18/10/2026
Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. LA MOSTRA CHIUDE IL 23 OTTOBRE La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:
MISURA. Un archivio dell'interferenza
Simona Murrone
Il progetto di si colloca nell’ambito del patrimonio culturale materiale, con attenzione a luoghi minori, marginali e poco studiati, come la ca****la di Sant’Antonio Abate a Polla. Non si tratta di un monumento celebrato né di un noto intervento di restauro: la ca****la è testimonianza di ciò che resiste nel tempo pur nella propria fragilità, assumendo la traccia residua come elemento costitutivo del valore culturale. Gli affreschi che conserva sono immagini che hanno attraversato i secoli, segnate dalla perdita di pigmento e dal degrado, ma ancora capaci di comunicare presenza. La fotografia non cerca di riparare né di esprimere uno sguardo valutativo, ma di osservarne attentamente l’esistenza sospesa, accettando mancanze e precarietà come modalità di relazione con il tempo e lo spazio. Il progetto mette in relazione la fragilità dei materiali con una sorta di fragilità sociale, in un piccolo centro del Vallo di Diano segnato dallo spopolamento: così come la ca****la e gli affreschi persistono senza apparire monumentali, alcune presenze umane continuano a vivere e a mantenere relazioni quotidiane con i luoghi. Il patrimonio culturale diventa uno spazio di copresenza, dove passato e presente dialogano senza bisogno di mediazioni retoriche. Questo sguardo si avvicina alla pratica fotografica di Guido Guidi, la cui ricerca supera la concezione dell’immagine come semplice rappresentazione del reale e si configura come un’indagine sul paesaggio, inteso come luogo della durata, della memoria e della marginalità. Guidi concentra il proprio sguardo su spazi ordinari e apparentemente insignificanti, sottraendosi a ogni ricerca dell’eccezionale. Centrale è la ripetizione, che non produce una duplicazione identica ma una differenza continua, attraverso la quale ogni immagine introduce nuove relazioni interpretative. Ne deriva un paesaggio come campo aperto, privo di gerarchie, in cui ogni dettaglio può acquisire rilevanza. Attraverso una pratica fondata sull’attenzione e sul frammento, affreschi, superfici abrase, spazio architettonico, strade adiacenti e contesto abitativo sono osservati come un unico corpo, dove fragilità e perdita non costituiscono mancanze, ma condizioni operative della visione. La restituzione si articola in un archivio consultabile, che raccoglie l’interocorpus delle immagini con una classificazione di tipo istituzionale, non gerarchica. Il visitatore è invitato a consultare liberamente l’archivio e a costruire la propria sequenza sulle mensole