Tra gli estremi dell’abbandono e della persistenza dei manicomi in buona parte del mondo, la psichiatria si è andata disarticolando ovunque in una spiccata eterogeneità di approcci teorici e pratici. Questi offrono sul mercato soluzioni pre-formate, le cui pretese di legittimazione scientifica prescindono tuttavia dalla discussione pubblica sui problemi. Nella psichiatria e, più in generale, nei s
istemi sanitari e di welfare, l’efficienza degli interventi non è correlata alla capacità di rispondere ai bisogni di coloro per cui gli interventi sono stati concepiti. Nel frattempo, si aggravano le disuguaglianze sociali e si diffondono condizioni di generale incertezza. I malati di mente, di fatto, restano una delle minoranze più perseguitate dell’era moderna. Tuttavia, negli ultimi decenni si è anche verificato un cambiamento radicale nelle istituzioni psichiatriche in alcuni paesi del mondo. In molti altri paesi questo non è avvenuto o è avvenuto con modalità non accettabili. Esperienze positive sono state sostenute da movimenti, intellettuali, professionisti, politici e amministratori che si sono impegnati a costruire una cultura critica degli assetti delle istituzioni e delle politiche sanitarie e sociali, in difesa dei diritti dei gruppi sociali più vulnerabili e contro saperi fondativi di istituzioni escludenti. Questo vasto movimento è stato influenzato da più generali richieste di libertà e di inveramento dei diritti e le ha a sua volta influenzate. Si sono create reti, rapporti, conoscenze tra gruppi ed esperienze che possono e devono essere ben altrimenti valorizzate.