13/10/2026
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La World Space Week è il più grande evento annuale dedicato allo spazio a livello mondiale, istituito dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999.
Si celebra, ogni anno, per commemorare due tappe fondamentali della storia spaziale: il lancio dello Sputnik 1, avvenuto il 4 ottobre 1957, che ha aperto la strada all'esplorazione dello spazio, e la firma del Trattato sullo spazio extra-atmosferico, avvenuta il 10 ottobre 1967.
Il tema di quest’anno è “Rocket Revolutions”.
Questa “Revolutions” affronta nuovi aspetti: l'accesso alle orbite non è più un'esclusiva di pochi programmi governativi, ma si sta allargando a privati, startup, gruppi universitari e nuove nazioni emergenti.
I razzi riutilizzabili, con l'introduzione di vettori capaci di rientrare e volare nuovamente, hanno abbattuto drasticamente i costi di lancio e la frequenza delle missioni, con la riduzione dei tempi di preparazione ed il raggiungimento di una cadenza di lanci senza precedenti storici, accelerando l'innovazione scientifica e commerciale
Lo Sputnik, nel lontano 1957, fu il primo oggetto costruito dall’uomo a volare nello spazio, e quest’anno sono ormai 57 anni che il primo uomo pose piede sul nostro satellite.
In questa serata ci accompagnerà Antonio Lo Campo, che da circa 25 anni svolge attività di giornalista scientifico, in particolare per il settore aerospaziale. Collabora con i quotidiani “La Stampa” e “Avvenire”, e per altre testate (sia cartacee che web) di informazione scientifica e spaziale. Cura, inoltre, la sezione Space Economy del mensile Cosmo 2050, e collabora con la Rivista Aeronautica.
Autore di libri, tra i quali “Il ritorno sulla Luna” (Chiaramonte Ed), “Storia dell’astronautica” (L’Airone Ed), “Operazione Luna. Storia, scienza e tecnologie delle conquiste lunari, dall'inizio dell'era spaziale alla conclusione del programma Apollo” (IBN Ed), e coautore per altre opere editoriali.
Ha preso parte a trasmissioni in TV e radio locali e nazionali, quasi sempre come ospite esperto su temi legati ai voli spaziali, e ha collaborato ad alcune trasmissioni RAI.
All’attività giornalistica affianca quella di organizzatore o relatore di conferenze e convegni su temi di scienza e spazio. Ha incontrato e intervistato molti astronauti, di diverse nazionalità, compresi gli astronauti delle missioni Apollo e alcuni dei protagonisti delle prime missioni russe.
Il 2026 non sarà un anno di svolte, ma un passaggio cruciale nella trasformazione dello spazio in un sistema operativo stabile. Dopo un decennio, segnato da annunci ambiziosi, slittamenti e continue revisioni dei programmi, molte architetture entrano finalmente in una fase di verifica concreta. Missioni con equipaggio, esplorazione robotica, infrastrutture commerciali e nuovi vettori vengono messi alla prova soprattutto sul piano tecnico e organizzativo, più che su quello simbolico.
È un anno in cui lo spazio smette di essere raccontato come una promessa futura e inizia a confrontarsi con i propri limiti: affidabilità, costi, integrazione tra sistemi diversi, sostenibilità delle scelte industriali. Il numero e la varietà delle missioni previste rendono il 2026 un punto di osservazione privilegiato per capire quale direzione stia realmente prendendo l’esplorazione spaziale globale e quali strategie siano destinate a consolidarsi nel decennio successivo.
La Luna diventa uno dei principali laboratori operativi dell’esplorazione spaziale. Non si tratta più di dimostrare la capacità di atterrare, obiettivo ormai condiviso da più attori, ma di farlo in modo ripetibile, preciso e compatibile con future missioni con equipaggio in vista della scelta dell’architettura più affidabile per Artemis IV, contribuendo a ridurre il rischio complessivo di una missione con equipaggio.
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World Space Week is the largest annual space event worldwide, established by the United Nations General Assembly in 1999.
It is celebrated every year to commemorate two key milestones in space history: the launch of Sputnik 1 on October 4, 1957—which paved the way for space exploration—and the signing of the Outer Space Treaty on October 10, 1967.
This year’s theme is “Rocket Revolutions.”
This theme addresses new developments: access to orbit is no longer the exclusive domain of a few government programs but is expanding to include private companies, startups, university groups, and emerging nations.
Reusable rockets—specifically the introduction of launch vehicles capable of returning to Earth and flying again—have drastically cut launch costs and increased mission frequency; by reducing preparation times and enabling a launch cadence unprecedented in history, they are accelerating scientific and commercial innovation.
Sputnik was the first human-made object to fly in space back in 1957, and this year marks the 57th anniversary of the first human setting foot on our Moon.
Joining us for the evening is Antonio Lo Campo, a science journalist specializing in the aerospace sector for nearly 25 years. He contributes to the daily newspapers *La Stampa* and *Avvenire*, as well as other print and online science and space publications. He also manages the "Space Economy" section of the monthly magazine *Cosmo 2050* and collaborates with *Rivista Aeronautica*.
He is the author of several books—including *Il ritorno sulla Luna* (Chiaramonte Ed.), *Storia dell’astronautica* (L’Airone Ed.), and *Operazione Luna: Storia, scienza e tecnologie delle conquiste lunari, dall'inizio dell'era spaziale alla conclusione del programma Apollo* (IBN Ed.)—and has co-authored other publications.
He has appeared on local and national television and radio programs, almost always as an expert guest discussing spaceflight, and has collaborated on various RAI broadcasts.
Alongside his journalism work, he organizes and speaks at conferences and symposia on science and space topics. He has met and interviewed numerous astronauts of various nationalities, including those from the Apollo missions and key figures from early Russian space missions
2026 will not be a year of sudden breakthroughs, but rather a crucial step in transforming space into a stable operating system. After a decade marked by ambitious announcements, delays, and constant program revisions, many architectures are finally entering a phase of concrete validation. Crewed missions, robotic exploration, commercial infrastructure, and new launch vehicles are being put to the test—primarily on technical and organizational grounds, rather than symbolic ones.
It is a year in which space ceases to be portrayed merely as a future promise and begins to grapple with its own limitations: reliability, costs, the integration of diverse systems, and the sustainability of industrial choices. The number and variety of planned missions make 2026 a prime vantage point for understanding the true direction of global space exploration and identifying which strategies are likely to take hold in the coming decade.
The Moon is emerging as a key operational laboratory for space exploration. The focus has shifted from simply demonstrating the ability to land—a goal now shared by multiple players—to achieving landings that are repeatable, precise, and compatible with future crewed missions. This process paves the way for selecting the most reliable architecture for Artemis IV, thereby helping to reduce the overall risk associated with crewed missions.