Immaginario verghiano

Immaginario verghiano Qui i visitatori hanno un privilegio raro: quello di vedere il mondo attraverso gli occhi del grande scrittore.

Il Museo dell'immaginario verghiano è un luogo di memorie e suggestioni, non solo oggetti appartenuti allo scrittore, ma soprattutto il suo sguardo sul mondo, come uno squarcio attraverso il tempo. I suoi scatti, la sua Segreta Mania, ossia la sua passione per la fotografia, cui spesso diceva di voler tornare, nei momenti di stanchezza e delusione, raccontano l'essenza, la vita personale e fami

liare che si intreccia, quasi inestricabilmente, con i personaggi delle sue opere e del mondo reale in cui era cresciuto, si era formato e da cui aveva attinto per il suo modo di vedere la vita e la sua educazione sentimentale. Gli sguardi fieri, timorosi o tristi delle persone ritratte che ci dicono di un mondo duro e difficile, sono gli stessi di cui Verga ha inteso raccontare. Ed erano uomini, donne e bambini, ripresi in un momento qualsiasi della loro giornata. Palazzo Trao – Ventimiglia, in cui il nostro Museo trova collocazione, è uno splendido palazzo settecentesco, anche se un po' sacrificato dall'angustia della stradina, è il palazzo del "romanzo" verghiano per eccellenza, il Mastro don Gesualdo, i riferimenti ad esso sono tanti, uno dei primi recita: "Dal palazzo dei Trao, al di sopra del cornicione sdentato, si vedevano salire infatti, nell'alba che cominciava a schiarire, globi di fumo denso, a ondate, sparsi di faville"; e quindi ancora: Una vera bicocca quella casa i muri rotti, scalcinati, corrosi, delle fenditure che scendevano dal cornicione fino a terra; le finestre sgangherate e senza vetri; lo stemma logoro, scantonato, appeso ad un uncino arrugginito, al di sopra della porta". Nella realtà il palazzo fu dei Ventimiglia di Monforte, una famiglia arrivata a Vizzini nel '700 e che divenne subito molto potente nelle dinamiche socio-politiche della città. Una dei suoi ultimi discendenti, il B.ne Giovanni Ventimiglia, sposo di Anna Paternò Castello di Principi di Biscari, dice di ricordarla ancora abitata nella prima metà del '900, dai vecchi zii, anche loro anziani e malati. Attualmente esso ospita, al piano terra, una Mostra Etnoantropologica di attrezzi della vita rurale, legata alle attività specifiche della città, come nel caso della sezione inerente la concia delle pelli e le attività correlate, un modello di mulino idraulico, a testimonianza degli opifici presenti in grande quantità nel territorio. Di grande suggestione i grandi pannelli fotografici tratti da foto originali dei primi del '900 del cavaliere Lentini, valente fotografo vizzinese che ha ritratto volti e luoghi della città per quasi tutto il '900 che ritraggono, come da tradizione verista, contadini, pastori, popolani, in un momento qualsiasi della loro giornata, cristallizzati nel tempo, come in un grande libro di storia. Nel piano nobile, i cimeli verghiani raccontano i suoi successi, l' Opera per eccellenza, la sua Cavalleria musicata dal livornese Pietro Mascagni su libretto di Giovanni Targioni Tozzetti e Guido Menasci, manifesti, bozzetti e persino costumi, donati dal Teatro dell'Opera di Roma. In un'altra appare, in filigrana, il Verga uomo sullo sguardo delle persone ritratte, familiari e amici, e nei piccoli oggetti della quotidianità: il pettine per i suoi orgogliosi baffi, il suo gilet, le riviste di moda delle zie, i giochi d'infanzia, donati da Carla Verga, una pronipote dello scrittore. Fra gli amici e i familiari, ombre leggere di eleganti dame di cui sembra di udire il fruscio del taffetà. Quindi il vero volto dei suoi personaggi, la sua "umanità verghiana" contadini, fattori, le donne e le bambine di Tebidi, i suoi strumenti "magici" per ritrarre dal vero le sue macchine fotografiche e, finalmente Lui, Giovanni Carmelo Verga, ritratto dal pittore Ulisse Sartini, come attraverso uno squarcio nel tempo. Il suo sguardo vivo e distaccato, al tempo stesso, sulle miserie del mondo e le false promesse del progresso. Infine una sezione dedicata al cinema e al teatro con citazioni e immagini di produzioni dei tempi in cui il felice connubio fra il cinema e la letteratura. hanno fatto la storia anche della Televisione Italiana. Un piccolo ambiente che ha la velleità di raccontare aspetti meno conosciuti dello scrittore quali il suo raporto con l“eterno femminino“ ovvero con le donne, amiche, amanti, amori duraturi, ma mai ufficiali e il rapporto con l’arte e l’editoria. Naturalmente non finisce qui, ma per scoprirlo dovete venirci a trovare!

Indirizzo

Vizzini
95049

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:00
Sabato 09:00 - 13:00
16:00 - 18:00
Domenica 09:00 - 13:00

Telefono

+390933965744

Sito Web

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