratore di Cavour) raccolse sul letto di morte le sue ultime parole: «L’Italia è fatta, tutto è salvo!». Dopo l’assoluzione impartita da fra’ Giacomo da Poirino (che fu punito da Pio IX con la sospensione a divinis), Cavour, stroncato da una malaria malcurata, morì alle 6,45 del 6 giugno 1861 nella casa di Torino, all’età di 50 anni, 9 mesi e 26 giorni. Per il medico Alessandro Riberi, a provocare la morte erano stati «afflussi di sangue alla testa, conseguenza delle troppe fatiche mentali, delle agitazioni di spirito, dei disgusti divorati in silenzio».

𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: “𝘌𝘱𝘪𝘭𝘰𝘨𝘰: 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘭𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘰𝘷𝘷𝘪𝘴𝘢” 𝘥𝘪 𝘗𝘪𝘦𝘳𝘢𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘎𝘦𝘯𝘵𝘪𝘭𝘦 (𝘜𝘯𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘵à 𝘥𝘪 𝘛𝘰𝘳𝘪𝘯𝘰)

𝘓’𝘰𝘳𝘪𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘵𝘪𝘢 𝘷𝘢 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘶𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘓𝘦𝘳𝘪, 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘻𝘰𝘯𝘢 𝘣𝘢𝘴𝘴𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘤𝘦𝘭𝘭𝘦𝘴𝘦, 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘩𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘥𝘪 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘻𝘰𝘯𝘢, 𝘪𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪, 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘴𝘴𝘢𝘪 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘶𝘴𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘦 𝘭𝘢 𝘵𝘶𝘣𝘦𝘳𝘤𝘰𝘭𝘰𝘴𝘪 𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘥𝘰 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢𝘷𝘦𝘳𝘪𝘭𝘦 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 è 𝘪𝘯𝘧𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘦 *𝘻𝘢𝘯𝘻𝘢𝘳𝘦 𝘈𝘯𝘰𝘱𝘩𝘦𝘭𝘦𝘴* 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘪𝘣𝘶𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦.

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟓 - 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞. La soppressione delle comuni...
25/04/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟓 - 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞.

La soppressione delle comunità religiose è stato un tema centrale nel dibattito politico italiano del XIX secolo, in particolare durante il processo di unificazione. Storicamente, il discorso più rilevante in Senato su questo tema fu tenuto da Camillo Benso, conte di Cavour, nel contesto del progetto di legge del 1855, noto come legge Cavour-Rattazzi.
Il discorso del Conte di Cavour del 25 aprile 1855 al Senato del Regno di Sardegna rappresenta un momento cruciale nel dibattito sulla soppressione delle comunità religiose, noto come "𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐢𝐚𝐧𝐚". La 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 (poi promulgata il 𝟐𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟓𝟓 𝐧.𝟖𝟕𝟖) mirava a sopprimere gli ordini religiosi contemplativi o non dediti all'istruzione/assistenza, incamerandone i beni.
Cavour, nel suo discorso, difese la soppressione di alcuni ordini religiosi, argomentando che, sebbene alcuni fossero utili, altri erano divenuti dannosi alla società. La riforma mirava a conciliare gli interessi della religione con quelli della società e dell'umanità, cercando di migliorare le sorti dei parroci più bisognosi. Il dibattito si svolse in un clima di tensione tra Stato e Chiesa. Cavour distinse tra ordini contemplativi (proposti per la soppressione) e ordini dediti all'istruzione o alla cura dei malati, sostenendo che l'azione del governo non era rivoluzionaria, ma un riassetto necessario in tempi tranquilli.
Gli atti storici del Senato riportano discussioni, relazioni e discorsi di opposizione e sostegno, evidenziando il conflitto tra la necessità di modernizzazione dello Stato e il rispetto delle istituzioni ecclesiastiche. Cavour rispose alle dure critiche mosse dai senatori conservatori, che definivano il progetto "contrario alla religione", "violatore dei diritti di proprietà" e ispirato a "dottrine socialistiche". Il Presidente del Consiglio difese la necessità dell'intervento dello Stato, che mirava a riorganizzare la gestione dei beni ecclesiastici e a creare un fondo per il culto.
Le discussioni su questo tema in Senato furono lunghe, complesse e intense, con petizioni sia a favore che contro il progetto di legge, testimoniate da numerose sedute (tra aprile e maggio 1855), evidenziando lo scontro tra le necessità del bilancio statale piemontese e la difesa dei privilegi della Chiesa Cattolica. Il 26 aprile 1855, a causa delle pressioni dell'episcopato contro la legge, il ministero Cavour diede le dimissioni, per poi essere riconfermato.
Il dibattito rappresentò un passo fondamentale verso la laicizzazione dello Stato e la riforma del patrimonio ecclesiastico nel Regno di Sardegna.

𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘎𝘰𝘰𝘨𝘭𝘦 𝘈𝘭 𝘖𝘷𝘦𝘳𝘷𝘪𝘦𝘸; 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳; 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳.
𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘯𝘦𝘭 𝘗𝘢𝘳𝘭𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘚𝘶𝘣𝘢𝘭𝘱𝘪𝘯𝘰.

24/04/2026
𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟒 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟒𝟏 - 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.Nella notte tra il 23 e ...
24/04/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟒 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟒𝟏 - 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1841, Anna Schiaffino Giustiniani, detta Nina, tenta per una terza fatale volta il suicidio, si getta dalla finestra della sua camera di Palazzo Lercari, in via Garibaldi, in coincidenza dell'anniversario del primo incontro con Cavour, a Genova nel 1830. Il salto di undici metri non basta a stroncare all'istante la vita di Anna che deve aspettare alcuni giorni prima di spirare, morirà poi il 30 aprile.
Il 24 aprile 1841, a palazzo Lercari, in quella che si chiamava strada Nuova, oggi via Garibaldi, si sta tenendo una serata di gala ma Nina è triste. Nonostante il matrimonio con Stefano Giustiniani, nobile e filomonarchico, da qualche tempo la giovane ha una relazione con Camillo Cavour, ufficiale dell’esercito e patriota. Una relazione fatta di una f***a corrispondenza, di alti e bassi e di incontri clandestini tra Genova, Torino e Vinadio, che si interrompe bruscamente proprio per decisione di Camillo.
Una decisione che devasta Nina. Al culmine della disperazione, la 33enne incurante della festa che si sta svolgendo, scrive le ultime righe all’amato e si lancia dalla finestra della sua stanza ponendo fine alla sua sofferenza d’amore.
Una cronaca di quanto accaduto che si intreccia alle vicende storiche dei movimenti patriottici e che, inevitabilmente, riporta a una delle numerose leggende di Genova.
Nina era il diminutivo con cui veniva chiamata Anna Schiaffino Giustiniani, la giovane suicida all’età di 33 anni, il cui corpo riposa nella chiesa della Santissima Concezione Padre Santo a Genova, in piazza dei Cappuccini.
Nina, nata a Parigi il 9 agosto del 1807, trascorse la sua infanzia sulle rive della Senna.
Arrivata a Genova a seguito del padre, nominato console generale di Francia a Genova. A 19 anni Anna venne data in sposa al marchese Stefano Giustiniani, rampollo di una delle più influenti famiglie genovesi e di posizioni filomonarchiche. Posizioni che Nina non condivise mai e che anzi contrastò, essendo lei filo repubblicana.
Dal matrimonio nacquero due figli ma in Nina montava la frustrazione per aver sposato un uomo che non amava né stimava.
Il suo fervente attivismo fece nascere uno dei salotti tra i più frequentati, proponendo raccolte fondi per la Giovine Italia Mazziniana e diventando, di fatto, un punto di riferimento del panorama politico genovese dell’Ottocento.
Proprio il suo attivismo, nel 1830, la portò a conoscere Camillo Cavour, attore tra i principali dell’Unità d’Italia, allora giovane ufficiale dell’esercito. Camillo, allora ventenne, vantava un fascino che per le donne dell’epoca era irresistibile; Nina, dal canto suo, vantava un carattere volitivo e una vasta cultura che la rendevano attraente.
Tra i due nacque subito un intenso rapporto epistolare, un’amicizia che ben presto si tramutò in qualcosa di più.
I due si incontrarono clandestinamente nella Villa Belvedere di Voltri, a Torino e in altre circostanze. Una relazione che, seppur clandestina per Anna, sposata, sembrava essere forte.
A troncare bruscamente questo rapporto fu proprio Cavour, una scelta che per Nina si rivelò devastante. La donna cadde in uno sconforto che la portò a compiere il terribile gesto, gettandosi dalla finestra di Palazzo Lercari dove si era trasferita a vivere con il marito.
Prima di gettarsi di sotto, Nina scrisse le ultime righe indirizzate a Camillo: “La donna che ti ha amato è morta. Non era bella. Aveva sofferto troppo. Quello che le mancava lo sapeva meglio di te. È morta, dico, e in questo dominio della morte ha incontrato antiche rivali. Se essa ha ceduto loro la palma delle bellezze del mondo ove i sensi vogliono essere sedotti, qui ella le supera tutte: nessuna ti ha amato come lei. Nessuna!”.
Nina si gettò da undici metri ma non trovò subito la morte, che la colse dopo sei giorni di atroci sofferenze.
La leggenda vuole che ogni anno, il 24 di aprile, giorno del suicidio di Nina, sotto la finestra dalla quale si lasciò cadere, sul selciato di via Garibaldi compaia ancora oggi la macchia del suo corpo, a ricordo della fine di un amore clandestino e travolgente.
Non si sa se il conte di Cavour abbia mai ricevuto quest’ultima lettera di Nina, vergata in dialetto genovese, suicida per amor suo:

“Camillo caro,
Camillo bello te veuggio tanto ben, ma quando te ou pourrò dì. Son tanta fiacca a me exi- stensa a le così precaria che non ho coragio de pensà à l’avvegnì. Però, quello che posso assegurà, le che ou me coeu ou sarà sempre to, viva o morta son a to - e tanto che questa machinetta a m’apparten a sarà a to - vorreivo ese bella per piaxeite, vorreivo ese forte e ben stante e libera e avei molti dinai per seguite de lungo apreuvo. Questi son seunni: beseugna che m’adatte ae triste circostanze ne’ quali me treuvo, e che seggie ben contenta che ti te ricordi de mi. Te daggo tanti baxi.
Tutta to Nina”.

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𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘈𝘯𝘯𝘢 𝘎𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘯𝘪𝘢𝘯𝘪 𝘚𝘤𝘩𝘪𝘢𝘧𝘧𝘪𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘊𝘢𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘥𝘪 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘦𝘯𝘢.

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟑 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟗 - 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐃𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐢.I preludi alla seconda guerra d'i...
23/04/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟑 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟗 - 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐃𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐢.

I preludi alla seconda guerra d'indipendenza italiana (1859) furono caratterizzati da un'intensa attività diplomatica condotta da Camillo Benso, conte di Cavour, volta a isolare l'Austria e a ottenere l'appoggio della Francia di Napoleone III. Dopo la sconf***a nel 1849, il Regno di Sardegna comprese di non poter sconfiggere da solo l'Impero austriaco.
Cavour, di formazione europea, liberale e antiaustriaco, colse l'occasione della guerra scoppiata in Crimea fra Gran Bretagna, Francia e Impero ottomano da un lato e Russia dall'altro, per appoggiare militarmente lo schieramento alleato (1855). Dopo la vittoria della coalizione egli presentò al tavolo del congresso di Parigi (1856) il Regno di Sardegna quale punto di riferimento del movimento liberale in Italia. L'intervento nella Guerra di Crimea avvicinò il Regno di Sardegna soprattutto alla Francia che era governata da Napoleone III, un uomo che aspirava ad aumentare la sua influenza in Italia. Accomunati dal desiderio di vedere l'Austria fuori dai confini italiani, Cavour e Napoleone III si incontrarono segretamente il 21 luglio 1858 a Plombières dove posero le basi per la successiva alleanza sardo-francese che fu conclusa nel gennaio 1859. Questo accordo prevedeva a breve una guerra comune contro l'Austria e stabiliva, in caso di vittoria, il passaggio del Lombardo-Veneto a Vittorio Emanuele II, che in cambio avrebbe ceduto Nizza e Savoia a Napoleone III. Era però un accordo difensivo e sarebbe scattato solo in caso di aggressione dell'Austria al Regno di Sardegna.
23 aprile 1859: Il Conte di Cavour propone alla Camera dei Deputati di conferire i pieni poteri al re Vittorio Emanuele II per la durata della guerra. Nella stessa giornata, l’Austria, in risposta alle provocazioni messe in atto da Cavour, invia un Ultimatum al Regno di Sardegna intimandolo al licenziamento dei volontari e al disarmo entro tre giorni. Questa è la grande occasione che Cavour attendeva per far scoppiare la II Guerra d’Indipendenza e avere il sostegno della Francia di Napoleone III, che si era impegnato a proteggere il Regno di Sardegna da un eventuale attacco dell'Austria, come prestabilito dagli Accordi segreti di Plombières.
D’intesa con il governo francese, il presidente del Consiglio piemontese diede la sua risposta solo allo scadere del termine, il 26 aprile 1859, respingendo ufficialmente l'ultimatum austriaco, di modo da guadagnare tempo a vantaggio delle truppe francesi che già affluivano in Savoia. Questo atto costituisce il pretesto che fa scattare l'alleanza difensiva con la Francia di Napoleone III, portando all'inizio della seconda guerra d’indipendenza.
Il 29 aprile, sei giorni più tardi, gli austriaci decidono di dare inizio all’invasione del Piemonte, ma la loro lenta avanzata permette alle truppe francesi di affiancarsi alle truppe piemontesi.
Durante questo periodo, Cavour, in preda a una intensa attività diplomatica e di pianificazione, assunse su di sé diversi ministeri, tra cui Guerra e Marina.

𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯e 𝘳𝘢𝘧𝘧𝘪𝘨𝘶𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘦 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘦𝘰𝘯𝘦 𝘐𝘐𝘐.
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘞𝘪𝘬𝘪𝘱𝘦𝘥𝘪𝘢: 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳; 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳.

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟏𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟏𝟖𝟔𝟏. 𝐏𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐑𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.Si celebra oggi la “Giornata dell’Unità nazionale, della C...
28/03/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟏𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟏𝟖𝟔𝟏. 𝐏𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐑𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.

Si celebra oggi la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, istituita il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222.
E con le seguenti parole, che costituiscono parte del testo della legge 17 marzo 1861 n. 4671 del Regno di Sardegna, aveva luogo la proclamazione ufficiale del Regno d'Italia:
"Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia.
Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861".
Nella relazione, Cavour ricordava che:
«il Parlamento, nel giorno solenne della seduta reale, coll'entusiasmo della riconoscenza e dell’affetto, acclamava Vittorio Emanuele II Re d'Italia.»
Il 17 marzo Cavour divulgava al mondo il seguente messaggio:
«La legalità costituzionale ha consacrato l'opera di giustizia e riparazione che ha restituito l'Italia a se stessa. A partire da questo giorno, l'Italia afferma a voce alta di fronte al mondo la propria esistenza. Il diritto che le apparteneva di essere indipendente e libera [...] l'Italia lo proclama solennemente oggi.»
Il 17 marzo è ricordato annualmente dall'anniversario dell'Unità d'Italia, festa nazionale istituita nel 1911 in occasione del cinquantenario della ricorrenza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Anniversario_dell%27Unit%C3%A0_d%27Italia
https://www.senato.it/documenti/repository/notizie/2011/legge17marzo1861.pdf

𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯'𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘥𝘪𝘱𝘪𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘋𝘰𝘮𝘦𝘯𝘪𝘤𝘰 𝘐𝘯𝘥𝘶𝘯𝘰.

https://www.torino.plus/2026/02/18-febbraio-1861-primo-parlamento-italiano.html?fbclid=IwY2xjawQCqs1leHRuA2FlbQIxMQBzcnR...
18/02/2026

https://www.torino.plus/2026/02/18-febbraio-1861-primo-parlamento-italiano.html?fbclid=IwY2xjawQCqs1leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeZPaAgJ5nvxb5jjsNhj57HQTejSkxijCETHG8Q5zVAIjVHI_U96fi5c4gFpU_aem_-CiB27vI1Q7fKSO2Dyl4Lw

di Claudio PasquaIl 18 febbraio 1861, a Torino, si riunì per la prima volta il Parlamento del nuovo Stato unitario italiano. La città piemontese, destinata a diventare la prima capitale del Regno d’Italia, accolse la seduta inaugurale in un clima di grande partecipazione pubblica.La sede: Pala...

𝐎𝐠𝐠𝐢 è 𝐢𝐥 𝟏𝟖 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨. 𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.Il 18 febbraio 1861 si riunisce a Torino, capitale del neonato regn...
18/02/2026

𝐎𝐠𝐠𝐢 è 𝐢𝐥 𝟏𝟖 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨. 𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.

Il 18 febbraio 1861 si riunisce a Torino, capitale del neonato regno, il primo Parlamento italiano. La Camera dei Deputati è composta da 443 membri, eletti con suffragio ristretto (solo il 2% della popolazione ha diritto di voto). Il Senato del Regno è invece composto da 200 membri, nominati dal Re.
Una Torino festante e tappezzata di tricolori, ignara di poter godere della condizione di capitale per quattro anni appena, accolse la prima seduta del Parlamento dell'Italia unita (all’opera di unificazione mancavano ancora Roma e una porzione dello Stato Pontificio, il Veneto, Trento e Trieste).
L’emozione, comunque, è grande: il colpo d’occhio è stupefacente. L’aula parlamentare, venne allestita a tempo di record, nel cortile di Palazzo Carignano, storica residenza barocca dei Savoia, dove in soli due mesi è stata costruita una sala semicircolare a ferro di cavallo. Ogni deputato può godere di un’invenzione dell’architetto Amedeo Peyron, che ha collocato un bottone-molla a disposizione di ciascuno per chiamare gli uscieri.
La prima seduta del Parlamento italiano si svolse in un clima di grande entusiasmo. I lavori furono inaugurati da Re Vittorio Emanuele II con la lettura del discorso della Corona, interrotto da frequenti “Viva l’Italia”, “Viva il re d’Italia”, in cui invita i parlamentari a lavorare per il bene della nazione.
Tra i primi atti del Parlamento vi fu l’approvazione della legge istitutiva del Regno d’Italia, promulgata il 17 marzo successivo, che conferì a Vittorio Emanuele II e ai suoi successori il titolo di Re d’Italia.

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟏𝟔 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟓𝟓 - 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠...
16/02/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟏𝟔 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟓𝟓 - 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞. (𝟏𝟕-𝟐𝟑 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨).

La cosiddetta “crisi Calabiana” fu originata dalla presentazione di un disegno di legge, firmato da Cavour e Rattazzi alla fine del 1854, che prevedeva la soppressione di quegli ordini religiosi che non si dedicassero alla predicazione, all’istruzione o all’assistenza agli infermi.

Secondo il progetto, il loro patrimonio sarebbe stato attribuito ad un ente pubblico appositamente istituito, la Cassa ecclesiastica, che, posto sotto il controllo statale, avrebbe provveduto al pagamento delle pensioni per i religiosi delle case soppresse e degli assegni destinati ai parroci poveri, il cui importo era stato fino a quel momento a carico dello Stato.

La discussione della legge, interrotta in gennaio per la chiusura del Parlamento in segno di lutto per la morte delle regine Maria Adelaide e Maria Teresa, madre e moglie di Vittorio Emanuele II, la cui fede cattolica e religiosità erano comprovate, riprese il 𝟏𝟔 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 alla Camera, che approvò il provvedimento il 2 marzo 1855.

Nel momento in cui il progetto passò all’esame del Senato, il vescovo di Casale, monsignor Nazari di Calabiana, fu autorizzato dalla Santa Sede ad offrire ufficialmente al governo, a nome dell’episcopato piemontese, la somma necessaria al pagamento delle pensioni per i parroci, in cambio del ritiro della legge.

L'iter di approvazione della legge, proposta dal presidente del Consiglio Cavour, fu contrastato da re Vittorio Emanuele II e da un'opposizione parlamentare agitata dal senatore Luigi Nazari di Calabiana, vescovo di Casale Monferrato, che determinarono le temporanee dimissioni dello stesso Cavour.

Le difficoltà incontrate da Durando nel tentativo di costituire un nuovo ministero, le manifestazioni anticlericali, che si svolsero contestualmente a Torino, e le pressioni esercitate sul re in senso liberale da autorevoli personalità quali La Marmora e d’Azeglio, resero però necessario il ritorno al governo di Cavour, che riuscì così ad infliggere un duro colpo agli ambienti conservatori.

Poiché l’intransigenza dei vescovi rese impossibile ogni compromesso, la proposta Calabiana fu lasciata cadere e la legge venne approvata anche dal Senato nel maggio 1855.
Con una allocuzione del 26 luglio, Pio IX condannò il provvedimento e scomunicò tutti coloro che lo avevano proposto, approvato ed eseguito; tuttavia autorizzò il clero del Regno di Sardegna ad accettare le pensioni elargite dalla Cassa ecclesiastica.

La separazione fra Stato e Chiesa era iniziata con le leggi del 1848 che avevano assicurato anzitutto la libertà di culto ai valdesi e successivamente con la legge Sineo la non discriminazione in base al culto.

Nel 1850 furono promulgate le leggi Siccardi (n. 1013 del 9 aprile 1850, n. 1037 del 5 giugno 1850), che abolirono tre grandi privilegi del clero, tipici degli stati di antico regime: il foro ecclesiastico, un tribunale che sottraeva alla giustizia dello Stato gli uomini di Chiesa oltre che per le cause civili anche per i reati comuni (compresi quelli di sangue), il diritto di asilo, ovvero l'impunità giuridica di chi si fosse macchiato di qualsiasi delitto e fosse poi andato a chiedere rifugio nelle chiese, nei conventi e nei monasteri, e la manomorta, ovvero la non assoggettabilità a tassazione delle proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici (stante la loro inalienabilità, e quindi l'esenzione da qualsiasi imposta sui trasferimenti di proprietà).

Inoltre, tali provvedimenti normativi disposero il divieto per gli enti morali (e quindi anche per la chiesa e gli enti ecclesiastici) di acquisire la proprietà di beni immobili senza l'autorizzazione governativa. Nonostante l'opposizione di principio della Santa Sede, fu accettata da una parte del mondo cattolico (i cosiddetti cattolici liberali).

I cattolici intransigenti promossero invece una strenua resistenza a queste leggi, che continuò anche a seguito della loro promulgazione e sfociò con l'arresto di Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino, che venne processato e condannato ad un mese di carcere dopo aver invitato il clero a disobbedire a tali provvedimenti.

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𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟖 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟒𝟖 - 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.Il re Carlo Alberto di Savoia,...
08/02/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟖 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟒𝟖 - 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

Il re Carlo Alberto di Savoia, l’𝟖 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟒𝟖, annunciò la decisione di concedere lo Statuto Albertino, trasformando il Regno di Sardegna in una monarchia costituzionale. La popolazione, alla notizia, si riversò per le strade della città manifestando il proprio entusiasmo inneggiando al re.
Questa promessa fu una risposta diretta ai moti rivoluzionari del 1848 e alle richieste dei liberali moderati per limitare il potere assoluto della Corona nel Regno di Sardegna, e fu seguito dalla firma e dalla promulgazione effettiva della Carta il 𝟒 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟏𝟖𝟒𝟖.
La Costituzione non fu votata da un'assemblea, ma "concessa" unilateralmente dal sovrano come atto di benevolenza. Ed è un compromesso che accoglie molte delle richieste dei liberali moderati, onde circoscrivere le spinte più innovatrici e radicali.
Con il testo dell'8 febbraio, il Re fissò le basi della nuova forma di Stato, definendo i poteri della Corona: una monarchia costituzionale con due camere, un Senato di nomina regia e una Camera dei deputati elettiva; la tutela di alcune libertà fondamentali, garanzia di diritti politici e civili, libertà di stampa, riunione, associazione.
Unico statuto in Italia a non ve**re abrogato dopo la fine del biennio rivoluzionario 1848-1849. Una volta realizzata l’unità sotto Casa Savoia, lo 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨 verrà esteso a tutto il Regno d’Italia, rimanendo sino all'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, il 𝟏° 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟖.
L'evento rappresentò una svolta fondamentale per la storia del Risorgimento italiano.
𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯'𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥'𝘦𝘱𝘰𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦.
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘔𝘛 𝘔𝘶𝘴𝘦𝘰𝘛𝘰𝘳𝘪𝘯𝘰

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Santena
10026

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