02/09/2026
Nel 1365 fu affidato l’incarico di decorare la parete orientale della Sala del Maggior Consiglio a Guariento, pittore al servizio dei Carrara, a Padova. L’artista realizzò un grandioso affresco, celebre per lo splendore dei colori e la ricchezza delle decorazioni gotiche, al cui centro erano raffigurati la Vergine e Cristo nell’atto di incoronarla, circondati da evangelisti, cherubini, serafini e beati. La creazione, concepita in stretta relazione con lo spazio della sala, stabiliva un simbolico rapporto tra l’ordine divino e le riunioni che vi si svolgevano, sottolineando la dimensione sacra e ideale del governo della Repubblica.
La composizione fu profondamente compromessa dal violento incendio del 1577. La Repubblica decise quindi di indire un concorso per la realizzazione di una nuova opera, stavolta su tela. Il progetto fu inizialmente affidato a Paolo Veronese e Francesco Bassano, ma alla morte del primo, avvenuta nel 1588, l’incarico passò a Jacopo Tintoretto, che realizzò il monumentale Paradiso con l’aiuto del figlio Domenico, portandolo a compimento entro il 1592.
L’affresco del Guariento andò perduto nel corso dei secoli, fino a quando, nel 1903, alcuni suoi frammenti furono rinvenuti nella Sala del Maggior Consiglio durante la rimozione della tela del Paradiso di Tintoretto. Un accurato intervento di restauro, condotto nel 1995-1996, ne ha consolidato e preservato i resti che oggi si possono ammirare presso la Sala del Liagò di Palazzo Ducale.