Il Centro Studi e il Museo diffondono la sua conoscenza e favoriscono gli studi A Torino, in Via San Domenico n.28, da quasi ottant’anni esiste un museo unico al
mondo che ha acquisito una notevole notorietà anche all’estero: il Museo della
Sindone. È di proprietà della Confraternita del SS.Sudario ed è stato allestito dal
Centro Internazionale di Sindonologia. Nel museo è raccolto tutto ciò che d
ocumenta la storia del sacro lino dalla seconda
metà del Quattrocento, quando divenne proprietà di Casa Savoia. Il museo offre un’informazione molto ampia sulle ricerche sindonologiche, dalle
prime riduzioni fotografiche da cui presero il via le indagini scientifiche, fino ai più
recenti risultati, oltre a reperti, oggetti, libri, documenti, stampe e dipinti che testimoniano
e illustrano le pubbliche Ostensioni. La Sindone è a Torino dal 1578 e dal2000 è conservata in una cappella, appositamente
attrezzata, del Duomo di Torino. Per garantire una perfetta conservazione
del tessuto e dell’immagine su di esso impressa, non è possibile mostrarla
sempre, perché deve essere conservata al riparo dalla luce e immersa in un gas
inerte. Pertanto chi si reca nel Duomo di Torino in un periodo che non coincida
con le rare e brevi ostensioni, può vedere solamente il sarcofago che contiene la
teca di vetro e acciaio nella quale è conservata la Sindone. Per vederne una copia
fotografica in dimensioni naturali, per capire il significato delle sue impronte, per
conoscerne la storia e le ricerche degli scienziati che l’hanno studiata negli ultimi
cent’anni, è indispensabile visitare il Museo della Sindone. Sono circa 25.000 i visitatori ogni anno, la metà dei quali stranieri. E sono migliaia
gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado che visitano il Museo che dal 2001 è
inserito in un progetto formativo interdisciplinare dell’Ufficio scolastico regionale
per il Piemonte. Tra gli oggetti esposti: le lastre di G. Enrie del 1931, la cassetta in cui la Sindone
arrivò a Torino nel 1578, incisioni e libri antichi dal ‘500 all’800, immagini tridimensionali,
fotografie al microscopio elettronico di pollini, microtracce e tele, frutto di
esperimenti volti a spiegare l’immagine. Gioiello del museo è la cinquecentesca
teca in argento e pietre dure che ha custodito la Sindone fino al 1998.