Insieme ai gioelli rappresentati dai siti naturali e dalle specie che arricchiscono la biodiversità, dai borghi medievali, dall'architettura romanica o rinascimentale, dai siti preistorici e da tanto altro. Insieme a tutto questo c'è il gioello rappresentato dal Museo “Le vie e dei racconti”. Le vie, sono simbolo di movimento, di vita. E questo museo è, e sarà un luogo vivo, in movimento. Non
solo perché il visitatore può interagire con lo spazio e le istallazioni, scegliere, giocare, riflettere e non subire i contenuti; ma soprattutto perché i temi, i racconti, le storie, i contenuti appunto del museo, rimandano continuamente ai luoghi e ai periodi storici. Si entra per conoscere, attraverso i racconti, la percezione antica e moderna che le popolazioni hanno del proprio territorio e delle proprie origini. Se ne esce con la voglia di conoscere, dopo le storie, anche i luoghi, i borghi, i siti, le strade, i sentieri, le vie appunto di queste storie. Possiamo dire “un museo dove la conoscenza stimola conoscenza”. Un museo che è anche un centro visita; un luogo che potrà ospitare attività, culturali, teatrali, laboratori rivolti soprattutto ai bambini e agli anziani dei comuni del Parco; e saranno proprio un bambino e un anziano del luogo a tagliare il nastro dell'inaugurazione. Il MUVIS è un spazio dove si realizza una gestione integrata dell'ambiente e della cultura. L'integrazione fra ambiente e cultura è un obiettivo che perseguiamo con determinazione. Il prossimo mese inaugureremo a Moricone anche il museo del “Paesaggio agrario dell'Ulivo”. I due musei, insieme a quello Preistorico Naturalistico di Percile costituiranno un polo museale che non può non comprendere la Villa di Orazio con il vicino Museo Civico Oraziano a Licenza. Un polo che non potrà non intrecciarsi con le altre ricchezze del parco che citavo all'inizio e i musei della vicina media valle dell'Aniene. Fra i temi in cui è suddiviso l'allestimento voglio citare il quinto, quello dove man mano che ci si allontana dal luogo abitato si entra nell'area del selvatico e aumenta nelle persone il senso di spaesamento e inquietudine, dove frequente è la presenza di figure ostili. È l'eterno tema della paura del diverso, del lontano da noi che ritorna soprattutto nei tempi di crisi come quello attuale. Osservarlo attraverso la leggenda, il mito, il racconto frutto di una ricerca scientifica ci aiuta a capirlo nella sua essenza, a percepire l'ignoto non come pericolo, ma come occasione di arricchimento, di conoscenza. Lo vedrete, il museo è molto bello, non solo per la location, la bella ex chiesa di Santa Maria delle grazie, ma anche perché è stato allestito con professionalità.