29/05/2026
Nel cuore del Palazzo Ducale, due grandi orologi scandivano la vita istituzionale della Serenissima: uno nella Sala del Collegio e uno nella Sala del Senato. Era il 1534 quando Raffaele Penzin, scrivano dell’Arsenale, presentò al Doge Francesco Donà il progetto di due orologi murali “utili e insieme ornamentali”, pensati per scandire il tempo delle lunghe sedute dei Consigli senza arrecare disturbo ai lavori di governo.
Realizzati e messi in funzione già alla fine dello stesso anno, gli orologi adottavano il sistema della cosiddetta “ora italiana”, legata alla luce del giorno e al ciclo naturale del sole, che richiedeva una regolazione continua basata sull’osservazione empirica del tramonto.
Il quadrante, con 24 ore disposte in senso antiorario, prevedeva un sistema arcaico in cui era fisso l’indicatore e ruotava lentamente la scala oraria. I numeri romani seguivano inoltre un criterio additivo e non sottrattivo (ad esempio “VIIII” anziché “IX”), con alcune eccezioni.
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Inside Palazzo Ducale, two large clocks marked the institutional life of the Serenissima: one in the Sala del Collegio and the other in the Sala del Senato. In 1534, Raffaele Penzin, a scribe of the Venetian Arsenal, presented Doge Francesco Donà with the project for two wall clocks described as “useful and at the same time ornamental,” designed to measure time during long council sessions without disturbing the work of government.
Completed and put into operation by the end of the same year, the clocks followed the so-called “Italian time,” based on daylight and the natural solar cycle, requiring continuous adjustment through empirical observation of sunset.
Their dials displayed 24 hours arranged in a counterclockwise direction, in an archaic system where the indicator remained fixed while the hour ring slowly rotated. Roman numerals also followed an additive rather than subtractive system (for example, “VIIII” instead of “IX”), with only a few exceptions.
PH Luca Chiandoni