30/05/2026
Resia – 𝟓𝟎° 𝐀𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐞𝐦𝐨𝐭𝐨 (𝟏𝟗𝟕𝟔–𝟐𝟎𝟐𝟔)
Questo mese abbiamo letto le impressioni e le testimonianze di molti adulti: sindaci, profughi, volontari, sacerdoti … Oggi vogliamo raccontare l’esperienza di una bambina
Dopo il terremoto del 1976, in prossimità delle festività natalizie, un papà seppe trasformare il dolore e la fragilità del momento in un gesto di autentica e silenziosa solidarietà.
Acquistò generi alimentari, li suddivise con cura in borse e si fece egli stesso portatore di aiuto verso le famiglie che si trovavano in quei giorni più in difficoltà. Desiderò coinvolgere anche le sue due figlie; una ancora bambina, l’altra adolescente.
La più piccola con l’innocenza e la fiducia tipiche dell’infanzia, custodiva nel cuore, la speranza segreta che quel viaggio potesse nascondere il dono tanto atteso: la bambola che desiderava da tanto tempo.
Ma il padre, dapprima le condusse a Venzone ed insieme si inginocchiarono per una breve preghiera su una delle tante pietre, resti di una chiesa distrutta, quasi ad imprimere in quel gesto un senso di rispetto e consapevolezza. Poi, proseguirono verso Resia, per distribuire gli aiuti preparati.
La figlia più piccola, quando comprese che il regalo non le sarebbe arrivato, scoppiò in un pianto inconsolabile, ferita da una delusione che allora le parve assoluta. Eppure, col passare degli anni divenuta adulta, ha compreso la verità più profonda di quel momento: non le era stato negato un dono, ma consegnata una lezione di vita. In quel gesto severo e insieme amorevole, suo padre le aveva dimostrato la dignità della condivisione, del dare senza nulla attendere e la bellezza autentica della solidarietà.
Fonte ( testimonianza di Daniela Marina Negro)
Foto 1: Beltrame Bruno