Storia del Museo Nazionale dell'Antartide
“Esiste nel nostro pianeta un immenso laboratorio naturale per lo studio dei grandi problemi del futuro. Questo laboratorio è l'Antartide, il continente più affascinante ed inesplorato della terra.” - Felice Ippolito
Terra Australis Incognita nelle antiche carte geografiche rinascimentali, meta di lunghe e pericolose esplorazioni a partire dalla fine del
XVIII secolo, l’Antartide, rappresenta oggi un osservatorio privilegiato per la ricerca scientifica. Ogni anno, il continente antartico si popola di ricercatori provenienti da ogni continente con lo scopo di studiare il passato e il possibile futuro del pianeta Terra. L’adesione dell’Italia al Trattato Antartico nel 1981 ha creato le premesse per lo sviluppo del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) grazie al quale è stata organizzata nel 1985 la prima spedizione scientifica italiana nel continente di ghiaccio. Da allora spedizioni annuali hanno portato numerosi ricercatori in Antartide contribuendo all’impegno della comunità scientifica internazionale. L’attività di ricerca ha prodotto ottimi risultati nei più diversi campi delle scienze: dalla geologia alla biologia, dallo studio dei cambiamenti climatici alla geografia, dalla fisica dell’atmosfera all'inquinamento, dalla glaciologia alla robotica e tele-scienza, dall’ecologia marina alla medicina ed altri ancora. Queste attività vengono svolte prevalentemente nelle due stazioni di ricerca italiane: la stazione Mario Zucchelli e la stazione Concordia, quest’ultima realizzata in collaborazione con la Francia. Ciò ha consentito di raccogliere campioni e reperti ed allestire importanti collezioni biologiche, glaciologiche, litologiche e paleontologiche. La valorizzazione di queste collezioni e, soprattutto, la diffusione e la divulgazione dei risultati scientifici della ricerca italiana in Antartide sono state affidate dal 1996 al Museo Nazionale dell’Antartide nelle sue tre Sedi Genova, Siena e Trieste.