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La rappresentazione del maschile e femminile nell'arte cicladica.Con il mio ultimo post, relativo ai “Pugilatori di Ther...
02/05/2026

La rappresentazione del maschile e femminile nell'arte cicladica.

Con il mio ultimo post, relativo ai “Pugilatori di Thera” (1), ho inaspettatamente sollevato un polverone sulle diverse pagine o gruppi nei quali questo è stato condiviso, relativamente al fatto che l’affresco ritraesse piuttosto due fanciulle o due donne.
Per rispondere, e confermare invece la bontà di quanto scritto in precedenza, sarà necessario quindi un veloce sguardo di insieme sull’arte cicladica (2) e in particolarmente allo stile che i suoi interpreti decisero di dare alla raffigurazione umana.

Bisogna ammettere, in primis, che la società cicladica era un società libera, fatta di marinai, mercanti e artigiani. La produzione artistica di tale cultura fu decisamente antropocentrica, e non più legata a formalismi: venivano seguite delle regole comuni, ma esse non erano imposte. Il dialogo con la natura è costante e ricorrente, e le ieratiche rappresentazioni coeve della civiltà orientali sembrano lontane da queste rappresentazioni.

Nell’ambito della plastica marmorea, il fenomeno più importante è certamente la produzione di idoli (nell’immagine ne possiamo ammiriamo uno). Figure umane (2), per lo più personaggi femminili in nudità, probabilmente rappresentazioni di una dea della fecondità (3); ma ci sono anche cacciatori, guerrieri, musicisti e così via. Spesso sono raffigurazioni frontali, che presentano una stilizzazione eseguita da incisioni superficiali, come l’innesto del volto ovale/a listello sul torso, le pieghe della pancia e il triangolo pubico. Solo nella fase successiva verranno dettagliati elementi caratterizzanti come le braccia, i piedi, le orecchie, la bocca.

Ma senza voler dilungarmi oltre, ed entrando nel vivo dell’argomento per cui questo post è nato, le figure negli affreschi sono caratterizzati invece da registri sovrapposti e suggeriscono, nonostante la bidimensionalità, una profondità nuova. Tuttavia, alcuni elementi rendono chiaro il tentativo di differenziare la figura maschile dalla femminile e personalmente, sfogliando opere e manuali, ho trovato alcuni elementi chiave, che possono aiutare a percepire facilmente le linee seguite degli artisti cicladici:

I. Il colore della pelle. Similmente alle raffiugrazioni egizie, si raffigurano rossicci gli uomini, bianche le donne. Le linee di contorno per entrambi i sessi sono nere, sottili; si sente lo sforzo di rendere l'anatomia dei muscoli nel maschile.

II. Le donne nell’arte Minoica e Cicladica esibiscono orgogliosamente il seno, spesso al di sopra di un corpetto che, nei pugilatori, non è nemmeno raffigurato.

III. L’abbigliamento; il perizoma, a volte sostituito da un corto gonnellino, è tipico dell’uomo; le donne indossavano piuttosto delle mantelline, dei corpetti con spalline, gonne più lunghe. Le donne, spesso, vengono raffigurate vestite in maniera decisamente più stravagante e ingioiellate, probabilmente ad evidenziarne lo status.

IV. Può sorprendere l’osservatore disattento, ma i fianchi delle raffigurazioni parlano: sono stretti quando viene raffigurato l’uomo, tendenzialmente meno stretti (in relazione alle spalle) quando vengono raffigurate donne.

Spero, amici, di avervi dato adesso maggior chiarezza e nuovi elementi lettura (e di studio).

Nell’immagine, un idolo “a sagoma di violino”, Antico Cicladico I, e proveniente da Amorgos (3200-2800 a.C.). Oggi è conservato al British Museum di Londra.

Note:
(1) https://www.facebook.com/amantidellastoriaantica/posts/596627441073545
Questo, approfondendo l’arte minoica, si palesa in particolare per alcuni motivi.
(2) Fiorita in particolare nel Bronzo Antico, non possiamo certo riassumerla in due striminzite paginette: ma ne valuteremo attentamente alcuni aspetti.
(3) Non vogliamo snobbare di certo l’argomento “idoli”, ma chi ci segue saprà facilmente reperire la decina di post che abbiamo dedicato a questo aspetto dell’artigianato antico che tanto amiamo.

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