22/07/2018
FORSE NON TUTTI SANNO, CHE...
Circa un ventennio fa, in una fredda sera d’inverno , l’allora parroco mi chiese di dargli una mano a recuperare un oggetto, collocato all’interno di un buio e umido ripostiglio parrocchiale.
Con la luce fioca di una lampadina, tra i vari oggetti dismessi e accatastati in malo modo da molti anni, ad un certo punto, ho sentito sotto i piedi, qualcosa di spesso e consistente, simile ad un tappeto arrotolato. Puntandogli dapprima la luce sopra, al tatto delle mani fui colto dalla meravigliosa sorpresa. Era una grande pala d’altare, citata vagamente dal Butera e per tempo scomparsa. Tutta la nostra attenzione precipitò su di essa, spostandola in un ambiente più ampio e luminoso, man mano la tela si srotolava, affiorava la sorpresa di un bellissimo dipinto ad olio: in alto l’ assunzione della Vergine Maria Immacolata ed angeli, in basso i Santi Benedetto, Gertrude , Scolastica e due angeli reggenti i simboli iconografici del santo, la mitria e il libro della regola. L’opera è databile al XVIII sec. e di autore ignoto, ma stilisticamente associabile, alla bottega del noto pittore siciliano Vito D’Anna. Tolta la polvere in eccesso, la tela è stata trasportata in un ambiente più sicuro ed idoneo alla conservazione, speranzosi che un giorno, un provvidenziale intervento di recupero, potesse riportarla al suo originario splendore. Il dipinto non ha solo un pregio dal punto di vista artistico, ma soprattutto storico, è un tassello importante a testimonianza del nostro ricco ed articolato passato.
Ripercorrendo la trama della “Storia di Vicari” del Butera, in poche pagine egli racconta della nascita, dapprima, di un orfanotrofio, in dei locali non molto distanti dalla chiesa madre, oggi sede dell’attuale Boccone del Povero. Per volontà del Principe della Cattolica Don Vincenzo del Bosco, agli inizi del’600, egli affidò le giovani orfane in esso ospitate, alla protezione della Vergine Annunziata, ragion per cui, venne edificata l’omonima chiesetta.
In seguito alla visita pastorale nel 1704 dell’arcivescovo F. sco De Paola, l’orfanotrofio che nel tempo, era divenuto luogo di noviziato ed educandato per tante giovani orfane, fu posto sotto la regola di San Benedetto e da qui divenne in seguito, monastero delle Benedettine. Presto diventò anche, centro rinomato di educandato per tante giovani donne locali e dei paesi limitrofi, figlie di agiate famiglie, le quali pagavano una corposa retta annua, in cambio dell’educazione nell’arte del ricamo, del cucito, della lettura e della lavorazione dei dolci, delle proprie figlie, doti essenziali per una nobile donna dell’ottocento.
Dopo ben oltre due secoli di lustro, il secolo successivo, segnerà la scomparsa definitiva del monastero delle Benedettine, quando per effetto del regio decreto del 7 Luglio 1866, furono soppressi degli ordini e delle congregazioni religiose, con la conseguente confisca dei beni da parte del Governo. Molti dei sui beni mobili ed immobili, furono venduti ad asta pubblica, fortunatamente gran parte di essi, furono mantenuti grazie all’acquisto dall’arciprete vicarese Don Antonino Cangialosi.
Per la stima dei beni artistici custoditi nel monastero e nell’attigua chiesetta dell’annunziata, il Governo affidò l’incarico al pittore Luigi Aloisio Pizzillo, il quale, al dire del Butera, scelse il trittico di scuola fiamminga, rappresentante la Madonna con Bambino, per trasferirlo nella Galleria Regionale di Palermo (Palazzo Abatellis). Mentre, altre opere vennero trasferite nella Chiesa Madre.
Per ragioni non del tutto chiare, l’unica opera di tale provenienza, ad essere stata esposta fino ad oggi è quella raffigurante la Vergine Annunziata con l’Arcangelo Gabriele, mentre, per altrettanto inspiegabili motivi, la tela con i santi benedettini e l’Immacolata era stata dismessa dal telaio ligneo di supporto, e posta a marcire nel ripostiglio, destinandola ad un spiacevole perdita, se qualcuno non l’avesse ritrovata in tempo.
Fortunatamente, oggi, la pala d’altare, grazie a quanti come me, credono e amano l’arte, è tornata a splendere, visibile all’interno della seconda ca****la laterale a destra, della Chiesa Madre di Vicari.
Fonte: Mario Anzalone