Affacciato sul mare e simbolo della città, Palazzo d'Avalos domina il paesaggio con la sua maestosità e il suo splendido giardino napoletano. È uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale abruzzese della seconda metà del Cinquecento. Affacciato sul mare e simbolo della città, Palazzo d’Avalos domina
il paesaggio con la sua maestosità e il suo splendido giardino
napoletano. È
uno dei più significativi esempi di architettura
rinascimentale abruzzese della seconda metà del Cinquecento. Sorto su preesistenze romane e altomedievali, ha inglobato i resti
dell’edificio quattrocentesco costruito dai Caldora e devastato
durante l’incursione delle armate turche di Pialy Pascia nel 1566. Dopo
l’abbandono da parte dei d’Avalos, gli ambienti del palazzo furono
progressivamente frazionati, offuscandone l’antico splendore. Nel
1974 il Comune di Vasto ha concluso l’acquisizione della quota
d’Avalos e sono cominciati i lavori di restauro del complesso. Vanta uno spettacolare giardino napoletano, rivolto verso il mare,
riportato all’antico splendore da un restauro che gli ha restituito
l’originale impianto tardo settecentesco. Il complesso dispone di
sale e ambienti predisposti e utilizzati per eventi e mostre
temporanee. Il Museo Archeologico è uno dei più antichi d’Abruzzo, fondato nel 1849 come Gabinetto Archeologico Comunale di Vasto con manufatti messi a disposizione dai cittadini e ampliato con i reperti raccolti dallo storico direttore Luigi Marchesani nel corso di rinvenimenti in città e nel territorio. Ospitato inizialmente nel palazzo comunale, fu in seguito trasferito al piano terreno di Palazzo d’Avalos. Al suo interno sono conservati reperti archeologici che testimoniano fasi storiche dall’Età del Ferro al periodo frentano (dal IX al III
sec a.C.), dalla fondazione e sviluppo della città romana di Histonium "no all’Altomedioevo. Da ricordare i corredi funebri delle necropoli del Tratturo e di Villalfonsina, i bronzetti votivi dei santuari locali tra cui il guerriero offerente con corazza anatomica e per la fase romana il sarcofago bisomo di Publius Paquius Scaeva. Quello attuale è il frutto dell’ultimo allestimento del 1998, quando il museo fu riaperto dopo un periodo di chiusura per consentire lavori di restauro e consolidamento del complesso architettonico. La Pinacoteca: l’attuale allestimento comprende la sezione più antica della pinacoteca civica con le opere donate alla città nel 1898 da Giuseppe, Filippo, Nicola e Francesco Paolo Palizzi e da alcuni privati. I quattro fratelli, tutti pittori, a partire dal 1836 si trasferirono a Napoli per completare
la loro formazione artistica già iniziata a Vasto. Nel fervido ambiente napoletano entrarono in contatto con le idee innovative della Scuola di Posillipo, partecipando ai movimenti che miravano al rinnovamento della pittura di paesaggio rispetto al vedutismo settecentesco e alla pittura aulica neoclassica. Nel corso del tempo, grazie anche ai soggiorni parigini, giunsero tutti variamente a una maggiore aderenza ai modi della realtà, dipingendo dal vero e attraverso la conoscenza e lo scambio con artisti e movimenti europei. Fra le opere esposte ricordiamo di Filippo Palizzi, il più noto dei fratelli, i Due Pastorelli, Olanda, il Muletto. Oltre alle opere dei Palizzi la pinacoteca annovera anche opere di Gabriele
Smargiassi, Francesco Paolo Michetti e Giulio Aristide Sartorio. La Collezione di Arte Contemporanea trae origine dalla mostra permanente Mediterrania, frutto della donazione Paglione-Olivares alla città di Vasto di ottanta opere di quattro artisti italiani (Bonichi, Carmassi, De Stefano, Falconi) e quattro spagnoli (Mensa, Orellana, Ortega, Quetglas) che pur nella loro diversità testimoniano la loro appartenenza a uno stesso ambito geografico e culturale. Il Museo del Costume, creato nel 2000 su iniziativa del Lions Club Host di Vasto, espone abiti e corredi dell’800 e del primo ‘900 di famiglie vastesi che hanno così voluto contribuire alla costituzione di questa singolare raccolta. L’esposizione è arricchita anche da dipinti e litografie che illustrano abiti e costumi tradizionali abruzzesi.