22/03/2023
Aida e sfingi, simboli della Lirica Veronese, 100 anni di storia Universale nel teatro piú famoso al mondo.
Isma'il Pascià, khedivé d'Egitto, commissionò a Verdi un inno o un'opera per celebrare l'apertura del Canale di Suez (1869), offrendogli un compenso di 80.000 franchi[senza fonte]; nell'ambito delle stesse celebrazioni era stato inaugurato il Teatro khediviale dell'Opera del Cairo con una rappresentazione di Rigoletto. Verdi però declinò la proposta sostenendo, come era solito fare, di non essere uso a scrivere musica d'occasione o di circostanza, e dicendosi anche non disposto ad affrontare un lungo viaggio per mare per recarsi in un paese lontano. Ma il khedivé, determinato ad ottenere un'opera originale di un celebre maestro europeo, insistette col compositore italiano, riservandosi però (in caso di definitivo rifiuto) di rivolgere l'offerta a Charles Gounod o a Richard Wagner. Incaricato della trattativa fu l'egittologo Auguste Mariette, il quale a sua volta si rivolse come intermediario a Camille du Locle, direttore dell'Opéra-Comique e già autore del libretto di Don Carlos. Mariette scrisse a du Locle: «Ciò che il Viceré vuole è un'opera egiziana esclusivamente storica. Le scene saranno basate su descrizioni storiche, i costumi saranno disegnati avendo i bassorilievi dell'alto Egitto come modello» e gli fornì uno "scenario" da lui approntato (e apocrifamente attribuito allo stesso khedivé), ossia il soggetto in cui erano delineate la trama e le situazioni dell'opera.
Lo scetticismo iniziale di Verdi fu vinto infine dall'opera di persuasione di Mariette e du Locle, che esclusero la necessità che il maestro si dovesse recare di persona in Egitto, proponendogli di realizzare le prove a Parigi o Milano. A convincerlo definitivamente fu però la lettura dello "scenario", che trovò «ben fatto» e «splendido di mise en scene»; come condizioni impose un completo controllo sulla realizzazione del libretto, sull'allestimento e sulla scelta del cast. Il compenso fu pattuito alla considerevole cifra di 150.000 franchi. La prima, concordata per il gennaio 1871, fu ritardata a causa dell'assedio prussiano a Parigi durante la guerra franco-prussiana, che impedì l'accesso ai laboratori dell'Opéra dove erano stati realizzati costumi e scenografie. Alla prima del Cairo colpì l'utilizzo, nella Marcia trionfale, di lunghe trombe ispirate alle trombe egiziane o alle buccine romane (« [...] com'erano le Trombe nei tempi antichi»), appositamente ricostruite per l'occasione secondo un probabile schema di strumento antico, con la licenza di un unico pistoncino nascosto da un panno a forma di vessillo o gagliardetto[4].
Aida and sphinxes, symbols of Veronese opera, 100 years of universal history in the most famous theater in the world.
During a war, Aida, the daughter of the Ethiopian king, was enslaved and taken to Egypt, where, however, no one knows her true identity.
During her slavery she falls in love with the commander of the Egyptian troops Radames who reciprocates her love.
It is not only the "social" issue that divides Aida and Radames, Radames is also the future heir to the Egyptian throne, being "promised" to the pharaoh's daughter, Amneris.
When, during a second war, the king of Ethiopia (Aida's father) is enslaved, he convinces her to use her ascendancy over Radames to be told what Egypt's next move against Ethiopia will be.
Radames falls into the trap and, once he realizes that he has betrayed his homeland, cotituisce and is condemned to be buried alive, despite the pleas that Amneris addresses to her father and to the priests who have the task of condemning (or not) Radames.
Aida, still in love with him, will not abandon him even in death, in fact, she will be buried alive with him.
Museo della radio Guglielmo Marconi