Corte d'Arte
All’interno di un edificio così carico di storia e suggestione come villa Ca' Beregane ha trovato spazio l’idea dell'artista Giampietro Cavedon: il progetto, che prende il nome di "Corte d'Arte", è sfociato nell'omonima associazione che riunisce diverse persone con le più svariate competenze che curano le iniziative e ne gestiscono la comunicazione. Il nome Corte d'Arte che va a iden
tificare il gruppo è stato scelto perché la corte è sia un luogo in cui l’arte è l’indiscussa regina, sia uno spazio reale dove tuttora esiste la corte della villa di campagna, nel significato più rurale del termine. Quindi la corte è anche il luogo dove si lavora ed è proprio da una porta affacciata su questa area che trova sede l’atelier di idee degli artisti e dei loro collaboratori. Lo scopo dell'associazione non è quello di ritagliarsi spazi di esposizione individuali ma quello di divulgare la cultura in momenti di aggregazione. Infatti quello che si è creato non è né un museo né una galleria, bensì un luogo di incontro e una sede espositiva. Grazie ai contatti con artisti e gallerie, attraverso mostre ed eventi si propongono opere di artisti locali e internazionali per metterle a disposizione degli occhi altrui, di chiunque voglia confrontarsi, ritrovarsi, chiacchierare e avere un contatto diretto con l'arte e con chi la fa. Villa Beregan Cunico detta Ca' Beregane
“così si onora qui ciò che proviene dai buoni vecchi tempi antichi e si è abbastanza avveduti per costruire qualcosa di nuovo su progetti già esistenti". (Goethe)
Questa villa di campagna, visitata e citata da Goethe nel suo “Viaggio in Italia” il 22 settembre del 1786, si impone severa e maestosa sul paesaggio vicentino. Fu progettata da Antonio Pizzocaro nel 1639 e del suo ideatore porta quella austera sobrietà che l’architetto adoperò anche nei palazzi del centro di Vicenza. I committenti sono due fratelli, Giovanni Battista e Alessandro Beregan e la doppia proprietà si manifesta anche nella presenza di due imponenti corpi residenziali. Secondo Renato Cevese, la villa, per il suo lunghissimo corpo di fabbrica così disposto per precise esigenze, è una struttura unica e curiosa in questo territorio: "…adagiati sugli stupendi prati e tutta esposta al sole, col suo corpo basso tra due più alti, ma con una lunghissima appendice che fa cadenza in una struttura più risentita: forse di antica colombara. Insieme più curioso il vicentino non ha."
È curioso come alcuni elementi architettonici della villa abbiano anche una portata simbolica legata al tempo, infatti sono presenti 365 finestre, tante quanti i giorni dell’anno, 12 archi a loggia a rappresentare i mesi e 4 archi di portali come le stagioni.